Keynes era un economista poco valido perché gay?

Le frasi choc di Niall Ferguson (che poi ha chiesto scusa)

«Keynes era incapace di occuparsi del futuro in quanto gay e senza figli. Uno smidollato che preferiva discutere con sua moglie di poesia, invece di procreare». Con queste parole Niall Ferguson, professore di storia moderna ad Harvard, ha descritto l’economista britannico John M. Keynes. I commenti omofobi di Ferguson (autore del libro Occidente: Ascesa e crisi di una civiltà, Mondadori, 2012, e della serie televisiva di History channel L’ascesa del denaro), fatti nel corso della Altegris Strategic Investment Conference in California sono stati riportati tempestivamente sul Financial Advisor Magazine e nei giorni scorsi. Keynes, autore della Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (1936), è stato accusato di essere stato un economista incapace a pensare al lungo periodo perché gay. Un collegamento illogico e omofobico che associa l’omosessualità al non interesse per il futuro delle prossime generazioni, a causa della non procreazione.

Keynes ovviamente pensava al lungo periodo e i suoi piani economici lo dimostrano. Le sue politiche economiche hanno inspirato il New Deal di Franklin Delano Roosevelt. Uno degli interventi statali più ingente nella storia degli Stati Uniti che aveva come obiettivo portar fuori gli Stati Uniti della grande depressione del ’29. Lo stimolo della domanda attraverso interventi diretti dello Stato, la sospensione del gold standard e l’istituzione della Tennessee Valley Authority Act, sono state idea di ispirazione keynesiana pensate proprio per le future generazioni che si dovevano rialzare dalla criticità create dal Big Crash. Successivamente, durante la conferenza di Bretton Woods del 1944 dove gli alleati discussero il nuovo ordine (economico) mondiale dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Keynes, allora ministro del tesoro e spalla di Churchill, propose un piano per riorganizzare l’ordine economico e politico mondiale post guerra. Un nuovo piano economico pensato per le generazioni future (ovviamente), che prevedeva la creazione di una camere di compensazione all’interno della quale i Paesi membri avrebbero partecipato con quote rapportate al volume del loro commercio internazionale. Un sistema che prevedeva la compensazione di crediti e debiti con il fine ultimo della chiusura dei debiti. La compensazione tra debiti e crediti avveniva tramite una moneta denominata Bancor. Questi esempi chiariscono come Keynes fosse interessato al lungo periodo e allo stesso tempo, sottolineano la superficialità e il senso di discriminazione dell’affermazione di Ferguson.

Non è la prima volta che Ferguson rivolge commenti politicamente scorretti a Keynes. L’economista Justin Wolfers recentemente ha fatto notare come il professore di Harvard già in un suo vecchio libro (The Pity of war 1999) ha spiegato la depressione di Keynes dopo la prima guerra mondiale. Secondo Ferguson Keynes era depresso perché «tutti i ragazzi di Londra che gli piaceva rimorchiare, acconsentivano». Sempre nello stesso libro Keynes viene anche accusato di essersi schierato contro il trattato di Versailles solo perché attratto dal fascino del negoziatore tedesco Carl Melchior. Però, nel suo libro Le conseguenze economiche della pace (1919) Keynes spiega chiaramente come gli accordi e le «vendicative» riparazioni di guerra inflitte alla Germania avessero creato la «pace cartaginese». Secondo Keynes i debiti di guerra tedeschi potevano minare il futuro dell’ordine europeo aumentando la probabilità di nazionalismi che potevano sconvolgere il futuro delle prossime generazioni. Con l’ascesa dei totalitarismi accade proprio ciò che Keynes aveva teorizzato: nel secondo dopoguerra il Piano Marshall fu progettato seguendo un sistema simile a quello proposto da Keynes in questo libro.

Anche Joseph Shumpeter rivolse insulti discriminatori a Keynes. Nel 1946 l’economista di Harvard sosteneva che Keynes fosse senza figli e ciò spiegava la sua filosofia di vita che essenzialmente rispecchiava una filosofia del breve periodo. La storica americana Gertrude Himmelfarb, sostiene che è proprio una delle più celebri frasi di Keynes (In the long run we are dead) ad esplicitare «l’ovvia connessione con la sua omosessualità». Mark Steyns descrive l’economista britannico come un «un omosessuale senza figli». Ma, anche analizzando gli scritti e non solo i vari programmi economici promossi da Keynes si capisce bene che benché senza figli le sue teorie erano pensate in un ottica di lungo periodo. Sono le stesse teorie keynesiane a “smontare” la ridicola messa in relazione di Ferguson e degli altri economisti tra omosessualità e una visione di breve periodo (e quindi egoistica) dei suoi piani economici.

«In the long run we are dead». Più che esplicitare l’ovvia connessione con l’omosessualità di Keynes questa frase sottoliana l’interesse di Keynes per le generazioni future. Capita spesso di incontrare una traduzione erronea di questa frase. Si tende a tradurre la frase con il futuro: «Nel lungo periodo saremo tutti i morti». Invece Keynes nella frase più celebre della sua Teoria Generale usa il presente indicativo inglese (are). Un presente che cambia totalmente la visione. «Nel lungo periodo siamo tutti morti» significa che il futuro si inizia a costruire dal presente, dall’oggi: il futuro è pianificato e modellato dalle azioni prese nel presente immediato. Le decisioni economiche prese ora modificano il futuro. Pensare che le persone senza figli (di qualunque orientamento sessuale) non siano interessate al futuro è decisamente approssimativo. Grandi intellettuali come Immanual Kant, Jane Austen e Emily Dickison e Ludwig van Beethoven, tutti senza figli, che hanno segnato e plasmato il pensiero di diverse generazioni, ne sono un chiaro esempio.

«Negli ultimi tempi ci ritroviamo a soffrire di una forma particolarmente virulenta di pessimismo economico. È opinione comune, o quasi, che l’enorme progresso economico sia finito per sempre; che il rapido miglioramento del tenore di vita abbia imboccato una parabola discendente; e che per il prossimo decennio ci si debba aspettare non un incremento, ma un declino della prosperità». Keynes nel breve saggio del 1930 Le possibilità economiche per i nostri nipoti (qui il testo) analizza le possibilità economiche per le future generazioni spingendo le sue ipotesi fino ai giorni nostri. Ricordiamo che i nipoti di chi è nato nel 1883 come Keynes e parla nel 1930 corrispondono più o meno alla nostra generazione. Partendo dall’analisi storica della crescita del capitale iniziata attorno al Settecento, Keynes si sforza di immaginare – ed è questo lo scopo del suo scritto – come sarebbe stato il mondo nel 2030, grazie all’ulteriore crescita del capitale accumulato e dei progressi scientifici e tecnologici. 

In cento anni, secondo l’economista britannico, grazie agli effetti benefici dell’accumulazione del capitale e ai progressi tecnologici, il livello medio di ricchezza in Occidente sarà così elevato che il problema di un uomo «liberato dal lavoro» diventerà «re-interpretare» il proprio tempo in nuove e sopratutto più stimolanti attività. Keynes immagina una società libera dalle restrizioni economiche e dalle necessità di risparmio e di accumulazione di capitale e che il lavoro (che non supererà le 15 ore settimanali) sarà sostituito dalla crescita personale attraverso l’arte e la poesia. L’amicizia con Vanessa e Clive Bell, Virginia Woolf, Ludwig Wittgenstein, Bertrand Russell ed Edward Morgan Forster, possono spiegare le sue previsioni riguardo una possibile società post-industriale, fondata sui bisogni radicali della cultura, dell’amicizia e dell’estetica,contrapposta al perbenismo rituale dell’Inghilterra vittoriana. Molte delle previsioni pensate per la nostra generazione si sono rivelate erronee, ma come ricordava Guido Rossi nella postfazione del libro (edito da Adelphi), è innegabile che il capitalismo così come lo conosceva Keynes abbia ormai imboccato un tunnel senza uscita.

Che gli insulti fossero omofobi e senza alcun fondamento, se ne è reso conto lo stesso Ferguson. A pochi giorni di distanza ha postato nel suo blog le solenni scuse con il titolo: An Unqualified Apology. Le rettifiche dell’accademico di Harvard iniziano definendo «non meditato» quanto detto. «Non ho mai voluto suggerire che Keynes fosse indifferente alla pianificazione nel lungo periodo perché senza figli. Né tanto meno che non avesse avuto figli in quanto gay», così si conclude l’intervento di Ferguson. Possono essere ritenute anche scuse sincere, ma quanto detto sottolinea sia la categorizzazione dell’economista sia la discriminazione omofoba che ritrae le persone omosessuali come egoiste e indifferenti al futuro della società.

Nel libro My early beliefs si trovano ulteriori spiegazioni che chiarificano la posizione di Keynes e che descrivono la sua grandezza sia come economista sia come figura morale. Per Keynes «soggetti degni di una contemplazione e condivisione appassionate erano una persona cara, la bellezza e la verità e i primi valori nella vita erano l’amore, la creazione e il godimento di esperienze estetiche e la ricerca della conoscenza. Fra queste, l’amore era di gran lunga il più importante». L’amore per Keynes è il punto di partenza e di arrivo. Un paradigma che rovescia le credenze tradizionali che hanno inflitto diverse sofferenze: sia le sofferenze inutili legate all’omosessualità, sia le sofferenze inflitte con l’uso dell’austerità come soluzione alla crisi economica.

DI ALESSANDRO MONTESI LEGGI ANCHE:

La sodomia è il male dell’economia