Portineria MilanoPd-Pdl, patto anti Lega: Formigoni di nuovo presidente

Il Celeste alla commissione Agricoltura prepara vendette contro Maroni sull'Expo 2015

Roberto Formigoni lo aveva ripetuto spesso ai «suoi» durante i mesi concitati della crisi di governo in Lombardia, lo scorso anno: «Io resterò sempre il “Pres”». Ovvero l’abbreviazione di «presidente», termine caro agli amici del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. E così è stato. Nello stupore di tutti, una parte di ciellini compresa, Formigoni, rinviato a giudizio per gli scandali della Fondazione Maugeri, è stato eletto presidente della commissione Agricoltura al Senato: il Pd lo ha votato dicendo invece no a Nitto Palma in commissione Giustizia.

All’apparenza può sembrare un ruolo marginale, che scatena battute – “braccia rubate all’agricoltura” – distante anni luce dal 31esimo piano del Pirellone, da dove ha governato la regione più ricca d’Italia per quasi vent’anni, ma in realtà è un incarico «rilevante». Nasce infatti da un accordo sottobanco tra Partito Democratico e Popolo della Libertà, che insieme lo hanno votato per la prima poltrona della commissione. Perché? A quanto pare a volerlo sarebbe stato Silvio Berlusconi in persona, per arginare la Lega Nord di Roberto Maroni su una materia che promette scintille tra il Carroccio e i pidiellini.

In via Bellerio ne sono sicuri. «Formigoni è stato nominato per contrastarci sia sull’agricoltura sia sull’Expo 2015, persino con i voti del Pd» spiega fuori dai microfoni un dirigente di prima fascia. Il motivo sta in parte nelle ultime polemiche tra l’assessore all’Agricoltura Gianni Fava e il ministro Nunzia De Girolamo. Il primo lo ha detto chiaro e tondo. «A Bruxelles ci parliamo noi, non il governo: il ministro non sa niente». Parole pesanti che hanno riaperto vecchie ferite nell’alleanza di centrodestra. Quelle per intenderci che hanno caratterizzato la precedente legislatura sulla annosa vicenda delle quote latte.

Da un lato, all’inizio del governo, c’era Giancarlo Galan, che anche in commissione tirava fulmini e saette contro una Lega che voleva salvare gli splafonatori dalle multe. Poi arrivò Luca Zaia, quindi Saverio Romano. Eppure quella polemica non si è mai sopita e tornerà presto di attualità.
E adesso a fare da contraltare a Fava e a Maroni ci sarà Formigoni.

L’ex governatore l’ha giurata in tempi non sospetti alla Lega. Prima c’era la sanità, ora c’è l’agricoltura. «La Lega vuole tutto e non dà nulla» disse durante le contrattazioni tra gli alleati in vista delle elezioni regionali. «Sono i soliti ribaltonisti» spiegò prima della caduta della giunta, sommersa dalle indagini della magistratura, da ultima per quella sulla ‘Ndrangheta con Domenico Zambetti. Ora rischia di rifarsi e non farne passare «una» a Bobo e ai suoi.

Chi conosce Formigoni sa infatti che l’ex governatore è una persona molto vendicativa. Non solo. In questi giorni la Lombardia è attraversata da veleni di ogni tipo per il cambio di gestione. La componente formigoniana, rimasta ancora in forze in alcuni settori amministrativi è nell’angolo, schiacciata dai trattori maroniani. C’è un malessere diffuso, tra chi teme di perdere il posto di lavoro e i delicati ruoli nelle aziende partecipate, tra sanità, infrastrutture ed Expo 2015.

Questo è il capitolo più spinoso. Formigoni è stato messo alla porta dall’accoppiata Maroni e Giuliano Pisapia, sindaco di Milano. Insieme con il governo di Enrico Letta è stato approvato un decreto che ha stralciato il Celeste dalla gestione dell’evento che tra due anni coinvolgerà Milano e la Lombardia, evento che nel bene e nel male Formigoni ha contribuito a portare avanti, tra battaglie prima contro Letizia Moratti poi contro la stessa Lega Nord.

Al dicastero dell’Agricoltura è spuntato poi negli ultimi giorni Maurizio Martina, segretario regionale del Pd, che oltre a essere sottosegretario avrà deleghe sull’Expo 2015. Provvedimenti sull’evento, quindi, passeranno anche da via XX settembre, dove, va detto, negli ultimi anni ci sono state svariate indagini e l’arresto dell’ex capo di gabinetto Giuseppe Ambrosio.

Mentre Formigoni riceve poi gli auguri da parte di Copagri, associazione da sempre attiva nel criticare la Lega sulle quote latte, c’è ancora da sbrigliare la nomina di chi gestirà le relazioni diplomatiche sempre per Expo 2015. E’ un ruolo che il Celeste ha svolto in questi anni, viaggiando da una parte all’altra del globo riuscendo a coinvolgere più di cento paesi. E ora, persino con la nomina del commissario unico Giuseppe Sala, non sembra demordere.

«Ho sudato sette camice per convincere il Comune a non investire su un terreno privato, allora la Regione si inventò AreaExpo per gestire le aree per tutto il tempo della manifestazione», ha detto Formigoni. Il Celeste è certo di aver lavorato “molto bene”, cosi’ come che l’Expo “è un’opportunita’ straordinaria per tutto il Paese, non solo per Milano e la Lombardia”. Insomma, Formigoni è tornato. È di nuovo il Pres… 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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