Portineria MilanoUltima battaglia sull’Expo: la presidenza della Fiera

Ermolli e Meomartini in pole per la Fondazione, ma spunta anche il nome di Franco Carraro

C’è un’ultima battaglia sotterranea intorno all’Expo 2015, l’evento che tra meno di 700 giorni inizierà a Milano, tra i problemi legati alle risorse per la costruzione delle infrastrutture e i ritardi congeniti della burocrazia e della politica italiana. È una guerra silenziosa che riguarda la presidenza della Fondazione Fiera Milano, posto ormai vacante da più di un anno, dopo la morte di Giampiero Cantoni, politico e uomo di relazioni che avrebbe dovuto traghettare l’Expo, trovando consensi a destra, a sinistra e al centro. Ma adesso, dopo la chiusura del bilancio alla fine di aprile, Fondazione Fiera si ritrova a cercare un sostituto per un posto che si rivelerà determinante per il giorno «dopo» in cui sarà terminato Expo, soprattutto  per quello che sarà il destino degli ormai noti 500mila metri quadri di aree un tempo agricole e ora edificabili.

Quei terreni sono gestiti al 27% dalla Fondazione (154mila mq) tramite la società Arexpo dove nel consiglio di amministrazione ha trovato posto lo scorso anno il direttore generale Corrado Peraboni. Ebbene, finito l’Expo, il prossimo presidente della Fiera prenderà, insieme con regione e comune e Camera di Commercio, le decisioni sul futuro di quei terreni, cosa ne sarà e cosa soprattutto che cosa ci verrà costruito sopra. La prossima settimana il consiglio dovrebbe nominare il sostituto di Cantoni. I nomi in ballo sono tanti, c’è chi continua a offrirsi, persino Franco Carraro, ma nessuno vuole essere bruciato.

Al momento, però, sarebbero due i nomi forti. Il primo è Bruno Ermolli, uno dei più grandi lobbista del Nord Italia, già consulente per Silvio Berlusconi, ora nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, da poco uscito dalla Fondazione Cariplo. Il secondo è Alberto Meomartini, in scadenza dalla presidenza di Assolombarda, molto stimato nel mondo della Compagnia delle Opere, braccio economico del ventennale sistema Formigoni.

È evidente che a seconda della vittoria dell’uno o dell’altro potrebbero esserci importanti ricadute sul sistema economico lombardo. In particolare quello immobiliare, ormai allo sbando, dopo la fragorosa caduta di Salvatore Ligresti e i fallimenti del passato di Corrado Zunino. Ma a Milano si vocifera che presto potrebbero tornare in auge pure gli antichi appetiti di Paolo Berlusconi, dopo gli assalti finiti nel vuoto sulla variante della Cascinazza a Monza.

In tempi di crisi economica gli interessi sono comunque vasti. A muoversi sono cooperative rosse, bianche, cordate internazionali, ma anche locali. E il punto sta proprio qui: Ermolli o Meomartini dovranno essere «tecnici» e mediare tra le parti. Per questo motivo, in tempi di «lettismo» spinto, potrebbe essere il lobbysta del Nord ad avere la meglio, perché comunque «garante di imparzialità».

Resta però che la scelta della presidenza di Fondazione Fiera è di regione Lombardia. A decidere sarà Roberto Maroni, che in questi mesi ha continuato a tessere ottimi rapporti con il sindaco di Milano arancione Giuliano Pisapia. La coppia Bobo-Giuliano ha già messo fuori dai giochi l’ex presidente Roberto Formigoni, ma non ha mai interrotto i rapporto con la Cdo e il mondo di Cl. Non solo. La nomina di Maurizio Lupi al ministero per le Infrastrutture, fa di quel mondo su cui ha viaggiato la Lombardia in questi anni, un interlocutore obbligato.

È un equilibrio «difficile» si sostiene negli ambienti della regione, che tiene in considerazione anche il ministero per lo Sviluppo in mano allo sceriffo rosso Flavio Zanonato. Per evitare problemi Maroni e la Lega Nord, infatti, non vogliono forzare la mano con un loro nome. Si cerca un tecnico, appunto dal profilo come quello del nuovo commissario unico Giuseppe Sala, da poco nominato dal premier Enrico Letta. Ermolli e Meomartini sono due profili all’altezza, anche se il secondo, dicono, potrebbe essere riconfermato in giugno in Assolombarda.

Di sicuro se ne saprà di più stasera: oggi il presidente del consiglio sale infatti a Milano per discutere con Maroni, Pisapia e il nuovo commissario Sala di Expo. E poi c’è la fresca nomina di Maurizio Martina come sottosegretario del ministero dei Beni Culturali con delega all’evento. «La delega c’è: Expo 2015 sarà il mio impegno numero uno nell’ottica di una totale collaborazione con tutti i soggetti pubblici e privati che da tempo stanno lavorando all’evento. Faremo un lavoro di squadra – ha concluso – mancano due anni e siamo al miglio più importante per fare di Expo una manifestazione per il rilancio del territorio».

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