Una firma di tutto riposoÈ la televisione che comanda su Twitter (non viceversa)

Che rapporto c’è fra tubo catodico e social media?

L’acceso “scambio di opinioni” – tanto per usare un eroico eufemismo – tra Enrico Mentana e Giuliano Ferrara durante la trasmissione Bersaglio Mobile pare abbia rincuorato parecchie persone sui social network. Il generale sospiro di sollievo è in buona parte dovuto al fatto che la televisione sembra battere Twitter e Facebook nel quantitativo di insulti per minuto che esseri umani riescono a scambiarsi su qualsiasi materia della vita.

Ma qui voglio occuparmi di qualcosa d’altro, che mi sembra più rilevante. Intendiamoci: sarei il primo a leggere con interesse uno studio statistico che confronta il grado di turpiloquio (o – se preferite un altro tema – di romanticismo) sui diversi mezzi di comunicazione. Ma la questione a mio parere più importante è il grado di influenza reciproca tra i diversi mezzi di comunicazione: in parole povere, è la televisione che “detta la linea” a Twitter e Facebook o viceversa? Gli argomenti di cui si parla vengono decisi in TV oppure emergono prima su Twitter e/o Facebook?

L’aspetto democratico dei social network induce parecchie persone a ritenere che “il popolo della rete” detti la linea. A questo proposito, non ho dati sufficienti per dare una risposta più fondata, ma la mia opinione personale, basata su un’osservazione abbastanza intensa del caso italiano, mi dice che la televisione continua a dettare la linea attraverso i suoi programmi, i suoi telegiornali e i suoi talk–show. La motivazione è presto detta, e ha una base teorica molto solida: la TV è un formidabile meccanismo di coordinamento che induce i telespettatori che sono anche attivi sui social network a concentrare i propri messaggi, retweet e like sui temi trattati lì. Per la semplice ragione che centinaia di migliaia, se non milioni, di individui stanno guardando la stessa cosa nello stesso momento.

Qualcuno potrebbe replicare: “Ormai con il satellite e il digitale terrestre c’è un’offerta gigantesca di canali, come è possibile che la TV sia ancora capace di creare coordinamento?” Ebbene, i dati Auditel continuano a mostrare come la maggior parte dei telespettatori si concentrino ancora sui canali generalisti, ed in particolare sui canali “ad una cifra sola”, cioè quelli che sul telecomando vanno dall’1 al 9, con un ruolo importante – ma pur sempre minore – giocato dai principali canali di Sky.

Andiamo sul concreto: ogni mattina il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone manda un tweet contenente i dati Auditel della serata precedente. Ecco un suo tweet:

Tv.Jump 18.8%Chi l’ha visto 12.5%Tutti i padri di Maria 12.3%Centurion 7.6%Beauty&Best 5.5%Bersaglio mobile 4.5%The Closer 4.5%

— Giancarlo Leone (@giankaleone) 13 giugno 2013

Il nuovo programma “Jump!” al debutto su Canale 5 ha ottenuto quasi il 20% di share, dunque all’incirca un telespettatore su cinque lo ha seguito: c’è poco da stupirsi del fatto che mercoledì sera #Jump fosse in testa tra le tendenze su Twitter in Italia. Bersaglio Mobile ha ottenuto solo il 4,5% di share, ma si è comunque ben piazzato nella lista delle tendenze di quella stessa sera. Anche qui, c’è poco da stupirsi: gli utenti su Twitter sono in media più colti e più interessati alla politica rispetto alla media dei telespettatori italiani, ed è dunque molto probabile che una percentuale più elevata di “twittatori” fosse sintonizzata su Bersaglio Mobile rispetto al dato Auditel.

Due considerazioni finali: sarebbe buona cosa se i questionari Auditel contenessero domande relative all’utilizzo di social network da parte degli intervistati. Questo tipo di domanda non era presente nei dati Auditel fino al 2010 (gli ultimi che conosco abbastanza bene), ed è probabile che non sia stata ancora inserita. Oltre a fini scientifici, questa informazione sarebbe assolutamente importante per gli addetti ai lavori, in quanto direbbe molto sulla sovrapposizione dei “due popoli”: quello della TV e quello della rete (nel senso di internet).

Seconda considerazione: il fatto che la TV abbia un’influenza maggiore sui social network rispetto al legame causale opposto non sta certamente a significare l’assenza di effetti dei social network sulla televisione. Si tratta semplicemente di un discorso di importanza relativa. Ad occhio, i social network hanno un’influenza importante a livello “micro” (un esempio su tutti: quante battute di comici televisivi sono prese di sana pianta da Twitter senza assegnare l’opportuno credito?), mentre al livello macro gli effetti sono molto più difficili da decifrare. Il tema è forse quello della contemporaneità: lo “scazzo” tra politici su Twitter fa notizia sul telegiornale di qualche ora dopo, ma per ora non cambia il palinsesto del talk show che va in onda nello stesso esatto momento.

Twitter: @ricpuglisi