Mutui, se la burocrazia delle banche è peggio della Pa

Odissea quotidiana di una famiglia che cerca di ottenere un prestito

Nella crisi recessiva che stiamo attraversando e della quale non si intravede una prossima uscita, spicca il pantano immobile che incaglia il credito e il naturale movimento di prestiti e investimenti che è alla base di ogni economia sana e vitale. Se le imprese lamentano l’impaccio ad operare per la resistenza conservatrice delle banche, la difficoltà è ancora più pesante per le famiglie, scoraggiate in tutti i modi a puntare e a credere nel futuro, vuoi per l’incertezza di un quadro tutt’altro che rassicurante e vuoi soprattutto per i vincoli e i lacci frapposti dall’intero sistema.

Non è un caso infatti che il numero dei nuovi mutui chiesti dalle famiglie si sia ridotto in pochi mesi alla metà di quelli accesi nel periodo pre-crisi. E forse non si considera al riguardo l’altro elemento davvero inquietante: e cioè che le banche sembrano proprio, anziché cercare di favorire e sostenere i pochi clienti disponibili, fare di tutto per maltrattare quei residui coraggiosi che accettano il rischio finanziario pur di dar corso al proprio progetto di vita.

Diventa allora paradigmatica (anche perché è tutt’altro che un caso isolato) la “dolente istoria” che qui di seguito si accenna e che può far comunque riflettere sulle infinite storture di un andazzo immodificabile . I fatti: una giovane famiglia, formata da poco, per rendere abitabile l’appartamentino appena acquistato, chiede un mutuo per i non rilevanti lavori di ristrutturazione.

La richiesta è dello scorso dicembre, a fine febbraio arriva il consenso dell’istituto di credito, dopo che si sono fornite le più svariate garanzie. Perché infatti se qualcuno ha il lavoro a tempo non indeterminato (come capita a un ricercatore universitario o
a un contratto a progetto o nelle tante altre forme di flessibilità) il mutuo non viene concesso. E quando eventualmente arriva deve essere sorretto da ulteriori salvaguardie ad ampio spettro (“manca solo che chiedono in garanzia anche le mutande….” è l’amara impressione…).

In ogni caso, conquistato l’assenso, la strada è tutt’altro che in discesa: ogni giorno c’è la richiesta di un altro documento, e ogni volta si scopre un nuovo adempimento da compiere, pena il blocco della pratica. Perché aspettarsi di avere un banale elenco che riassuma tutto quanto sia necessario procurare è una pretesa incomprensibile. Sembra infatti di doversi comunque piegare al sottile sadismo da burocrate, che, come in una tortura cinese, deve, goccia dopo goccia, esercitare in ogni occasione il suo potere verso gli interlocutori, che non sono più clienti, ma sudditi.

Anche le condizioni, i tassi, i tempi, sono incerti e si modificano in ogni circostanza man mano che ci inoltra nella giungla della trattativa : lo scambio, a volte frenetico, delle mail è al riguardo davvero istruttivo. E poi ci sono le condizioni aggiuntive che possono essere dette solo a voce (compresi quei prodotti “accessori” che si cerca di sbolognare addosso come in un suk).

Chiedere per tempo una copia del contratto da sottoscrivere è un’altra eresia. Non si può: arriverà, se va bene, solo alla vigilia della stipula notarile. Non sia mai che il malcapitato abbia l’agio sufficiente a leggere (e a comprendere) tutte le clausole. In sicuro rispetto e in omaggio a Sua Maestà la Trasparenza, per la quale si consumano intere foreste nell’alluvionare ogni correntista di documenti e dichiarazioni di principio sulle direttive europee, che proclamano quelle buone intenzioni delle quali, come è noto, è lastricata la via della perdizione.

Quando, dopo altri due mesi, si arriva alla sospirata firma del contratto con il notaio, sembra tutto definito e l’erogazione del prestito ormai imminente. Macchè: con molta calma il lontano “Ufficio Mutui” pretende per dare il via la consegna degli originali dei documenti notarili proprio alla vigilia dell’inizio del calcolo degli interessi che la banca ha imposto e che richiede. Di corsa (e grazie alla buona volontà del notaio) gli atti sono consegnati.

Ma passano i giorni e del mutuo non c’è traccia. Infine si scopre che i documenti notarili si sono misteriosamente perduti nel tragitto tra la filiale della banca e il fantomatico Ufficio Mutui, pur passati dalla posta interna dello stesso istituto. Per cui vanno rifatti. E, anziché vergognarsene e almeno profondersi in scuse, si ammette soltanto che “talvolta può succedere…”

Intanto non resta, di fronte all’urgere quasi drammatico dei tempi, che ricorrere a una affannosa colletta tra amici e parenti per non soffocare le imprese artigiane impegnate nei lavori e già di per loro turlupinate dai ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. E il mutuo? Prima o poi arriverà, mentre gli interessi già corrono… Con tanti saluti alla fiducia, che per un istituto di credito “sarebbe” la ragione della sua essenza.

E poi ci si aspetta che le banche siano protagoniste della fuoriuscita dalla recessione e il motore della crescita… Forse torna modernissima e contemporanea la sanzione con cui la Chiesa del Medioevo trattava usurai e banchieri, esseri spregevoli che compravano e vendevano un bene prezioso, il Tempo, che non apparteneva a loro, ma soltanto a Dio. E non è un caso che padre Dante i banchieri li cacci tutti all’Inferno…

P.s. La “dolente istoria” qui sopra è avvenuta e sta avvenendo all’Agenzia 22 di via Carli 2 a Milano, della BNL gruppo BNP Paribas. Il “porto delle nebbie”, e cioè l’Ufficio Mutui sembra, ma non è certo, si trovi a Napoli.

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