Quando Maroni alza la voce, Bossi non c’è ad ascoltare

L’ex ministro dell’Interno rimane alla guida del Carroccio

Roberto Maroni non si dimette da segretario della Lega Nord («Continuerò finché serve a fare il segretario, diventando più cattivo come mi han chiesto per garantire l’unità»), ma i problemi dentro al Carroccio andranno avanti tutta l’estate. Durante la segreteria politica di Milano Bobo resiste alle sirene che lo volevano fuori dal partito. Preferisce seguire le indicazioni di Flavio Tosi e minaccia Umberto Bossi assente alla riunione padana («deve giustificarsi» e ancora «per me sono tutti uguali. Non saranno più tollerate azioni in contrasto col Movimento e lo statuto perché queste cose ci danneggiano»). La pentola a pressione del Carroccio non esplode, ma prosegue comunque nella sua lenta agonia. Basteranno le minacce al governo Letta per rilanciare la Lega? Martedi Bossi sarà a Montecitorio: di certo due battute su Maroni le dirá.