Portineria MilanoRicatti e bugie: gli “allegri” testimoni di Berlusconi

Da Mills a De Gregorio fino a Mora

C’era una volta David Mills, l’avvocato inglese coinvolto nel processo All Iberian, che secondo una sentenza della Cassazione del 25 febbraio 2010 «fu reticente e favorì Berlusconi nei processi». Dopo sono arrivati invece Lele Mora e Sergio De Gregorio, Valter Lavitola, Nadia Macrì, Nicole Minetti, le Olgettine, Ruby, Emilio Fede e tutto il caravan serraglio delle feste di Arcore. In quanto ad affidabilità nelle aule di giustizia ricordano una celebre frase della poetessa Emily Dickinson «Sono tutto e il contrario di tutto». Perché gli ultimi protagonisti dei processi a carico di Berlusconi, sono indagati pure per falsa testimonianza dalla procura di Milano: le dichiarazioni erano troppo in contrasto con indagini e intercettazioni.

All’indomani della sentenza a 7 anni per concussione e prostituzione minorile, Silvio Berlusconi appare sempre più solo in vista dei prossimi procedimenti giudiziari. Lo era già da quando Lavitola l’aveva minacciato con una lettera, ma adesso sembra ormai una moda. Testimoni e indagati chiave, in parte pagati proprio dal Cavaliere come lui stesso ha raccontato, continuano a perdersi in contraddizioni. Mentono o raccontano la verità? Dicono una cosa ai giornalisti, poi ne spiegano un’altra ai giudici. L’impressione, ormai acclarata, è che abbiano paura di finire in carcere o che vogliano «soldi» per tacere. Ne sono così sicuri da parlarne i loro collaboratori. Come Bernardo Martano, sodale di De Gregorio, che ha detto nero su bianco che il senatore era convinto che non sarebbe mai stato abbandonato da Berlusconi per il loro rapporto: i soldi che il Cavaliere versò al movimento Italiani nel Mondo. 

Del resto, basta seguire il percorso di Mora dal 2010 a oggi. Nei primi interrogatori con i pm, quando scoppia lo scandalo Bunga Bunga, l’ex agente dei Vip diceva che l’unica cosa «oscena era la musica». Dopo un anno di carcere, una conversione quasi spirituale e una depressione, durante le deposizione di oggi di fronte ai magistrati (processo Ruby 2) è arrivato a citare Giuseppe D’Avanzo, cronista scomparso di Repubblica: «Su un quotidiano ho letto queste parole, per descrivere il caso Ruby: dismisura, abuso di potere e degrado. È vero, così è stato».

Poi Lele si è contraddetto di nuovo con i giornalisti fuori dall’aula. «Ad Arcore non c’è stato niente di male, l’amicizia non è una cosa che uno ti dà, ma si sceglie. Se ho scelto di avere un amico come Berlusconi che ancora credo sia tale e che rispetto, sono orgoglioso di andare a cena da lui se mi invita». Ma quello che conta è agli atti. E in qualche modo le dichiarazioni di Mora potrebbero pesare poi nei prossimi gradi di giudizio del processo Ruby dove Berlusconi è già stato condanndato in primo grado.

Che dire poi di De Gregorio. Lo stesso ex senatore dell’Italia deiValori che ha chiesto il patteggiamento nel processo di Napoli sulla compravendita dei senatori ha avuto almeno quattro versioni differenti della faccenda. Da quando nel 2009 festeggiava in piazza con Berlusconi la rinascita del Popolo della Libertà, a quando si è presentato di fronte ai magistrati di Napoli per denunciare tutto il malaffare. Anche lì, in tre interrogatori differenti, si è contraddetto su quando sarebbe stato stipulato il contratto con Berlusconi, cambiando persino l’anno, dal 2006 al 2007.

Adesso De Gregorio continua ad esternare sui quotidiani. Al Fatto ha raccontato che pure la fiducia del 2010 fu fatta comprando deputati tramite «Denis Verdini». Poi l’Espresso ha pubblicato i primi capitoli del nuovo libro «Operazione Libertà» scritto dell’ex socialista napoletano. Anche «qui bombe su bombe». L’indiscrezione è legata al presunto tentativo da parte di Berlusconi di bloccare una rogatoria in Cina per il processo Mediatrade. 

Niccolò Ghedini ha preso carta e penna, smentendo in una nota: «L’unica cosa vera è che effettivamente l’allora senatore De Gregorio, appresa evidentemente la notizia della rogatoria a Hong Kong sulla stampa, tentò di accreditarsi con il presidente Berlusconi offrendosi per fornire informazioni e attività sul punto. Tale offerta fu recisamente respinta sia perchè ritenuta non corretta nè percorribile, sia perchè come detto l’interesse della difesa era quella di ottenere quella documentazione». Insomma, ricatti e bugie, con il rischio di non comprendere più dove finisce il confine tra finzione e verità. 

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