Addio Brasile, ora al Papa toccano le grane di Roma

Le questioni per Francesco in Vaticano

Francesco tornerà dal suo viaggio in Brasile passando – un po’ inaspettatamente per il nostro immaginario – dalla pioggia di Rio de Janeiro ai 40 gradi romani. E quella che troverà in Vaticano non sarà una situazione facile. Se lui stesso ha detto, parlando di fronte alla classe dirigente brasiliana, che le leadership devono saper scegliere il bene comune e «il senso etico dei dirigenti è una sfida storica senza precedenti», la questione evidentemente riguarda anche le alte gerarchie ecclesiastiche. Così nei giorni in cui Francesco promuoveva l’idea di una Chiesa che doveva tornare fra la gente e per le strade scegliendo di essere avvocata dei poveri, nel Torrione di San Niccolò all’interno delle mura vaticane, dove ha sede lo Ior, 12 esperti del Promontory group installatisi nella stanza dell’ex direttore dell’istituto Paolo Cipriani dimessosi nei giorni scorsi, scandagliavano ogni carta.

La multinazionale americana specializzata nel valutare rischi finanziari di grandi istituzioni, è stata infatti incaricata nelle settimane scorse, in base a una serie di provvedimenti di urgenza presi dalla Santa Sede, di verificare ogni aspetto del capitolo trasparenza e riciclaggio dello Ior, e di valutare se il funzionamento dell’istituto possa essere messo in linea con gli standard internazionali. In realtà gli esperti del Promontory group dovranno alla fine dire, sia pure in via non ufficiale, se il Vaticano possa ancora permettersi una struttura come lo Ior, cioè un istituto che non corrisponde esattamente a una banca e che si è trovato al centro di numerose vicende poco chiare e di inchieste della magistratura. 

È stato lo stesso cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, l’uomo che guida la commissione degli otto porporati incaricati di redigere un progetto di riforma della Curia, a spiegare che se anche il Vaticano, come tutti gli Stati, ha diritto ad avere una banca, questa può benissimo essere una banca etica. Insomma la proposta lanciata qualche tempo fa da Famiglia cristiana che pareva quasi una provocazione, è entrata a pieno titolo nell’agenda dei prossimi mesi; il susseguirsi di scandali e indagini giudiziarie, compreso il caso di monsignor Nunzio Scarano, hanno indotto i vertici vaticani a una forte accelerazione, dunque ora tutto è possibile pure per lo Ior.

Allo stesso tempo va detto che il monsignore agli arresti, responsabile della contabilità dell’Apsa – l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica – rischia di tramutarsi in una sorta di Mario Chiesa del Vaticano. Insomma le inchieste che lo riguardano, i traffici di denaro dall’estero allo Ior, le accuse di riciclaggio da parte della procura di Salerno, hanno indotto il prelato a vuotare il sacco sia con i magistrati che con il Papa. A quest’ultimo ha addirittura indirizzato una lettera nella quale oltre a chiamare in causa alcune personalità ecclesiali, come il cardinale Stanislaw Dziwiscz, oggi arcivescovo di Cracovia e per una vita segretario di Karol Wojtyla, spiega soprattutto uno scenario di ricatti cui sarebbero stati sottoposti importanti cardinali di Curia da parte di alti funzionari laici del Vaticano.

Inoltre Scarano ha intenzione di consegnare al Papa un plico di carte ‘segrete’. È l’ennesimo dossier di questa lunga stagione di veleni vaticani: l’altro documento pesante nelle mani del Papa è la famosa relazione dei tre cardinali incaricati da Benedetto XVI di indagare su tutta la vicenda Vatileaks. Sta di fatto che ormai un vaso di pandora sembra essersi aperto. Resta da dire che i due cardinali responsabili dell’Apsa negli ultimi anni, e cioè Attilio Nicora e Domenico Calcagno (tuttora in carica) seppure i loro nomi non sono emersi nelle indagini, dovranno comunque spiegare al Pontefice cosa è accaduto nel loro dicastero. 

C’è infine la vicenda del prelato dello Ior appena nominato dal Papa, monsignor Battista Ricca. Quest’ultimo è una figura di raccordo fra governance laica dell’istituto e commissione cardinalizia di controllo dello Ior. Ricca sarebbe coinvolto, secondo numerose informazioni pubblicate dalla stampa, in una serie di vicende di omosessualità quando svolgeva il proprio servizio in Uruguay per la Santa Sede. Se pure risulteranno vere, tuttavia, si tratta certo di un incidente – dal punto di vista della morale cattolica – che però quasi si perde di fronte alla sostanza dei problemi sul tappeto. Sotto questo profilo, per altro, va messo in luce che lo stesso Bergoglio ha precisato due cose: prima della sua nomina fu svolta un’indagine dalla quale non emerse nulla, senza contare che il peccato – l’eventuale rapporto omosessuale – non è un delitto, per la Chiesa c’è il perdono e quindi la verifica dei comportamenti successivi. Ciò che conta è se c’è stato pentimento. D’altro canto non può nemmeno essere escluso che Ricca, nominato pro tempore, lasci il proprio posto o che, addirittura, la stessa figura del ‘prelato dello Ior’ venga cancellata.

Infine il Papa, concluso il viaggio in Brasile, dovrà sciogliere il nodo della Segreteria di Stato. Se quest’incarico spetterà al cardinale Giuseppe Bertello come si dice da tempo (oggi presidente del governatorato dello Stato vaticano e membro della commissione per la riforma della Curia) o se invece il posto sarà appannaggio di un nunzio apostolico che verrà richiamato a Roma magari dall’America Latina, questo lo si vedrà. Il punto è però che la decisione su una figura così rilevante nello scacchiere vaticano non può esser rinviata oltre.  

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