Agenzia Afol (Milano): sprechi e burocrazia. Il lavoro?

Giovannini e i Centri per l'impiego

Nell’Italia della disoccupazione record, mentre il governo Letta e il ministro Giovannini annunciano nuove risorse per i centri per l’impiego, a Milano c’è un ente preposto alla ricerca di lavoro finito più volte nel mirino della magistratura e delle polemiche. Parliamo dell’Agenzia per la formazione, l’orientamento e il lavoro (Afol), gestito dalla Provincia di Milano, al centro di un polverone che poco ha a che fare con il lavoro e molto con la malagestione. Il direttore generale, Luigi Degan, è stato allontanato dal cda. E il collegio dei revisori dei conti in una recente relazione ha messo nero su bianco: «Afol Milano è gestita male ed è amministrata peggio».

Il lavoro, questo sconosciuto

In questo impasse, si rischia di dimenticare il compito di Afol Milano: cioè quello di favorire la formazione, l’orientamento e l’inserimento lavorativo. Nella struttura, sono presenti tre centri di formazione professionale, il centro per l’impiego e la Città dei mestieri, nata sul modello di quella francese per fornire servizi per l’orientamento al lavoro.

Nel 2012 nell’agenzia sono stati attivati 282 corsi, rivolti sia a ragazzi in età scolare, sia a chi ha già finito le scuole, sia al personale delle aziende, sia a chi invece il lavoro l’ha perso. Il totale è stato di 3.467 iscritti. Ma i posti di lavoro effettivamente conquistati non sono così tanti: 1.054 (di cui 536 tramite tirocini) nel 2012, 1.531 nel 2011, 1.590 nel 2010. In compenso, sono aumentate le domande di immediata disponibilità al lavoro, cioè il numero di utenti che dichiara il proprio stato di disoccupazione al centro per l’impiego: dai 23.952 del 2011 si passa ai 28.380 del 2012.

All’Afol lavorano 200 dipendenti, più circa un centinaio tra collaboratori e partite Iva. Un numero enorme. Non bastasse, sul bilancio del 2011 (quello 2012 non è ancora stato approvato dal consiglio provinciale), si legge che «i costi della produzione, per la maggior parte costituiti da costi per il personale, ammontano complessivamente a 12.312.104 euro, incidendo al 95% su ricavi e proventi». Il totale del costo del lavoro, tra dipendenti, personale distaccato e lavoro autonomo, è di quasi 10 milioni di euro (9.928.499 euro). Dei 7.803.921 euro che arrivano dalla Provincia di Milano, oltre 6 milioni finiscono nel personale. La stessa cifra che ha raggiunto l’indebitamento totale dell’agenzia.

Verrebbe da dire che i centri per l’impiego sono fatti per dare un impiego a quelli che ci lavorano. In effetti anche a sentire la presidente Silvia Sardone (in quota Pdl), non siamo poi così lontani dalla realtà: «È difficile che attraverso Afol si riesca a trovare un lavoro per tutti quelli che si rivolgono a noi. La maggior parte del personale è assorbito dalla burocrazia e c’è il blocco del turnover, non possiamo assumere altri dipendenti. Ci serve più personale per le politiche attive. Dal canto nostro, noi non facciamo concorrenza ai privati, anzi facciamo rete con loro per i progetti di ricollocamento». E se si fa un giro tra gli utenti in fila agli sportelli del centro per l’impiego (qui il nostro reportage), la percezione non è molto diversa. Eppure per ben due volte l’ex ministro Elsa Fornero ha elogiato il modello dell’agenzia per il lavoro e la formazione milanese. 

LEGGI L’INTERVISTA a Silvia Sardone, presidente di Afol Milano 

«I dipendenti sono assorbiti dalla burocrazia. E abbiamo il divieto di assumerne altri. Mancano le risorse per le politiche attive»

REPORTAGE – Solo carte, il lavoro dei centri per l’impiego

Anche dalla stessa Provincia e Regione Lombardia sembrano credere poco nelle potenzialità dei centri per la formazione e il lavoro milanesi, visto che «anche Regione, Provincia e Comune per la selezione del personale delle partecipate non si rivolgono a noi, che potremmo farlo molto bene e gratis, ma alle agenzie a pagamento», dice Silvia Sardone. 

Non solo: anche nel luogo che dovrebbe tutelare il lavoro, pare che il lavoro non venga invece tutelato. La presidente di Afol parla di «irregolarità» dei contratti di alcuni docenti dei centri di formazione professionale. Per circa 30 contratti sarebbero mancate le firme degli interessati, altri docenti invece non avrebbero mai sottoscritto alcun contratto. Non solo: alcuni professionisti, che hanno lavorato per l’agenzia, non sono stati mai pagati e sono ricorsi al Giudice di Pace. E anche la Camera di commercio di Milano ha fatto ricorso contro Afol per la mancata restituzione di una parte non utilizzata di un finanziamento destinato a un progetto di inserimento lavorativo.

Ma Afol Milano è solo una delle cinque agenzie della Provincia di Milano destinate alla formazione e al lavoro (le altre: Afol Nord Milano, Afol Nord Ovest Milano, Afol Est Milano, Afol Sud Milano). Che significa: amministrazioni, cda, presidenti, uffici comunicazione moltiplicati per cinque, con tutti i costi che questo comporta. La proposta di Silvia Sardone, guardata con sospetto, è quella di radunarli tutti in una grande Afol metropolitana «razionalizzando l’uso del personale per un maggiore efficienza, in modo che ci siano più persone per le politiche attive». «Sarà difficile», dice, «visto che ci sono di mezzo i Comuni e che ciascuno in ogni piccolo ente distaccato ha coltivato il proprio orticello». 

Mobili d’oro

Nell’ente milanese, effettivamente, si sarebbe cercato di fare soldi anche sulle scrivanie e le cassettiere. In tempi di spending review, a Milano c’era chi non badava a spese. Quattrocento euro per una sedia, cinquecento per una cassettiera, ottocento per una scrivania. Per arredare le aule dei tre centri di formazione professionale, l’agenzia ha speso quasi 400mila euro, comprando tutto da tre aziende di Treviso. Primo dubbio sollevato: perché nessun mobilificio della zona? Eppure in Brianza esiste uno dei maggiori distretti del mobile italiani. Non solo: i prezzi pagati da Afol sono risultati più alti di quelli indicati nel catalogo delle aziende e, strano ma vero, le lettere con le offerte delle tre società presentavano gli stessi refusi. Casualità?

In più, pur trattandosi degli stessi mobili, la gara è stata divisa in due tronconi: la prima, “Arredi aule” con baste d’asta 198mila euro; la seconda “Arredi uffici”, con base d’asta 200mila euro. Forse perché si può ricorrere alla procedura di cottimo fiduciario evitando la gara europea solo se non si superano i 200 mila euro di importo? La voce di presunte alterazioni arriva anche tra i banchi dell’opposizione Pd, che presenta subito un’interrogazione. Il risultato è che la Guardia di Finanza bussa alla porta dell’Afol, perquisisce gli uffici per acquisire gli atti degli appalti e il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo apre un fascicolo per turbativa d’asta contro ignoti. 

Direttore generale indagato

Altro nodo è la questione Luigi Degan, direttore generale assunto nel 2011 e oraallontanato dal cda. Il giudice del lavoro, così come già aveva fatto il Tar della Lombardia nel 2011, ha confermato che Degan non avesse i requisiti necessari per ricoprire quel ruolo. Su di lui, poi, la procura di Milano ha aperto un’indagine per truffa aggravata e falso, con l’accusa di aver alterato il suo curriculum per accedere al bando del 2011. L’ipotesi di truffa riguarderebbe invece il compenso di 132mila euro all’anno, più benefit vari come lo smartphone e i buoni pasto, che il dirigente ha percepito.

Degan, esperto di diritto del lavoro, proviene dal centro studi internazionali e comparati “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, la stesso in cui Silvia Sardone ha fatto il dottorato (dopo la laurea in giurisprudenza in Bocconi). Ma la presidente dice: «Avevo collaborato durante il mio dottorato ad uno studio nel quale aveva lavorato anche lui, ma non era certo mio amico». Ora Degan è stato licenziato. «Le ragioni della sospensione non sono legate solo al fatto che Degan non abbia comunicato all’azienda di aver ricevuto un avviso di garanzia ma anche, e soprattutto, atti gestionali come ad esempio la gara arredi».

I revisori dei conti: “Afol è amministrata male”

L’ultimo tassello del polverone è la relazione del Collegio dei revisori dei conti sulla gestione Sardone. Le problematiche individuate riguardano le «criticità contabili» individuate nei bilanci. Ma anche «l’organizzazione, la gestione e l’amministrazione». La situazione, scrivono, sarebbe «precipitata con il graduale disimpegno dal secondo trimestre 2012 dell’allora presidente di Afol Claudio Azzolini e la formale assunzione di presidenza della dottoressa Silvia Serafina Sardone».

I tre revisori sostengono che il consiglio di amministrazione di Afol non sarebbe stato informato per tempo del calendario delle sedute. Mancano, si legge, «i tempi di riflessione e la disponibilità di informazioni chiare, verificabili, complete». Non solo: il collegio denuncia che il cda avrebbe «deciso la riduzione retroattiva dei compensi spettanti ai revisori» e per giunta in una seduta straordinaria convocata dalla presidente «senza preavviso» nel giorno di pasquetta. 

Alla presidente viene anche contestata una consulenza per un progetto che avrebbe dovuto esportare in Sicilia il modello dell’Afol milanese (“Progetto Sicilia”). La consulenza sarebbe stata pagata per un massimo di 25mila euro. Dalla relazione dei revisori risulta anche che sulla stessa consulenza circolerebbero «due contratti, entrambi sottoscritti dagli stessi soggetti, non identici fra loro». E si aggiunge che la Sardone «dal mese di agosto 2012 a fine dicembre 2012 esercitava ripetute pressioni, in privato e fuori dalle sedi istituzionali di Afol, nei confronti di uno dei due membri del Collegio». L’obiettivo sarebbe stato quello di omettere la verbalizzazione di uno dei due contratti di consulenza con Afol. Ma nella controrisposta del cda è scritto: «Il secondo protocollo attiene a una proposta di modifica del contratto che non è mai stata formalizzata». 

Intanto, i veleni continuano a infiammare l’agenzia. Il direttore generale non è ancora stato assunto. Agli sportelli si accalcano lunghe code di disoccupati. Ma qui, a pochi passi dal centro di Milano, pare che nessuno creda nella possibilità di creare occasioni di lavoro. Cambierà qualcosa con l’iniezione di nuovo denaro?

 @lidiabaratta