“Berlusconi fa cadere il governo? Se ne trovi un altro”

Parla il professore Gianfranco Pasquino

«Se Berlusconi viene condannato i problemi sono tutti di Berlusconi. Il Pd non deve fare altro che aspettare». Gianfranco Pasquino, professore di scienza politica, ex senatore della Repubblica, politologo, editorialista, è un acuto osservatore della politica nostrana, e conoscitore come pochi della sinistra italiana. Durante una conversazione telefonica con Linkiesta, con l’ironia che lo contraddistingue Pasquino analizza il caos che starebbe travolgendo il Pd in queste ore in seguito al voto sulla sospensione dei lavori di Montecitorio. Sciorina consigli ai dirigenti, «più bostick, sa quella che serve a incollare quelle cose che si rompono?», e poi «deve andarsi a cercare gli iscritti». E a Matteo Renzi consiglia: «Vincerà, ma deve essere più chiaro sulla linea politica».

Professore Pasquino, nel giro di 24 ore siamo passati dalla posizione aventianiana del Pdl al caos nel Pd. 
Primo consiglio: più bostik, sa quella che serve a incollare quelle cose che si rompono? Il primo problema è che nessuno dei parlamentari ha un rapporto serio con i loro elettori. Lascio da parte le paracadutate elette in Puglia e in Calabria come Anna Finocchiaro e Rosi Bindi, che non hanno e non riescono ad avere rapporti con gli elettori. O sarà il caso di ricordare Vannino Chiti, toscano, che viene eletto in Piemonte. Dopo di ché una volta eletti in Parlamento si raggruppano in correnti personalistiche, alla faccia delle loro critiche ai personalismi. Quindi ci sono i dalemiani, i bersaniani, i renziani, e, sottolineo, ancora i prodiani. Riuscire a fare emergere una linea comune si potrebbe: da un lato se il dibattito interno  non fosse irrigidito, per l’appunto dalle appartenenze, e dall’altro lato se si svolgesse nei luoghi deputati, e non con i tweet, le interviste ai giornali, gli insulti, che mi sembrano il modo peggiore di condividere la politica e l’attività parlamentare. Punto.

Adesso il Pd attende la sentenza su Silvio Berlusconi fissata dalla Suprema Corte della Suprema per il 30 luglio. Quali sono gli scenari possibili?
Se Berlusconi viene condannato i problemi sono tutti di Berlusconi. Il Pd non deve fare altro che aspettare.

Ma alla luce dei sommovimenti interni degli ultimi giorni se Berlusconi venisse condannato a Largo del Nazareno di certo si aprirebbe una ferita.                           È questa l’incapacità comunicativa dei dirigenti del Pd. Questo governo era la seconda opzione presentabile rispetto a quello di Bersani, che non aveva la maggioranza. Questo è un governo guidato dall’ex vicesegretario del Pd, e non da uno qualunque che passava per caso. Ed è un governo che non ha fatto nessuna politica che sia riconducibile ai desideri, alle periferie, e alle intimazioni di Berlusconi e dei berlusconiani. Se costoro fanno cadere il governo non si torna alle urne, ma si va alla ricerca di una maggioranza. Punto.

Del resto il Capo dello Stato ha detto in più di un occasione che senza una nuova legge elettorale che garantisca governabilità non si tornerà alle urne…
Poiché Napolitano non è un irresponsabile le conseguenze non sono che si dimette come qualcuno crede, e non sono neanche le elezioni anticipate. Sono la richiesta permanente al Parlamento di una legge elettorale che può essere fatta anche in assenza di un governo. La legge elettorale la fa il Parlamento e non il governo. E poi come conseguenza la ricerca minuziosa di una maggioranza che sostenga il governo fino al 2014. Ciò porterà alla spaccatura all’interno del Pdl. Lei ha letto l’intervista di oggi al ministro Nunzia De Girolamo? Lo dice chiaramente: “Dopo il 30 esecutivo avanti in ogni caso”.

Torniamo al caos nel Pd. In Transatlantico a taccuini chiusi i parlamentari democrat rivelano che dietro il caso di questi giorni si nasconda il congresso. Regole, separazione della segretaria dalla leadership, e per finire Matteo Renzi, preoccupano i dirigenti ex Pci-Pds-Ds.
Travolti dall’incubo di una vittoria di Renzi, gli antirenziani rischiano di consegnare a Renzi, che vincerà comunque, non un partito ma delle macerie. Però, Renzi non vuole le macerie e quindi non sarà lui a produrre guasti imperdonabili. Questo spiega il nervosismo degli antirenziani che non hanno nessuna linea politica.

Ma gli antirenziani, quello che a Largo del Nazareno chiamano “correntone”, chi candideranno per arginare il primo cittadino di Firenze?
Gli antirenziani hanno tre o quattro candidati, e quindi hanno già praticamente perso. Dopo di ché Renzi deve essere molto più preciso sulla sua linea politica, e, aggiungerei, organizzativa. Deve dire che tipo di partito vuole, molto di più di quello che ha detto fino ad oggi. Perché anche lui spesso si lascia trascinare dal dibattito delle regole.

In questo contesto c’è la cosiddetta “base” del Pd che è stufa di questo dibattito, e il più grande partito della sinistra italiana continua a perdere appeal e valore…
Il partito può crescere se i suoi funzionari, e anche i dirigenti, decidono di andare a cercare gli iscritti. Ma bisogna andarli a cercare. Il fatto che tutti parlino del Pd è un omaggio al Pd perché lo considerano giustamente il partito centrale dello schieramento politico italiano. Le potenzialità sono tante, sperando che chi vinca le sfrutti fino in fondo.

(Gianfranco Pasquino, classe ’42, professore di Scienza Politica, politologo, ex senatore della Repubblica. Si è candidato sindaco di Bologna nel 2009 a capo di una lista civica chiamata “Cittadini per Bologna”: «Siamo di centrosinistra e fondamentalmente ulivisti, ma non nostalgici, perché crediamo che l’Ulivo non sia mai arrivato ad un suo compimento». Dopo quell’esperienza scrisse il libro Quasi sindaco. In un’intervista al Corriere disse sul Pd: «Il Pd avrà tante correnti. D’altra parte si ricorda cosa ha detto Follini: questo Pd è una Democrazia cristiana che guarda a sinistra…»

Twitter: @GiuseppeFalci

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