Casaleggio lancia l’Opa sul Movimento 5 Stelle

La governance grillina

Il Quirinale lo aveva messo in chiaro prima dell’incontro con Grillo. «A tale udienza potranno partecipare anche altre personalità purché ne siano chiariti i titoli e le funzioni nell’ambito del Movimento». Un messaggio a Gianroberto Casaleggio, poi cordialmente accolto da Napolitano: «Ah ma lei è il famoso guru». Il cofondatore del Movimento 5 Stelle, già manager di Telecom e padre della Casaleggio Associati, è pronto a ingrossare il proprio “pacchetto azionario” della compagine politica. Nei prossimi mesi Beppe Grillo dovrebbe partire per una tournée internazionale dopo anni di stop: gli spettacoli lo vedrebbero impegnato in Nord America, forse in Europa, comunque lontano dalla politica di casa nostra.

Questa è solo una delle ragioni alla base dell’Opa di Casaleggio: se sia passaggio di consegne o consolidamento del ruolo poco importa, visto che già oggi l’imprenditore classe 1954 gestisce il M5s con i gradi del direttore esecutivo. D’altronde la linea politica si fa a Milano, non a Genova. Negli uffici della Casaleggio Associati, mica nella villa di Sant’Ilario. In un palazzo di via Morone, a due passi dalla Scala, lavora un team di fedelissimi tra cui il figlio Davide e il braccio destro Filippo Pittarello, già sceso a Roma per incontrare i parlamentari: «Ci ha fatto un discorso molto aziendalista».

Dall’azienda dettano l’agenda politica, pubblicano i post del blog e selezionano i temi che poi rimbalzano a Palazzo. Dal quartier generale di via Morone transitano la comunicazione, il marketing, la canalizzazione del traffico web: attualmente una decina di collaboratori della Casaleggio sta lavorando alla piattaforma online per la democrazia diretta. La cabina di regia milanese cura anche le votazioni online degli iscritti e la web tv “La Cosa”, i cui studi di registrazione sono ospitati in una camera dell’azienda. Sempre qui vengono «certificate» le liste locali del Movimento, passaggio necessario per l’utilizzo di nome e simboli stellati. In quest’ottica la sconfitta delle amministrative è stata incubata proprio negli uffici del fortino milanese. «Era tutto previsto – dichiara Casaleggio a Bruce Sterling – abbiamo voluto perdere. Avremmo potuto prendere più voti aumentando il numero di liste, potevano essere il quadruplo, tante erano le richieste arrivate. Ma abbiamo preferito affrontare le elezioni solo con le liste radicate sul territorio da almeno un paio d’anni».

Politica e rete s’intrecciano, Casaleggio Associati e Movimento 5 Stelle vivono un matrimonio che per alcuni ha le sembianze del conflitto d’interessi. Emblematico il fatto che Anonymous abbia scelto di hackerare il sito della Casaleggio Associati in segno di protesta contro la linea politica adottata dal M5s. Il guru, che è cofondatore del Movimento e prestatore dei servizi professionali per gli stellati, ha scelto personalmente gli uomini dello staff comunicazione alla Camera e al Senato, con loro intercorrono telefonate e incontri sull’asse Roma-Milano. Da settimane tiene contatti diretti con una pattuglia di parlamentari fedelissimi per consulti informali. Dice Alessandro Di Battista: «Ho un rapporto personale con Casaleggio, lo stimo e ogni tanto lo chiamo per chiedergli qualche consiglio». Non mancano i summit nella sede milanese, dove arrivano staff e deputati del “cerchio magico” per incontri lampo: tre ore di Frecciarossa, riunione strategica e poi ognuno ritorna alla base.

Non è un caso che nell’ultimo periodo, nonostante l’indole schiva e l’attenzione maniacale alla privacy, il guru sia uscito in pubblico. Dopo mesi di blindatura nel fortino milanese ha risposto alle domande del Corriere della Sera e Wired. A stretto giro di posta è arrivata una videointervista concessa a Gianluigi Nuzzi. Sul fronte politico si è mosso con le piccole e medie imprese partecipando agli incontri di Confapri, tant’è che più di qualcuno nel Movimento ha storto il naso: «Vuol mica diventare l’ambasciatore della nostra linea economica?». Infine la salita al Quirinale coi galloni di leader politico ha smosso le acque stellate, quasi a istituzionalizzare la discesa in campo.

Il futuro è scritto nel business della Casaleggio Associati. A fine estate l’azienda perderà il cliente più importante dopo Beppe Grillo: il gruppo editoriale Mauri Spagnol, per il quale Casaleggio cura la comunicazione online delle case editrici controllate o partecipate (Longanesi, Garzanti, Guanda, Corbaccio, Chiarelettere) e il sito Cadoinpiedi.it, un forziere da 150.000 visitatori unici al giorno. L’addio, svelato da Vanity Fair, sarebbe dettato dall’evoluzione digitale della casa editrice che ora vuole gestire in proprio le appendici web. Ma anche perché, riferiscono i ben informati, «l’avventura politica di Casaleggio non ha fatto piacere a un gruppo editoriale che vuole pubblicare autori di tutti gli orientamenti politici».

Con lo snellimento delle attività commerciali la gestione resta focalizzata sul network beppegrillo.it, stante lo spettro del bilancio 2011 in perdita per 56.000 euro e l’attesa per il documento contabile del 2012. È verosimile che ora l’attività della Casaleggio si concentri a tempo pieno sulla creatura stellata, con ulteriori sviluppi sulla catena decisionale del Movimento. La parola d’ordine, riconfermata nella chiacchierata con Wired, è la stessa: «Andremo al governo da soli senza alleanze». Quello del guru è il piglio del manager, «non siamo un partito» ma le dinamiche ricordano i gangli dell’azienda. Spiega a Linkiesta l’ex pupillo Giovanni Favia: «Il suo manifesto politico è un libro intitolato “Prosperare sul caos”, vangelo che Casaleggio ha adottato nelle sue aziende e poi applicato alla politica, deve creare atomizzazione nella base per legittimare la sua leadership».

Che l’approccio Casaleggio fosse manageriale è un dato acclarato, lo riconoscono in primis gli stellati. A proposito del cordone ombelicale tra M5s e Casaleggio Associati il senatore Lorenzo Battista si è sbottonato: «È come se Publitalia indirizzasse il Pdl, che poi magari è così, ma noi non possiamo scendere a questo livello». Più duro il fuoriuscito Adriano Zaccagnini: «Non è Grillo il problema, ma l’approccio aziendalista del Movimento, lo staff di cui si sta fidando». Lo stesso che a breve potrebbe controllare il 100% delle Cinque Stelle.

Twitter: @MarcoFattorini

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