Il comizio di Grillo nel giorno della tempesta perfetta

Proteste M5s per la Camera bloccata

È la giornata della tempesta perfetta, l’antipasto di un’estate da bollino rosso. Grillo sbarca a Roma nelle ore successive al taglio del rating da parte di Standard&Poor’s e a stretto giro di boa dalla svolta della data della Cassazione sul processo Mediaset. In Parlamento è Berlusconi a dettare l’agenda, con il Pdl che blocca i lavori trascinando il Pd nella bagarre e scatenando l’ira dei Cinque Stelle. I senatori protestano togliendosi giacca e cravatta in aula, i colleghi stellati della Camera siedono sui sampietrini di piazza Montecitorio (un po’ come si faceva al liceo).

Saltano gli schemi, volano parole grosse: «Zerbini al soldo di un puttaniere» esemplifica la deputata Carla Ruocco, mentre a Palazzo c’è chi denuncia aggressioni. Gli animi si surriscaldano pure durante il question time con il premier Letta allorchè i grillini applaudono sarcastici per alcuni minuti. È qui che la presidente della Camera Laura Boldrini bacchetta il suo vice del M5s: «Di Maio, la richiamo al suo ruolo». Lui la gela: «Le ricordo che è lei a presiedere l’aula, non io». I Cinque stelle proseguono nella protesta, il deputato Pd Martino non la prende benissimo e prova a dissuaderli con la forza.

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Al posto giusto al momento giusto, Grillo aveva chiesto un faccia a faccia con Napolitano per denunciare l’immobilismo del Parlamento e trova un insperato assist dal Pdl. Si presenta al Colle insieme a Gianroberto Casaleggio alle 11:30, a bordo di una berlina bianca che entra direttamente nella pancia del Quirinale. Poi una monovolume si ferma all’ingresso, scendono i capigruppo del M5s di Camera e Senato Morra e Nuti. Il colloquio sfiora le due ore: «Anche se siamo stati ricevuti in una sala senza wifi». Poi il leader converge al Senato per una conferenza stampa con oltre 150 giornalisti e operatori presenti.

«Non siamo più una repubblica parlamentare e forse non siamo più nemmeno una democrazia, ho chiesto a Napolitano di far abrogare la legge elettorale e di sciogliere le Camere». Il motivo? «Ho la certezza che il default dello Stato sia prossimo». Parla di «economia di guerra», legge un comunicato-collage che raccoglie dati e proposte già transitate sul blog. «Nel paese è una Caporetto e nei palazzi rinviano le decisioni». «Il debito pubblico sta divorando lo stato sociale, va ridiscusso e ristrutturato». E ancora: «Facciamo reddito di cittadinanza e detassazione dell’Irap tagliando gli F-35 e le pensioni d’oro». L’imperativo categorico, spiega il leader, dev’essere «aiutare le piccole e medie imprese, nazionalizzare il Montepaschi, eliminare le opere inutili come Tav e Expo».

La conferenza assume le sembianze del comizio e decolla con le critiche ai media. «Voi giornalisti dovreste vergognarvi, il paese è in queste condizioni anche per colpa vostra». L’invettiva comprende la Rai, annovera Il Sole 24 Ore, Il Foglio e L’Unità sul fronte dei finanziamenti pubblici. Ma il monito è urbi et orbi: «I vostri giornali cartacei e le vostre tv chiuderanno a breve». Grillo alza i toni, incolpa la stampa di aver ritratto con scarsa obiettività il M5s. Rivendica la non violenza: «La gente vuole prendere i fucili, ma sono io a dire proviamo ancora con i metodi democratici». «Il M5s ha già vinto, sta costringendo gli altri partiti a sparire e li stiamo obbligando a parlare del nostro programma». Poi arriva il momento delle domande con l’ex Gf Rocco Casalino che scandisce l’ordine dei questuanti. Il Movimento avrebbe potuto attuare strategie più fruttuose? E se cade il governo, che fa? Grillo è il bastone senza la carota. Attacca a testa bassa, anche «Napolitano è il parafulmine dei partiti che fanno i giochetti a Palazzo». Lo seguono i due capigruppo, con Morra sorridente e Nuti a denti stretti: «Il Pd ha dimostrato di avere meno palle del Pdl». I parlamentari rispondono, il leader fustiga. Nessuna apertura. Ogni intervento è una sorta di pillola Youtube con iniezioni di paese reale e accuse alla politica arricchite dalla verve di un extraparlamentare.

L’invettiva galoppa, ma non c’è la chiave di volta per uscire dallo stallo, se non lo scioglimento delle Camere chiesto a Napolitano. Poi la voce cala. L’inviato di Sky chiede lumi su Casaleggio e l’ex comico abbassa i toni, parte con la narrazione del manager schivo «ma bravissimo. Chiedete a Bernabè che lo ha avuto alla Telecom». Com’è andata al Quirinale? «Gianroberto ha spiegato il web a Napolitano». Segue descrizione frugale del manager: «Una persona riservata, ha la sua casetta in campagna, i suoi figli la sua vecchia Volvo». Gli chiedono pure se il guru abbia in progetto di incrementare il proprio ruolo nel M5s. Lui glissa, fa spallucce, ritorna al paese reale.

Eppure è un dato di fatto che il leader in ascesa si chiami Gianroberto. Dagli uffici milanesi partono i post del blog, nelle stanze della Casaleggio Associati lavora il team per la piattaforma web, sempre lì vengono scanditi i temi da portare all’attenzione dei media e del Palazzo. Se non bastasse, nei prossimi mesi Grillo dovrebbe partire con una tournée all’estero che lo terrà lontano dalla politica di casa nostra. Con l’ex comico “padre nobile”, Casaleggio sarebbe pronto a gestire direttamente gli affari di Palazzo, consuetudine peraltro già in essere, dato che lo stesso guru ha scelto personalmente i gruppi comunicazione in Parlamento e coltiva un filo diretto con i vari Nuti, Morra, Di Battista. I fedelissimi lo sentono al telefono, volano a Milano per rapidi summit, col guru scambiano consigli e opinioni informali.

Il futuro è nella linea Casaleggio. Il presente risiede nella reprimenda di Grillo che alle ore 15 interrompe la conferenza stampa perché «la sala è stata prenotata fino alle 3», un po’ come il campo di calcetto. Via tutti, di corsa. C’è il tempo per un breve incontro con i senatori M5s: foto, sorrisi, una bandiera No Tav esibita insieme al valsusino Marco Scibona. Poi il cambio d’abito: la divisa da gioco (giacca e cravatta) non serve più, meglio pantaloni rossi e camicia a quadri, dopodichè il leader saluta tutti perché la berlina bianca lo aspetta all’ingresso. Il blitz è durato poco, difficile capire cosa sposterà negli equilibri del Palazzo. Più che uno Tsunami, è parso il solito acquazzone che negli ultimi giorni si abbatte su Roma. Molta acqua, altrettanta umidità, ma alla fine il caldo resta quello di sempre.

Twitter: @MarcoFattorini

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