In difesa di Mara Carfagna, dal sessismo imperante

Da Berlusconi alla legge sullo stalking

È uno strano karma quello di Mara Carfagna, ex ministro alle Pari Opportunità, nell’ultimo governo Berlusconi. Sempre in guerra col mondo, fuori e dentro dal suo partito. Bersaglio mobile per chi ha una visione del mondo manichea, i buoni a sinistra, i cattivi a destra. E per tutti i professionisti dell’insulto, che con la denigrazione, ci campano. Sebbene lei, che ad ogni intervista si infuria se le si chiede del suo passato da show-girl, ci metta un po’ del suo, per dirla in modo colloquiale, per diventare un target da infilzare con le freccette, che quasi sempre raggiungono il centro, visto che Mara Carfagna, ha i nervi fragili, dicono. E infatti impazziva, quando s’innamorò di quello che divenne suo marito, ora ex, il costruttore Marco Mezzaroma, perché le battute su quello che «lei aveva fatto a mezza Roma», gratuito e volgare calembour sul cognome del marito, erano davvero grevi. E anche ingiuste, perché come ministro delle Pari Opportunità, è stata efficace. E il giudizio positivo è stato bipartisan, proveniente soprattutto dall’emiciclo rosa del Parlamento.

L’elenco dei suoi stalker è sterminato. L’ultima offesa è arrivata da un pentastellato, che l’ha minacciata su Facebook, scrivendo: “Ti verremo a prendere a casa”, con un’involuzione dello slogan efficace del Tutti-a-casa, coniato dalla ditta Grillo&Casaleggio Associati. Lei, come sempre l’ha presa male, ha reagito, ha minacciato querele, ma poi se si va a vedere la discussione su Facebook, quel “Ti verremo a prendere a casa”, è stata una carezza in confronto agli insulti ricevuti successivamente. Come questa:

Stanotte ho sognato che degli energumeni ti venivano a prendere di notte nel tuo giaciglio vellutato, per portarti a battere sulla Nomentana… Spero solo che adesso non darai mandato ai tuoi legali di adire(sic) per vie legali nei confronti del mio sogno….>>>I SOGNI SON DESIDERI<<<<<<<!!!!!!!

Infatti, basta visitare la sua pagina su Facebook per constatare che la polemica infuria, ogni volta che scrive un commento. Ogni giorno la sua bacheca viene presa d’assalto, e gli epiteti dispregiativi sono numerosi: «disonorevole», «starletta», «marchettara», «culo sudicio» e così via, mentre gli incoraggiamenti (non molti a onor del vero) arrivano solo quando lei, invece di stare a difendere il suo “padrone”, come deve fare in qualità di portavoce del Pdl, ritorna sui temi a lei cari: le pari opportunità e la violenza sessista.

Su Mara Carfagna, 38 anni, salernitana, si sono scritti fiumi, laghi e lagune di inchiostro per descrivere il suo curriculum da modella di calendari a valletta finché nel 2006 è entrata in Parlamento, salvo poi finire dentro la controversia coniugale fra l’ex premier Silvio Berlusconi e Veronica Lario, per via della boutade del Cavaliere, che nel 2007 buttò lì un «Se non fossi già sposato, la sposerei subito». Una battuta, che provocò un polverone mediatico e politico. Con la lettera aperta della ex-first lady a la Repubblica sulle debolezze del marito da cui pretese le scuse. Innescando una polemica-paradigma di un Paese, da 20 anni in ostaggio delle vicende giudiziarie pubbliche e i vizi privati del Cavaliere. Molti commentatori politici hanno scritto analisi piuttosto imbarazzanti su Mara Carfagna, indugiando sulla sua tristezza, dopo la separazione dal marito, quando lei appariva smarrita, con gli occhi più spalancati del solito, sulla sua liaison con Italo Bocchino. E ancora sul suo conflitto col suo partito quando – lei che in Campania aveva preso quasi 56mila preferenze alle elezioni regionali – ingaggiò una guerra con Nicola Cosentino. Alludendo a infiltrazioni mafiose nel Pdl campano.

Oggi si potrebbe dire che Mara Carfagna è divisiva, aggettivo indigesto, ma molto usato ed efficace. Da una parte della riva del fiume, che divide i suoi sostenitori dai suo detrattori, ci sono gli anti-berlusconiani militanti – siano grillini o della sinistra de noantri i toni delle offese, sessiste, non cambiano molto – e il partito, questo sì mai in calo nei sondaggi, dei maschilisti, che la umiliano ogni giorno. Sulla sponda avversa, i suoi fan, che la sostengono e hanno apprezzato la testardaggine e la tenacia con cui ha cercato, senza sosta, di dimostrare che era brava, di far dimenticare il suo passato da bellissima statuina. E si è impegnata così tanto, che come ministro delle Pari Opportunità è diventata un’icona sui magazine patinati femminili, della battaglia per l’emancipazione femminile.

Tweets di @mara_carfagna

Eppure, anche quando accettò di confidare le sue pene d’amore a un settimanale femminile, Grazia, parlando di quel dolore grande che l’accompagnò per molto tempo, dopo la separazione dal marito, ci fu chi commentò con giudizi grevi il suo passato su Facebook perché il karma di Mara Carfagna è questo: fa emergere le pulsioni più animali di molti, troppi maschi, mandando in tilt ogni neurone preposto alla comprensione cognitiva, indipendentemente dalla fede politica. Una paralisi del cervello che ha colpito anche l’attore Neri Marcorè, che al talk show Ballarò inciampò su questa pietosa gaffe: «Meno male che c’è la Carfagna, che qualcosa ci tira su» e lei, presente in studio pretese (e poi ottenne) le sue sentite scuse, oltre a quelle di Giovanni Floris. Eppure, nonostante il suo karma, ai talk-show ha sempre dimostrato grinta e risolutezza contro i suoi avversari e alla fine si è guadagnata, dopo tanto penare, i galloni sul campo. E infatti ogni volta che qualcuno la chiama “soubrette”, lei esplode: «Io sono laureata con 110 e lode», commenta, indignata. E ha ricevuto apprezzamenti, persino dalle sciure della buona borghesia radical-chic, che l’hanno difesa dal sessismo.

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Piaccia o meno, è stata proprio lei, Mara Carfagna, a introdurre la prima legge elettorale di genere, con doppia preferenza, di cui una obbligata a un candidato donna, in Campania. E a far approvare la legge contro lo stalking, con condanne penali severe. Anche se poi fu molto criticata per quella che introduceva il reato dell’esercizio della prostituzione. E si conquistò, come la sua collega di partito, Michaela Biancofiore, l’epiteto di “omofoba” perché si oppose alle unioni omosessuali “sterili”. Anche se successivamente si ricredette e ringraziò l’allora deputata Anna Paola Concia per averla aiutata a sfondare il muro della diffidenza «di cui penso di essere stata vittima e responsabile», ha riconosciuto. Per poi sostenere una proposta di legge di Anna Paola Concia contro l’omofobia (e infatti Anna Paola Concia è stata fra le prime a manifestare solidarietà e indignazione su Twitter per le ultime minacce ricevute via Facebook). Forse non è verosimile che Mara Carfagna venga presa d’assalto ogni giorno dalla canea della rete solo perché è bella, come ha scritto Pietrangelo Buttafuoco su Il Foglio: ciò che non le viene perdonato è di essere un’amazzone del Cavaliere, ma, a differenza di Daniela Santanchè – che si limita a fare dello strillo mediatico una tattica politica fine a se stessa – Mara Carfagna si è adoperata per fare delle leggi a favore delle pari opportunità o contro il fenomeno dello stalking, ormai diventata una piaga sociale.

A riprova che lei non è solo bella, ma, piaccia o meno, anche capace. Anche se sono in pochi a volerle riconoscere il merito di avere doti politiche, visto che anche su Twitter è stato creato un profilo fake per farla cinguettare come una meretrice. Anche se davanti agli ultimi insulti, lei che ha oltre 104mila follower, su twitter è stato creato un hashtag ad hoc per difenderla #IostoconMara, che magari, chissà, servirà a modificare il suo triste karma.

Twitter: @GiudiciCristina

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