La politica italiana non è ciclica ma da ciclisti

Su due ruote anche gli insospettabili

Se la politica italiana è tradizionalmente ciclica, le ultime tendenze tentano di tramutarla in ciclabile. La recente visita in Città del Vaticano del sindaco di Roma Ignazio Marino, partito dal Campidoglio in bicicletta (e le successive polemiche e ironie sulla caduta in bici o sui costi della scorta ciclistica) si sovrappone, in tempi di governi di larghe intese, alla bicicletta rubata ad Angelino Alfano ad Agrigento e ritrovata con solerzia ed inedita tempistica (ai limiti del beneficio di inventario) dalla polizia municipale: il fatto che l’onorevole Alfano sia vicepresidente del consiglio, ministro dell’Interno, segretario del Pdl appare un dettaglio nel fortunato rinvenimento che conferma ancora una volta l’efficacia delle forze dell’ordine in fatto di biciclette rubate (siamo o non siamo il Paese di Ladri di Biciclette di De Sica?).

D’altronde la politica italiana ha sempre diviso gli italiani, dai tempi di Coppi e Bartali con cui inizia il tormentato rapporto tra politica e bicicletta: Fausto Coppi laico, indagato nelle scorribande sentimentali sinonimiche di una laicità personale, icona antitetica a quella cattolica e democristiana raffigurata da Gino Bartali e saccheggiata da una Democrazia Cristiana in cerca di eroi contemporanei.

Il tempo del boom economico prima e del riflusso anni Ottanta poi lascia sgonfie le ruote della bicicletta per la politica, che ha un ritorno nell’attualità in tempi di austerity negli anni Settanta.

Ma è nel 1995 che la bicicletta esordisce come protagonista in politica: quel che non riuscì ai Verdi, aristocratici con Ripa di Meana e velleitari della sinistra più o meno radicale poi, riuscì a Romano Prodi, il professore che sfida l’imprenditore Berlusconi. La cultura universitaria contro il business televisivo, la bicicletta contro la televisione.

E così succede che, ai tempi del Laureato (trasmissione di Raitre del 1994/95 con Paolo Rossi e Piero Chiambretti) sia Chiambretti a girare in bicicletta nei pressi della facoltà di Scienze Politiche, a Bologna, per intervistare in bicicletta Romano Prodi.

Prodi fa della bicicletta la propria icona di battaglia, e se il meccanico Domenicali di via Malvolta (ottantenne) lo aspetta ancora per la revisione (il conflitto di interessi vede il suddetto meccanico comune a Prodi e al giornalista scrivente che è in grado di raccogliere l’indiscrezione), nel 2013 una delle proprie biciclette (un’insospettabile ed un poco contradittoria Mercedes Benz) va all’asta per beneficienza.

Il XXI secolo e la Crisi economica vedono tornare in auge le biciclette (nel 2011-12 si vendono per la prima volta in Italia dopo 48 anni più biciclette che automobili): è Stefania Prestigiacomo il primo ministro a farsi fotografare in bicicletta cogliendo una popolarità consequenziale alla crisi ed all’incremento delle bici ma anche, da Ministro dell’Ambiente, ad incentivare nel 2009 l’acquisto di biciclette con un sussidio statale.

Nelle scorse elezioni a Firenze Matteo Renzi, assieme a dodici attuali consiglieri trasversali a maggioranza e opposizione, firma un patto della bicicletta con le associazioni a difesa dei ciclisti e su Facebook può annunciare che a Firenze ora è possibile portare la bici sul tram (usanza nordica europea in Italia finora inedita); le piste ciclabili da argomento del sottobosco degli impegni politici diventano priorità programmatica e politica per i candidati sindaci di centrosinistra e centrodestra.

Si organizzano movimenti di propaganda a inquinamento zero in bicicletta, o pedalate elettorali che sostituiscono le ipercaloriche tradizionali cene.

Nel centrodestra anche gli insospettabili si rivelano paladini della bicicletta, come Daniela Santanchè, a Milano su un Suv, e che dichiara: «A Roma mi muovo esclusivamente in bicicletta, l’unico mezzo che si può utilizzare abitando e lavorando in centro». Si fa immortalare anche mentre si reca in Parlamento con una bicicletta dai due cestini.

La prima bicicletta blu è introdotta nel 2007 dall’allora ministro Alfonso Pecorario Scanio: mutua un’usanza svedese, la prima nazione ad avere introdotto la bicicletta nei mezzi di trasporto ad uso diplomatico e statale. Nel 2010, è il candidato sindaco a Bologna Virginio Merola a ipotizzare bici blu, ma si accontenterà di ridurre l’auto blu e valorizzare l’uso del trasporto pubblico.

E se all’estero David Cameron si muove in bicicletta, così come il sindaco londinese Johnson, in Italia a Benevento è notizia di questi giorni l’acquisto di venti biciclette elettriche ad uso dei dipendenti comunali, con polemiche per costi dovuti all’optional elettrico.

Dal 26 giugno intanto in Parlamento esiste un Gruppo interparlamentare di amici della bicicletta: 60 iscritti tra centrodestra, centrosinistra, sinistra e Movimento 5 stelle.

Inevitabili i dubbi che muovono le politiche per la bici (o i politici per la bici) tra populismo ed etica, ma alla fine sembra veritiera l’affermazione sui politici che Renato Zero ha fatto intervistato da Daria Bignardi: «Hanno voluto la bicicletta? E che pedalassero!». Appunto.