«Basta sesso», la rivoluzione sessuale dell’astinenza

Nessun motivo religioso

«Durante un lungo periodo, che in fondo non ho cuore di situare nel tempo né di stimare in numero di anni, ho vissuto in quella che si può considerare la peggiore insubordinazione della nostra epoca, cioè l’assenza di vita sessuale». Così inizia L’envie (l’invidia o la voglia), il romanzo (in buona parte) autobiografico di Sophie Fontanel, scrittrice e giornalista parigina, che nel 2011 ha sollevato scandalo e dibattito in Francia. E, ora, appena tradotto, ha iniziato a smuovere le stesse polemiche nei Paesi anglosassoni, dove esce in questi giorni con il titolo The Art of Sleeping Alone: Why One French Woman Gave Up Sex. L’autrice – una delle firme più conosciute della rivista Elle – parla di astinenza rivoluzionaria contro i diktat di una società ipererotizzata e dominata dal dovere di fare sesso per essere felice. La sua scelta non ha nulla di religioso. «Che le donne possano fare l’amore quando e come vogliono è la liberazione sessuale. Ma liberazione sessuale è anche quello di non farlo, se non si vuole».

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Cinquant’anni, capelli nero corvino, Fontanel ha deciso di smetterla con i rapporti masticati velocemente e le delusioni quotidiane consumate da un letto all’altro. Un sacco di feste, vestiti alla moda, un lavoro appassionante, viaggi da Londra, Milano e New York e svariati fidanzati, fin da giovanissima. Un mondo che la stessa Fontanel definisce promiscuo. «In vita mia ho detto troppi sì, poi il mio corpo si è chiuso come un lucchetto». Quel «basta» è nato da un’infelicità di fondo. Una decisione radicale – non così conforme per una donna single e corteggiata – che ha scioccato amici e colleghi. Giudicandola scandalosa: «Viviamo in una cultura in cui le persone sarebbero morte piuttosto che, a un certo punto della loro vita, ammettere di essersi sentite svogliate nel sesso».

Il 2011, l’anno di uscita del libro in Francia, è stato anche quello degli scandali sessuali che hanno coinvolto il potentissimo ex direttore del Fondo monetario internazionale. Tant’è che un giornale australiano l’ha soprannominata l’anti Dominique Strauss-Kahn. Della sua rinuncia non ne fa una posizione apertamente politica ma Fontanel associa volutamente alle parole castità e astinenza termini progressisti come «rivoluzione» e «insubordinazione». E difende la necessità di uscire dallo schema maschile del sesso come servitù. Chi non fa sesso è un outsider ed è spesso sottoposto a ulteriori ansie sociali, circondato da forum sul web e specialisti più o meno competenti.

In Italia il libro non è ancora uscito (non si sa se verrà tradotto), ma due anni fa il dibattito è comparso sulle pagine di alcuni giornali. Anche sull’Osservatore romano, che lo ha considerato pervaso da un disperato nichilismo ma interessante. L’unico libro dell’autrice pubblicato in Italia è stato Avrò cura di te (Mondadori), che racconta la fase della vita in cui si diventa genitori dei propri genitori. In Francia, L’envie è diventato un best-seller, trascorrendo otto settimane nelle classifiche di vendita. «Quando è uscito il libro hanno parlato di me come di uno strano animale. Mi hanno dato della frigida o della lesbica. Stupidi». Al Telegraph ha detto: «Si può indossare un perizoma, discutere della propria vita sessuale, fare sex tapes e nessuno dice niente. Si può fare l’amore con una scimmia e nessuno dice niente. Ma se dici: “Io non lo faccio”…». Diventa uno choc, sottintende.

«Ma – racconta Fontanel – tante donne, leggendo il libro, mi hanno comunicato di aver avuto la mia stessa esperienza. È stato liberatorio anche per diversi uomini. Mi sono accorta di aver involontariamente toccato un problema di cui raramente si era parlato». La sua rinuncia l’ha portata a cercare se stessa e a liberarsi dalle convenzioni. Dopo dodici anni (dai 27 ai 39 anni), vissuti non senza desideri sessuali, ha interrotto l’astinenza, riscoprendo gesti che prima dava per scontati: «Ho incontrato un uomo che non ha avuto paura dei miei lunghi anni di solitudine». E, così, il dibattito sulla castità più o meno rivoluzionaria resta aperto.  

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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