Portineria MilanoLetta pensa già a una maggioranza senza Berlusconi

Pallottoliere al Senato

C’è un piano di riserva sul tavolo del premier Enrico Letta. Nel caso la situazione di governo dovesse deflagrare per la decadenza di Silvio Berlusconi dal senato dopo la sentenza della Cassazione sul processo Mediaset. È una strategia da «pallottoliere» per molti versi simile proprio a quella che il Cavaliere ha sfruttato nell’ultima legislatura per garantire la fiducia al suo esecutivo: puntare sui cosiddetti «indecisi» o «peones».

In pratica, assicurarsi il voto di quei senatori che di mollare la poltrona non ne hanno la minima voglia – sia per la pensione dorata sia per le poche possibilità di essere ricandidati alle prossime elezioni – anche se sono stati eletti proprio grazie a Berlusconi. A palazzo Madama la maggioranza si ha con 160 senatori. Dal totale (317) se si tolgono Pdl (91) Lega Nord (16) e M5s (50), si ottiene proprio un 160 tondo tondo. È una cifra estremamente risicata, anche se ci sono alcune variabili da tenere in conto: gli esponenti di Sel nel gruppo misto (7) e appunto il gruppo Gal, Grandi Autonomie e Libertà (10), che vanta tre senatori eletti con il Pdl.

Berlusconi, come raccontano le cronache, è molto preoccupato sul futuro. Se ne sta rinchiuso a villa San Martino a ragionare dalla mattina alla sera sulle prossime mosse, ascoltando falchi e colombe. Il 9 settembre si riunisce la giunta per le elezioni che sancirà il suo destino. E forse quello dello stesso governo Letta. A parte i possibili salvatori anche nel centrosinistra, il problema sta appunto nei numeri che potrebbero assicurare a Letta ancora la sopravvivenza nel caso in cui il Pdl dovesse togliere compatto la fiducia.

E nel caso in cui Beppe Grillo e i grillini rimanessero pure loro uniti per un no, anche se come sostiene Alessandra Moretti «ce ne sarebbero 30 pronti a sganciarsi». È un Letta bis, forse anomalo, perché potrebbe esserci un rimpasto tra ministri e sottosegretari, ma è comunque un’ipotesi sul tavolo. E per realizzarla il premier dovrebbe assicurarsi, oltre ai voti di Sinistra e Libertà, anche quelli del gruppo Gal, dove compaiono molti esponenti di Grande Sud di Gianfranco Miccichè, dell’Mpa di Raffaele Lombardo, una pidiellina di ferro come Laura Bianconi e persino l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Nicola Fratoianni, deputato di Sel, in un’intervista all’Huffington Post ha escluso possibili sostegni a Letta. Ma ha confermato tra le righe pure un avvicinamento tra Matteo Renzi e Nichi Vendola, come pure una certa sintonia con il deputato Roberto Giachetti sulla modifica delle legge elettorale. Annusamenti, ma non è detto che la vera contropartita per una fiducia a un Letta Bis sia proprio la decadenza di Berlusconi dal Senato assicurata dal Partito Democratico.

Sel vanta poi la presidenza della giunta per le immunità parlamentari e la stessa presidente della Camera Laura Boldrini sembra trovarsi a suo agio sullo scranno più importante di Montecitorio. In più Vendola dovrà abbandonare la regione Puglia nel 2015 per la fine del mandato: il cantiere di Sel insomma è in fermento e una caduta del governo non gioverebbe a questa fase.

Ma il vero appoggio, a sorpresa, potrebbe arrivare proprio dal Gal. Di questi senatori almeno tre sono stati eletti con il Popolo della Libertà. E sono Luigi Compagna, Laura Bianconi e Lucio Barani. Dissero di essere confluiti in Grandi Autonomie e Libertà per creare un nuovo gruppo di centrodestra. In realtà la loro posizione è di fatto fondamentale nel caso in cui Letta dovesse chiedere la fiducia al Senato. E qui potrebbero partire le varie trattative, tra scambi e concessioni politiche su magari qualche proposta di legge gradita oppure qualche posto da sottosegretario nel governo.

Gli altri cinque senatori sono tutti provenienti dall’Mpa di Raffaele Lombardo o da Grande Sud di Miccichè. Il confine del loro schieramento politico è sempre stato molto labile. I due leader siciliani sono stati sempre un po’ a destra e sinistra. A Roma in un modo, in Sicilia in un altro. Non è detto che quindi alla fine possano assicurare la fiducia al governo.

Così come Giulio Tremonti e Paolo Naccarato, eletti con la Lega Nord, ma comunque autonomi rispetto alle scelte di Lega Nord e Popolo della Libertà. Tremonti, poi, non ha mai avuto un buon rapporto con il Cavaliere, in particolare dopo la caduta dell’ultimo governo Berlusconi, mentre con Enrico Letta esiste una lunga frequentazione e amicizia. Naccarato è “un uomo di stato”, come molti lo definiscono, grande amico di Francesco Cossiga, esperto di servizi segreti: difficile per lui un’altra candidatura a nuove elezioni. Meglio rimanere insomma. Sono solo ipotesi, per ora. Ma il pallottoliere, antica arte democristiana, lo sa usare anche Enrico Letta…

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