“L’Europa ci chiede stabilità per essere credibili”

Minacce berlusconiane e crisi in Siria

«Dobbiamo impegnarci a favorire una stabilità essenziale per la credibilità europea del nostro paese». Il messaggio è pacato ma deciso. Il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero Milanesi, sa che nel Vecchio Continente guardano all’Italia con apprensione. La fibrillazione continua di Roma preoccupa le cancellerie in un momento nevralgico: i primi flebili germogli di ripresa economica, i venti di guerra in Siria, il rinnovo in primavera dell’Europarlamento e, soprattutto, il semestre di presidenza italiana. Il lavoro, dichiara Moavero a Linkiesta, prosegue «come se il governo non dovesse mai cadere, a prescindere dagli eventi esterni». E sulle imminenti elezioni in Germania: «Auspichiamo che abbandoni gli elementi di eccessiva rigidità».

Rispetto alla fibrillazione politica italiana, che segnali ha raccolto dalle cancellerie europee?
Poiché siamo ancora nella tormenta della crisi economica, tutti noi governi degli stati membri dell’Unione Europea percepiamo l’esigenza di garantire la stabilità politica di governo, fattore che insieme alla stabilità dei conti pubblici può favorire il superamento della crisi. D’altronde di fibrillazioni ce ne sono un po’ ovunque e noi dobbiamo impegnarci a favorire una stabilità essenziale per la credibilità del nostro paese.

Intanto diverse campane annunciano segnali di ripresa dell’Eurozona.
Ci sono dati condivisi in maniera ampia, tanto a livello di istituzioni europee quanto in sede di analisi nei vari paesi. Si parla di una ripresa diffusa tra fine 2013 e inizio 2014, anche i dati che riguardano l’Italia sono di segnale positivo. Naturalmente la stabilità e la continuità nei rapporti di conduzione delle politiche pubbliche sono un elemento essenziale affinchè ciò accada.

Il 2014 sarà un anno cruciale per l’Europa. Da una parte il rinnovo dell’Europarlamento, dall’altra il semestre di presidenza italiana. Quant’è importante che l’Italia non distolga l’attenzione da questi appuntamenti con le beghe di casa nostra?
La presidenza italiana torna dopo dieci anni e si avrà nuovamente tra quattordici, visto che siamo 28 paesi. Di conseguenza è un’occasione essenziale alla quale è importante arrivare ben preparati, con continuità di azione. Per il paese sarà una vetrina estremamente significativa, anche in virtù di una capacità di guida europea che spesso decliniamo in terza persona dimenticandoci del fatto che ne siamo co-protagonisti. Col semestre saremo in prima linea e dovremo guardare a questo appuntamento con piena coscienza di ciò che rappresenta.

Come arriveremo a quel semestre?
Stiamo lavorando da tempo con una preparazione adeguata. Abbiamo già istitutito un comitato interministeriale ad hoc presieduto da Enrico Letta, più altri comitati tecnici operativi a valle. Se, come io penso sia il caso, sarà il nostro governo a guidare questo semestre di presidenza, credo di essere in grado di fornire una garanzia concreta del fatto che il nostro sarà un semestre ottimamente preparato.

La Germania va al voto a settembre. Oltre ad essere la locomotiva d’Europa è anche il paese che più ha beneficiato degli effetti dell’euro. Quale dovrebbe essere la posizione tedesca nel post-voto per una migliore integrazione europea?
Le elezioni tedesche sono un appuntamento essenziale: con il suo stato di salute la Germania può contribuire allo stato di salute dell’Unione e dunque anche dell’Italia. È un paese che riesce ad esprimere un’importante capacità di guida dell’Unione e il futuro governo non potrà non tenerne conto. Detto ciò, auspichiamo una Germania che mantenga il suo ideale europeista e che continui a contribuire alla costruzione della realtà europea con lo stesso entusiasmo che ha caratterizzato gli altri decenni di integrazione europea. Magari abbandonando quegli elementi di eccessiva rigidità probabilmente determinata da una preoccupazione per gli eventi dell’economia, che però hanno portato a situazioni di disequilibrio e disagio sociale in alcuni paesi.

Nel frattempo riuscite a lavorare nonostante la tempesta politica italiana?
È dovere di un governo nazionale lavorare in questo stato di spirito anche quando le vicende della politica creano turbolenze, fa parte della democrazia. Bisogna governare la nave anche nelle situazioni di maggior burrasca.

Twitter: @MarcoFattorini

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