"Newsgames" e l’informazione passa per i videogiochi

Nuove forme di giornalismo

Torniamo indietro di qualche anno. Vi ricordate i pomeriggi passati a giocare a Grand Theft Auto, impersonando uno spietato e spericolato criminale per le città della California e del Nevada e cercando di portare a termine missioni spericolate sfuggendo all’inseguimento della polizia e, soprattutto, alle gang rivali?

Probabilmente non ve ne siete accorti ma, giocando, acquisivate familiarità con i meccanismi quotidiani della criminalità organizzata – in una versione estremizzata e spettacolarizzata, certo, ma drammaticamente plausibile – nelle periferie di città come Los Angeles o San Diego.

Ovvio, GTA non ci ha istruito sulla criminalità organizzata americana più di quanto Tomb Raider ci abbia spiegato l’archeologica o Wolf 3D il nazismo. Ma provate ad immaginare videogiochi che riproducano fedelmente la realtà, fornendovi informazioni attendibili e verificate, che vi proiettino all’interno di uno scenario assolutamente plausibile, e vi pongano al centro di uno scenario veramente accaduto.

Bene: esistono già. Si chiamano newsgames e sono in fase di sperimentazione ormai da tempo nei laboratori di diversi quotidiani americani. Immaginatevi agenti sotto copertura nel traffico di droga in Messico, oppure pirati a bordo di una barca nel mare della Somalia. Immaginate di giocare e, intanto, di imparare a conoscere certe situazioni da una prospettiva interna e coinvolgente.

Non è una novità assoluta. Da qualche anno i videogiochi sono diventati uno strumento in grado di veicolare informazioni e notizie riguardanti l’attualità. Se ne parla già dal 2007, mentre al 2010 risale il libro “Newsgames: journalism at play”, che esplorava le possibili contaminazioni tra videogiochi e informazione, analizzando i giochi in quanto elementi dotati di valenza storica e l’attendibilità fattuale, senza sottovalutarne il potere istruttivo e la forza comunicativa trasversale.

Se ne sono accorti in passato Wired, il New York Times, CNN e El Pais; ci punta da molto il magazine brasiliano Superinteressante, pubblicato da Editora Abril, già leader nel comparto infografiche per il mercato sudamericano, tra i pionieri del genere. Il primo newsgame pubblicato da Abril, già nel 2008, poneva il giocatore nel ruolo di un giornalista investigativo alle prese con le varie tecniche utilizzabili durante la realizzazione di un’inchiesta.

Alla creazione dei newsgames collaborano solitamente giornalisti, designer, programmatori. I giochi sono normalmente in flash, di facile e immediata usabilità: mettersi alla prova è rapido tanto quanto leggere un articolo di giornale. L’ultimo prodotto di Superinteressante si chiama “Filosofofighters” e permette all’utente di confrontarsi in una gara di filosofia e discettazione con i maggiori pensatori della storia: discutendo con Platone o Hegel di massimi sistemi, gli utenti apprendono e approfondiscono le loro teorie.

Forse non si diffonderà ovunque ma, nell’era del giornalismo post-industriale, dove abbiamo un grande bisogno di nuove forme di comunicazione in grado di attirare anche un pubblico più giovane, il newsgaming promette di essere una stimolante risorsa in più. 

*è autore dell’ebook “Tutta un’altra notizia. Spunti e strumenti per il giornalismo del domani” (goWare, 2013)

Twitter: @valeriobassan