Portineria MilanoBossi e Padania Libera: si riparte da San Benedetto

A Venezia la nuova associazione bossiana

VENEZIA – «Maroni de mej cojoni». Serve Santino Bozza, veneto, espulso dalla Lega Nord, protagonista delle ultime contestazioni a Pontida contro Flavio Tosi, per spezzare il velo di omertà durante la presentazione a Venezia della nuova associazione «Padania Libera» di Giuseppe Leoni (che ha ricevuto anche i saluti e gli incoraggiamenti delle associazioni “Sicilia libera” e “Salento libero”). All’Hotel Giovannelli, vista Canal Grande, pochi passi da Rialto, è un ricorrere continuo alle metafore, «perché noi – dice Leoni, insieme con Umberto Bossi e Manuela Marrone fondatore del Carroccio nel 1984 – di nomi non ne facciamo».

Eppure è «Bobo», il segretario federale, alle prese con l’assemblea a Mestre poco meno quattro chilometri, l’ospite ombra della conferenza stampa di questo nuovo «partito», ammette la veneta Paola Goisis poi contraddetta. «È un’associazione Paola!!», la corregge Leoni con un sorriso. «Siamo stati traditi da Fidel Castro – incalza Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina –. Abbiamo perso un po’ di truppe in Bolivia, ma Che Guevara c’è ancora e con lui i suoi fedelissimi». Castro è Maroni, Guevara altro non è che il Senatùr, a cui Leoni consegnerà la tessera numero «uno» dell’associazione domani a casa sua Gemonio. 

Dopo la stagione degli scandali che ha travolto «The Family» c’è voglia di riscatto. E di rifarsi una verginità anche politica. «Ci rifacciamo come organizzazione ai frati benedettini: ruoteremo ogni volta nei nostri incarichi. Ogni tre mesi il “portiere” potrebbe ritrovarsi a fare il presidente e così via » spiega Leoni, già presidente dell’associazione Cattolici Padani. L’obiettivo, oltre che ridare lustro al Senatùr che negli ultimi anni si è sempre più avvicinato alla religione, è quello di ritornare alla Padania. Alle antiche origini. Ai valori ormai smarriti. Per ritrovare lo spirito di una volta. Il folklore che in questi mesi è scomparso. Senza Pontida, senza l’ampolla, senza il Dio Po, senza la festa dell’indipendenza, ma sempre con «la cravatta». 

«Nel 1996 quando siamo venuti qui Venezia a dichiarare l’indipendenza, poi tre giorni dopo c’era la polizia in Bellerio. Qualcuno dovrebbe ricordarselo» ricorda l’assessore brianzolo Fabio Meroni. La strategia politica a cui attingere è quella dei Catalani. E della Catalunia indipendente. «Contro gli stati centralisti. Dobbiamo pensare all’indipendenza: perché Maroni e Cota non erano in consiglio regionale del Veneto a dare manforte a Luca Zaia quando si è votato per il referendum?».

Prove di scissione del Carroccio? A quanto pare no. «Io sono tra i fondatori della Lega, se la mamma è Bossi io sono il papà», aggiunge Leoni. «Perché dovremmo andarcene? La nostra è un’associazione che serve alla Lega». Ma come potrebbe servire al Carroccio? «Bossi aveva acceso una fiammella anni fa – argomenta ancora Leoni – poi c’è stato il falò. Per spegnerlo sono arrivati i pompieri che vi ricordo sono gestiti dal ministero dell’Interno…». Seconda metafora. «Ora tocca a noi riaccenderla, domani iniziamo il tesseramento… poi vedremo cosa succederà».

La scissione, però, sembra nei fatti. Anche se il governatore Luca Zaia intervenendo da Padova, butta acqua sul fuoco. «Io spero che non ci siano anime vicino a Bossi, o a a Maroni, o a Zaia o a qualcun altro – commenta il presidente del Veneto – ma che ci siano anime vicino alla Lega. Questo è importante». Eppure la Goisis ha proposto di avviare una «raccolta firme per chiedere a Bossi di entrare in questo partito». E al prossimo congresso i veneti hanno presentato una mozione per togliere a Bossi la presidenza a vita.

Tra i soci dell’associazione, gli ex parlamentari Chiappori e Meroni, il toscano Alberto Pellegrini, il piemontese Franco Miglio, il veneto Alviano Mazzi e Guido Peruzzotti. Presenti in sala anche Monica Rizzi, ex assessore lombardo allo Sport e alcuni espulsi come il consigliere  Bozza, l’ex assessore brianzolo Flavio Tremolada e l’ex deputato Marco Desiderati (questi ultimi reintegrati nel movimento per decisione di Bossi). In platea c’era pure Dolores Valandro, espulsa dopo che aveva chiesto lo strupro per il ministro all’Integrazione Cecile Kyenge, su Facebook. Leoni, che ha definito Kyenge una «traditrice del suo popolo», ha invitato il ministro di colore a fare del bene per il Congo: «Ha tradito il suo popolo». E insomma il folklore leghista è tornato. 

Twitter: @ARoldering

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta