Fronda nel M5s contro Grillo: no al vincolo di mandato

Parla la senatrice Elena Fattori

In piazza coi gazebo, in Aula con emendamenti e magliette, prosegue la maratona del Movimento Cinque Stelle a difesa della Costituzione. L’evento clou è andato in scena sul tetto di Montecitorio dove un manipolo di deputati ha resistito quasi 24 ore: «Un gesto eclatante per catalizzare l’attenzione dei media», spiega a Linkiesta la senatrice M5s Elena Fattori. Che però, a proposito della Carta, chiude le porte all’introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari, chiodo fisso di Beppe Grillo. «È una sua opinione e non è nel programma, d’altronde l’articolo 67 è una garanzia di democrazia, tutela anche gli eletti del Pd che, quando si vota a favore degli F-35, grazie a questa norma sono liberi di dissociarsi da un partito che non difende le idee elettorali».

Encomiabile. Ma il leader e lo staff insistono da mesi «perchè il voto è un contratto tra elettori ed eletto», mentre i parlamentari stellati procedono in ordine sparso poichè «ancora non c’è stato un dibattito vero e proprio». Ad oggi la dialettica interna al gruppo registra il caso Orellana, i suoi corollari e le ipotesi post-Letta, con Fattori che conferma le indiscrezioni raccolte da Linkiesta: «Nessun governo col Pd, l’ipotesi migliore che potremmo sostenere è quella di un esecutivo composto da persone eccellenti della società civile».

I suoi colleghi sul tetto di Montecitorio non avranno esagerato?
Serviva un’azione eclatante, che infatti ha raggiunto l’obiettivo: quello di catalizzare l’attenzione sul problema della modifica costituzionale. D’altronde la maggioranza ha i numeri per modificare la Costituzione e l’unico modo per bloccare questo processo è dare consapevolezza agli italiani di quanto sta succedendo. Non c’è motivo per cambiare le modalità di modifica, si seguano i tempi imposti dai Padri Costituenti.

Dove e come può essere modificata la Carta?
Prima di tutto con l’abolizione delle Province e la diminuzione del numero dei parlamentari. Poi ci sono varie modifiche su forma e organizzazione istituzionale. Beppe Grillo punta sulla modifica dell’articolo 67 (“Ogni membro del Parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” n.d.r.) ma non mi trova d’accordo, è una sua opinione e non c’è nel programma. Comunque le nostre possibilità di fare una modifica costituzionale in questa legislatura sono pari a zero. Ci vogliono i due terzi del Parlamento…

Da mesi il vostro leader chiede l’introduzione del vincolo di mandato. La cui assenza, scrive sul blog, è «circonvenzione di elettore» e «libertà di menzogna per il parlamentare». 
I nostri baluardi sono i venti punti programmatici e le due raccolte firme per i referendum sulle leggi di iniziativa popolare. Grillo ha le sue idee, ma andranno valutate dagli attivisti. Se partisse un sondaggio per l’abolizione dell’articolo 67 io cittadina voterei no. Poi dipenderà tutto dalla scelta degli elettori.

Perché lei è contraria?
L’articolo 67 rappresenta una tutela per il parlamentare onesto: se vede che il suo gruppo non rispetta gli impegni elettorali ha la possibilità di abbandonarlo. Immagino gli eletti del Pd quando vedono che si vota a favore degli F-35! Con l’articolo 67 sono liberi di dissociarsi da un partito che non ha difeso le idee elettorali. È una tutela dell’onestà. Se poi viviamo in un Parlamento di persone corrotte possiamo anche cambiare l’intera Costituzione, ma non credo che potremmo redimerli. Il vero vincolo esiste rispetto al programma, non al gruppo parlamentare. Un’idea più ragionevole mi pare quella per cui gli elettori possono revocare il mandato al parlamentare che tradisce il programma.

L’insistenza con cui Grillo caldeggia il vincolo di mandato è da leggersi come una necessità dello staff, lontano dal palazzo, per gestire meglio il gruppo parlamentare?
Non è questo il problema. C’è molta ansia da parte di elettori e staff sul fatto che noi abbiamo dei vincoli forti relativamente a stipendi e regole di comportamento. La base teme che qualcuno possa tradire, però la garanzia non sta nella modifica dell’articolo 67.

E i suoi colleghi a Cinque Stelle, che ne pensano?
Non ne abbiamo mai dibattuto ufficialmente. La maggior parte di quelli con cui ho parlato è favorevole all’abolizione.

Il ritorno dalle vacanze è stato segnato dalla dialettica interna, ultimo il caso Orellana.
La questione è stata amplificata dai giornali, ma noi discutiamo moltissimo: siamo dei pasionari della politica. Spaccarci ora significherebbe fare il gioco degli avversari. Il Letta-bis è al di fuori di ogni approvazione dei nostri elettori, ma penso che quello di Luis fosse un invito a pensare al futuro.

Anche perché, in caso di caduta del governo, diversi senatori M5s caldeggiano l’idea di un governo di alte personalità lontane dai partiti.
Oggi qualunque incitamento all’apertura porta automaticamente a considerarla un appoggio al Letta Bis. Invece apertura significa anche proporre un governo a Cinque Stelle, oppure un esecutivo di persone eccellenti della società civile. Personalmente credo che il Movimento potrebbe pensare seriamente a quest’ultima ipotesi, ma dubito che gli altri ci starebbero. La certezza è che non appoggeremo un governo Pd, andrebbe contro il codice di comportamento e il volere degli elettori.

Twitter: @MarcoFattorini 

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