I diportisti tornano ad attraccare in Italia

Tra poche settimane il Salone di Genova

Incredibile ma vero. Gli italiani vanno ancora in barca (e sono in barca ma questo è un altro discorso). Praticamente estinti dopo la simpatica “cura” dei tecnici montiani, gli appassionati hanno navigato – sicuramente per meno giorni – ma non sono rimasti in porto. Già i porti: nel 2012, erano state circa 36mila le imbarcazioni salpate per quelli francesi, croati, spagnoli, greci e persino maltesi e montenegrini. Una fuga per evitare la tassa di stazionamento (poi corretta, ma il danno clamoroso per gli armatori e per l’Erario stesso era già stato fatto) ma soprattutto per non incorrere negli asfissianti e spesso spettacolari controlli di Guardia di Finanza e Capitanerie in primis.

Il risultato era un collasso: -26% dei contratti d’ormeggio annuali, – 34% dei transiti, – 56% della spesa turistica sul territorio e -21% sul charter. L’Osservatorio Nautico Nazionale aveva calcolato una perdita complessiva di occupazione sulle 20mila unità. Se poi si aggiunge che la cantieristica, nonostante l’Italia resti ai vertici nella produzione dei superyacht, era traballante da un paio di anni tra chiusure e cassa integrazione per i colossi del settore, veniva voglia di autoaffondarsi.

Invece, ecco il pirmo (timido) segnale di risveglio dall’estate 2013. Un 2 per cento di “esodati” della nautica è tornato nei porti italiani. Come spiega Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas – che raggruppa una novantina di marina lungo le nostre coste – è «il frutto di una serie di interventi volti a facilitare la vita ai diportisti come riduzione della tassa di possesso con l’abolizione totale per scafi sino a 14 metri, i chiarimenti sul redditometro, le ulteriori agevolazioni in materia di noleggio da parte dei privati. Gli armatori hanno capito che avere la barca vicina resta la cosa migliore, a patto che non ci sia accanimento verso di loro». In effetti, non è il problema della tassa di possesso – che si paga anche se la barca è in Costa Azzurra o alle Sporadi – ma l’insostenibilità dell’equazione nautica-evasione fiscale (inutile negarlo, alla base dei decreti montani) ad aver massacrato il settore.

Giulio Tremonti, ex-ministro delle Finanze e buon conoscitore della materia, ha sottolineato più volte che «la nautica è forse il miglior esempio in giro di come un’atmosfera ‘friendly’ possa sviluppare rapidamente un settore e come una ostile possa distruggerla nel giro di un paio d’anni o anche meno». Analisi perfetta: sono bastate poche mosse e la sensazione che il Governo Letta non dico amasse il mare e la nautica ma quantomeno non la odiasse e c’è stata un’inversione di tendenza. E il “bollino blu” da apporre sull’imbarcazioni per evitare la duplicazione dei controlli in mare è stata la ciliegina sulla torta, anche se arrivata praticamente sulla fine dell’estate.

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Al di là che da sempre l’Italia nautica segue il trend internazionale (e in questo senso i buoni segnali sul mercato americano e la fiducia dei cantieri francesi per il 2014 danno speranza), bisogna sottolineare ancora una volta che da noi la differenza vera è nell’atteggiamento verso l’armatore e nell’assurda fiscalità. Nel primo caso, solo ora ci si accorge del danno fatto nello sfruttare chi va per mare, a partire dai costi pretesi da molti marina. Guarda caso, al primo posto tra i motivi di ottimismo nell’Instant Report dell’Osservatorio Nautico Nazionale, gli appassionati hanno indicato un lieve miglioramento del rapporto prezzo/qualità dei servizi nei marina.

Nel secondo caso, basta pensare che la “forbice” a nostro sfavore quando si fa il pieno di carburante è di 40 centesimi al litro con la Francia e di 50 con la Croazia. Già questo fa partire con il piede (marino) sbagliato. In ogni caso, per capire se la sensazione di ripresa concreta (e psicologica dei clienti) non è appannaggio dei soli addetti ai lavori (“Siamo saliti di uno scalino dopo il ruzzolone” è la chiosa del presidente Ucina, Anton Francesco Albertoni) basterà aspettare i primi di ottobre, quando – in un’edizione che si può definire di svolta per impostazione, durata ridotta a soli cinque giorni e layout espositivo – ci sarà il Salone Nautico di Genova. Se sono barche, navigheranno.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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