I senatori M5s: «Un altro governo è possibile»

Autunno a Cinque Stelle/1

Il ritorno dalle vacanze non è stato dei più sereni. Con il dibattito su Porcellum e Letta-bis portato fin sotto l’ombrellone, i parlamentari del Movimento 5 Stelle si sono confrontati in assemblea per uscirne lacerati da nuovi punti di rottura. Non c’è solo la legge elettorale (presto verrà depositata la proposta M5s) a turbare i sonni dei pentastellati, che nelle ultime ore osservano l’accerchiamento al senatore Luis Orellana, prima candidato alla presidenza Senato, poi al ballottaggio con Morra per il ruolo di capogruppo M5s e oggi accusato di “scilipotismo” per la sua apertura al dialogo con le altre forze politiche.

Se la strategia di Grillo e Casaleggio è tesa a consolidare uno zoccolo duro di parlamentari pronti “alla guerra”, scremando indecisi e dialoganti, gli eletti non disdegnano il confronto, che dalla dialettica spesso sconfina nello scontro. Dopo i mesi di conflittualità in seno a Montecitorio, oggi la fronda più effervescente si muove al Senato, dove da tempo è partita la conta col pallottoliere in caso di caduta del governo Letta. Eppure i problemi emersi tra i pentastellati di Palazzo Madama abbracciano anche la democrazia interna, l’aggressività dei toni e della comunicazione, con il gran capo Messora al centro del dibattito tra falchi e colombe.

In cima alla lista dei mal di pancia svetta la latitanza della piattaforma web, quella che dovrebbe interpellare gli attivisti su leggi e strategie, annunciata ad aprile, poi a luglio e mai attivata. Durante l’assemblea in streaming gli eletti hanno manifestato il loro disagio: «Ok, siamo portavoce, ma di chi? Dobbiamo dare più spesso la parola alla base». A Linkiesta recapitano le medesime rimostranze, con un annuncio: «Da tempo noi senatori sollecitiamo il portale, ma da quel che ci hanno detto il suo arrivo dovrebbe essere imminente, addirittura questione di giorni».

Intanto su Orellana fanno scudo quasi tutti i colleghi, dalla Camera al Senato. «È una persona per bene e un gran professionista, si è sempre speso per il Movimento», ripetono all’unisono. «Non è uno Scilipoti – chiosa a Linkiesta un senatore tutt’altro che dissidente – ha solo lanciato un tema su cui discutere, ci sono tante forme di dialogo con le altre forze politiche ed è giusto che vengano prese in considerazione, anche per evitare che il Movimento rimanga nell’angolo».

Un altro inquilino di Palazzo Madama, pure lui di stretta osservanza grillina, arriva al punto: «Nessun Letta bis e d’altra parte sappiamo che non ci verrebbe mai affidato l’incarico». Ma esiste una terza via: «Un governo di alte personalità estranee all’apparenza partitica». L’idea, già paventata nei mesi scorsi da una corposa minoranza pentastellata, potrebbe incontrare il favore di diversi senatori, anche se lo stesso proponente riconosce che «è un’ipotesi difficilmente realizzabile, ma se ci fosse un presidente della Repubblica più lungimirante ne potremmo parlare senza problemi». Tra i nomi pregiati da tirare in ballo, il pensiero non può non cadere sul senatore a vita Renzo Piano, già amico personale di Beppe Grillo.

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Ma in caso di caduta del governo, quanti sarebbero pentastellati disposti a sostenerne uno nuovo? Mentre le varie Sonia Alfano e Laura Puppato profetizzano numeri («Ma non hanno contatti con gli eletti»), un senatore stellato a microfoni spenti allarga le braccia: «Nessuno può dare una risposta certa, non siamo nella testa di ogni collega, ma più di qualcuno potrebbe pensarla allo stesso modo di Orellana». Tra questi Lorenzo Battista, che ha già benedetto un governo di scopo: «Dovrebbe fare poche cose e per il Movimento non si tratterebbe di fare la stampella a nessuno, ma di essere una forza politica propositiva». Assente all’ultima assemblea dei senatori in streaming, Battista è dato in uscita o quantomeno “in pericolo” da più di un collega, con le accuse già pronte: «Non ha mai aperto una discussione in pubblico con noi».

Quantificare la pattuglia degli aperturisti non è cosa facile. Tra i corridoi di Palazzo Madama fanno sapere che davanti al terremoto permanente tra Pd e Pdl «si campa alla giornata» e anche i più dubbiosi restano in attesa prima di muoversi nell’una o nell’altra direzione. Presto però, il pallottoliere degli stellati di governo potrebbe annoverare anche i fuoriusciti e gli espulsi dal Movimento. Tra loro c’è Adriano Zaccagnini, deputato ex M5s ora Gruppo Misto, che con il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia sta coagulando idee e persone per «individuare le falle del M5s e calibrare un modo di lavorare in maniera democratica». Il parlamentare romano continua a sentire i suoi colleghi e conferma le fibrillazioni: «Molti vogliono cambiare la legge elettorale e potrebbero accettare di ragionare su un governo di scopo».

Il piatto lo arricchisce Favia, che al telefono con Linkiesta rivela: «Ho contatti con molti finti talebani del Movimento, parlamentari all’ombra dei falchi che esibiscono un’incredibile doppiezza». E sul bivio post-Letta, l’ex pupillo di Grillo precisa: «C’è un gruppetto vicino all’uscita, ma con la caduta del governo ne vedremmo delle belle. Si creerebbero due situazioni: persone che potrebbero uscire perché contrarie a votare col Porcellum, ma anche un gruppo di parlamentari “interessati” che in caso di elezioni non verrebbero rieletti e sono pronti a sostenere un governo pur di prolungarsi la vita politica».

La partita si gioca a Palazzo Madama: già nel weekend il dialogante Orellana potrebbe decidere se lasciare o meno il Movimento.«Ora le dinamiche di mobbing e conflitti interni si sono spostati dalla Camera al Senato», spiega a Linkiesta Adriano Zaccagnini. «Ci sono stati tempi diversi tra i due Palazzi, ma adesso la linea aziendale di Grillo e Casaleggio si fa più pressante e lo staff ha stretto il controllo anche tramite Messora. Lui non è un responsabile della comunicazione, fa tutt’altro». E sul progetto degli ex pentastellati, Zaccagnini traccia la strada: «Abbiamo incontrato le senatrici fuoriuscite e molti attivisti critici nei confronti del Movimento. Non stiamo lavorando ad un contenitore, vogliamo pensare un nuovo metodo di regole per assicurare democrazia interna e ridare slancio all’iniziale impulso innovatore del Movimento. Sui tempi e sui modi dell’azione, magari con l’aiuto di senatori M5s, Favia è un oracolo: «Quando le fragole saranno mature si potrà agire di conseguenza».

Twitter: @MarcoFattorini