Portineria MilanoMaroni lascia, Giorgetti e Zaia verso la segreteria

La Lega Nord va a congresso

L’autunno caldo della Lega Nord ha avuto inizio lunedì 2 settembre nella sede di via Bellerio quando il segretario federale Roberto Maroni, a metà pomeriggio, durante la segreteria politica, ha ribadito quanto detto il giorno prima alla Berghem Fest: «Mi dimetto da segretario, dobbiamo organizzare il congresso prima di Natale».

La decisione era stata presa già nei mesi scorsi, ma l’ufficialità dà ora il via alla grande battaglia che dovrà rivoluzionare tutto il movimento, a poco più di un anno di distanza dalla stagione degli scandali, delle scope maroniane e di quel congresso di Assago che seppellì per sempre il leader Umberto Bossi: la data della prossima assise dovrebbe cadere alla fine di novembre massimo ai primi di dicembre.

Nelle prossime settimane la confusione all’interno del Carroccio è destinata ad aumentare. E riguarda come sempre il futuro del movimento. Se ne parla ormai da un anno. L’obiettivo di Maroni, o almeno della sua segreteria, era quello di far diventare la Lega il partito egemone del Nord. Ma il Sole delle Alpi e l’Alberto da Giussano sono un binomio ancora vincente tra le valli padane? O nelle metropoli settentrionali dopo il bagno di sangue alle ultime elezioni compensata dalla conquista della regione Lombardia?

Bobo da un lato continua ad assecondare le spinte rivoluzionarie del sindaco di Verona Flavio Tosi e della sua nuova Fondazione che «potrebbe svuotare il partito». Dall’altra lancia segnali opposti, facendo intendere di voler preferire nella battaglia per la segreteria federale Matteo Salvini, il giovane pierino padano che negli ultimi mesi ha continuato ad attaccare a testa bassa il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge.

«Ma siamo sicuri che Matteo si candiderà?» si domanda un salviniano di ferro ai microfoni de Linkiesta chiedendo l’anonimato. Salvini da tempo cova il sogno di diventare leader del partito, ma a remare contro sono soprattutto i veneti come anche qualche esponente lombardo. Tra i corridoi di Bellerio c’è chi sostiene che il «pierino padano» non guardi più in là del suo naso. E che per tenere in mano la segreteria serva qualcuno «con lo sguardo lontano».

A livello di delegati in Lombardia Salvini potrebbe anche spuntarla. Ma in Veneto la musica cambia. Il derby infatti è tutto qui, tra veneti e lombardi. Tosi sembra al momento fuori dai giochi per la segreteria, mentre potrebbe aspirare più avanti a una leadership del centrodestra: ha più volte lanciato la sua candidatura alle primarie.

Bossi è secondo la maggioranza dei leghisti ormai fuori dai giochi. I pochi bossiani rimasti spingono per ricandidarlo, ma il Senatùr vanta pochi delegati nelle segreterie provinciali e regionali. E anche il lancio delle nuove correnti non sembra aver attecchito tra i leghisti: la stagione bossiana sembra ormai tramontata. Ma contando che Bossi resta sempre Bossi, potrebbe essere sempre il Capo ad avere l’ultima parola sul prossimo congresso. O in ogni caso potrebbe far sentire il suo peso.

Sarebbero in sostanza «due» i possibili candidati alla segreteria. Due moderati, due che in un modo o nell’altro hanno superato la stagione delle scope senza spostarsi troppo dall’una all’altra parte: il responsabile economico Giancarlo Giorgetti e il governatore del Veneto Luca Zaia.

Il primo potrebbe essere il più titolato a condurre la Lega alle prossime elezioni europee. Conosce i conti del Carroccio dopo la stagione degli scandali (Maroni gli aveva affidato il compito di tagliare le varie società e sottosocietà in capo a Bossi ndr) ed è un politico apprezzato e navigato. Unico neo: la poca visibilità sui giornali.

L’ex saggio di Napolitano è «un uomo di potere» che preferisce il silenzio alle comparse in televisione. Eppure potrebbe essere l’uomo giusto in una fase ancora incerta per la Lega, sempre alle prese con questioni economiche di tutti i tipi, tra cui il famoso vitalizio che Bossi percepisce dal partito. Avrebbe dalla sua i lombardi come anche buona parte dei veneti, ancora legati a Bossi e più che mai inviperiti con Tosi.

Il secondo è Zaia. Il governatore ha spesso ricevuto i complimenti da Bossi come da Maroni. Si è tenuto lontano dalle battaglie tra barbari sognanti e bossiani. Ha una forte visibilità e conta un rapporto privilegiato, in quanto governatore del Veneto, con molti sindaci del Nord Italia: un modo per portare avanti proprio quel discorso di creare un partito egemone del settentrione più simile alla Balena Bianca Dc che alla Lega di Pontida. «Ma i lombardi lo voteranno?» si domandano in molti. E Tosi cosa dirà? Di certo c’è che l’autunno caldo è appena agli inizi. E su come sarà l’inverno circola una grande incertezza in via Bellerio.  

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