Steinbrück lascia e fa spazio alla Grossekoalition

In Italia il teatrino, in Germania...

Alla fine anche i socialdemocratici tedeschi hanno tratto le conseguenze del risultato elettorale della scorsa domenica. Dopo una settimana caratterizzata da una emorragia di dimissioni ai vertici delle formazioni politiche uscite sconfitte dalle urne, il candidato dell’SPD, il caustico e sagace Peer Steinbrück, ha annunciato il suo ritiro dai vertici del partito. «Voglio mettere fine, ordinatamente, alla mia carriera», ha detto nel corso di un mini congresso del partito che si è svolto ieri a Berlino. Il passo è la prima mossa necessaria per aprire il dibattito riguardo a una Grossekoalition. Il partito deciderà questa settimana se e a che prezzo scendere a compromessi con la cancelliera.

Le parole di Steinbrück sono state raccontate alla stampa tedesca dai presenti a un congresso che si è svolto a porte chiuse. Secondo le informazioni apparse sui principali quotidiani locali si sarebbe trattato di un discorso altamente emotivo, salutato da una standing ovation dei 200 delegati riuniti. Il candidato avrebbe ammesso di aver mancato il suo obiettivo principale, e cioè quello di sconfiggere Angela Merkel e spodestarla con una maggioranza rosso verde, sarebbe a dire di socialdemocratici e Verdi.

Le cose sono andate diversamente: l’SPD ha sì migliorato il suo risultato rispetto al 2009, però è rimasta al 25,7%, mentre i Verdi hanno subito una caduta disastrosa che li ha relegati alla posizione di quarto partito, con un 8,4%, dietro a Die Linke. Il candidato Jügen Trittin si è dimesso lunedì. Altri vertici della formazione hanno annunciato che non si ricandideranno in posizioni dirigenziali. È stata poi l’elezione che ha cancellato dalla storia i liberali, dopo sei decenni in Parlamento, l’FDP è rimasto sotto al 5% necessario per accedere al Bundestag. Merkel ha fatto piazza pulita, con il 41,5%, quasi la maggioranza assoluta. Però nemmeno il suo partito, l’Unione Cristiano Democratica (CDU), può cantare vittoria: non ha alleati papabili al centro destra e per formare una maggioranza ed è costretta a cercare una grande coalizione. Il risultato è ancora incerto.

Questa settimana si è svolta all’ombra di tatticismi volti a costituire «un governo stabile», per dirla con le parole della cancelliera che ha escluso da subito la possibilità di governare in minoranza. La CDU ha già aperto al centro sinistra mostrandosi disposta a negoziare sul salario minimo garantito e su un aumento delle tasse per le fasce di reddito più elevate. È quest’ultima una posizione di comodo: la cancelliera potrà rompere le sue promesse elettorali attribuendo la responsabilità ai suoi soci di coalizione.

I socialdemocratici hanno effettuato in nottata un referendum tra la base in cui i delegati riuniti si sono espressi a favore di sondare la possibilità di una Grossekoalition già questa settimana. È una decisione rischiosa: dopo i quattro anni di governo accanto a Merkel raccolsero il peggior risultato di sempre. Sono stati in particolare i socialdemocratici del Nord Reno Vestfalia, che governano in quello che è il Land più popolato, a opporsi al governo di larghe intese.

I sondaggi diffusi dalla televisione ARD sembrano suggerire che ai tedeschi non dispiaccia questa eventualità: il 62% degli elettori della CDU e il 56% di quelli dell’SPD. In totale il 48% della popolazione è a favore di un accordo di larghe intese.

In alternativa Merkel potrebbe provare una alleanza con i Verdi. È questo uno scenario meno probabile per il veto posto dai cristiano sociali bavaresi della CSU. Se i negoziati non producono risultati nelle prossime settimane, si potrebbe parlare anche di nuove elezioni. Questa ipotesi, paventata dalle tv di stato nel corso di tutta la settimana, andrebbe a nuocere in particolare all’SPD, secondo un’opinione diffusa tra gli analisti, e probabilmente porterebbe gli euroscettici in parlamento, oltre a dare una seconda possibilità ai liberali.