Portineria MilanoTra Berlusconi e Siria, Letta si affida alla preghiera

Non sapere a che santo votarsi

Resta nella sua stanza di Villa D’Este a Cernobbio per metà pomeriggio. Poi esce, si apparta per un’intervista alla Bbc sul lungo lago. Quindi se ne va, rincorso dai giornalisti (nel mentre perde una scarpa ndr) e rilascia questa semplice dichiarazione: «Vi prego sto andando a messa». Giornata «surreale» al Workshop Ambrosetti per il presidente del Consiglio Enrico Letta. Il premier di ritorno dal G20 – forse stanco dopo il volo da San Pietroburgo – ha partecipato ai lavori mattutini della kermesse economica, ma poi si è rifugiato in stanza, la numero 303 del bellissimo albergo a cinque stelle di Villa D’Este. Lì ha incontrato il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Poi ha mangiato gnocchetti al ragù, una burrata e dell’arrosto di vitello con patate.

Giornata surreale dicevamo, perché Letta ha evitato di incontrare la stampa italiana, con i giornalisti che sono rimasti ad attenderlo nella hall per quasi tre ore.
Ma c’è più di una conferma sul fatto che Letta non fosse nelle corde di rispondere alle domande. Ci sono ormai due scadenze nei prossimi giorni che potrebbero destabilizzare tutto il governo e il mandato del discepolo di Andreatta. La prima è la solita. Riguarda la decadenza del leader del centrodestra Silvio Berlusconi (fresco di ricorso alla Corte di Strasburgo contro la legge Severino, ndr), con la giunta per le autorizzazioni del Senato che lunedì si riunirà per discutere il provvedimento.

La seconda è la guerra in Siria. Dopo il G20 appare sempre più probabile che l’Italia fornirà agli Stati Uniti le basi per un eventuale attacco contro Damasco. Certo nulla è ancora certo e di mezzo ci dovrà essere il benestare delle Nazioni Unite. Ma la questione sta creando più di una frizione con il ministro degli Esteri Emma Bonino, che invece cercava di sposare una linea più politica rispetto alla «questione Assad».

Tra Berlusconi e Assad, tra Scilla e Cariddi insomma, dal 9 settembre il governo di Enrico Letta potrebbe incappare in diversi ostacoli. Berlusconi è il primo, con la possibilità che il Pdl possa alla fine staccare la spina. Ma sulla guerra in Siria c’è già chi si domanda se in caso di intervento da parte degli Stati Uniti, anche Letta chiederà come Obama il parere al proprio parlamento: con i grillini e i pidiellini in digiuno con il Papa, di guerrafondai ce ne sono davvero pochi. A questo punto meglio pregare. Come ha fatto proprio il presidente del Consiglio nella chiesa di Cernobbio…  

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