Wesolowski, il Vaticano ha ancora l’incubo pedofilia

Lo scandalo nella Repubblica Dominicana

Una parte tutt’altro che secondaria del destino della Chiesa di Roma si sta giocando in una piccola isola dei Caraibi, la Repubblica Dominicana, il cui territorio è diviso a metà con Haiti; Paesi poveri, situati di fronte all’America e a poca distanza da Cuba, realtà dove il cattolicesimo ha ancora un ruolo sociale ed è fede riconosciuta del popolo.

È in questa parte di mondo che è finito sotto accusa per una storia di abusi sessuali l’ex nunzio della Santa Sede nella Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski, alle spalle una lunghissima carriera diplomatica nei ranghi delle nunziature di mezzo mondo fra Asia, Africa e America Latina. Il 21 agosto scorso il nunzio è decaduto dalle sue funzioni, un processo canonico è stato aperto contro di lui dalla Congregazione per la dottrina della fede, la notizia, intanto, è diventata un caso da prima pagina nei Paesi di lingua ispanica d’Oltreoceano. E non c’è da stupirsi: il coinvolgimento di un rappresentate del Papa in una storia di pedofilia sulla quale la giustizia della piccola repubblica caraibica sembra avere pochi dubbi, costituisce uno smacco non da poco per il Vaticano, è il prolungarsi di un incubo che colpisce al cuore la Santa e le sue istituzioni.

Wesolowski è cresciuto per intero alla scuola di Giovanni Paolo II: ha studiato nel seminario maggiore di Cracovia dove fu ordinato sacerdote nel 1972 dall’arcivescovo Karol Wojtyla; a partire dai primi anni ’80 ha lavorato nel servizio diplomatico vaticano, quindi ha attraversato diversi Paesi: Costa Rica, Giappone, India, Svizzera, Danimarca. Nel 2000 diventa arcivescovo e a celebrare l’ordinazione c’è di nuovo Wojtyla. La carriera di Jozef Wesolowski, l’alto prelato che si faceva chiamare ‘Giuseppe’ dai ragazzi nei quartieri poveri e malfamati di Santo Domingo, prosegue: fra il 2000 e il 2002 è nunzio in Bolivia e poi dal 2002 al 2008 ricopre la stessa carica in Kazakhstan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Poi, di nuovo, dal 2008 al 2013 vien chiamato a fare il nunzio nella Repubblica Dominicana, è anche delegato pontificio a Puerto Rico e Haiti; da non sottovalutare quest’ultimo incarico visto il terremoto che sconvolse l’isola nel 2010 e il ruolo importante che hanno avuto le strutture cattoliche nel fornire aiuti e sostegno a una popolazione colpita in modo drammatico dal sisma.

È importante capire le date: i fatti contestati al nunzio, infatti, risalgono inevitabilmente agli ultimi cinque anni; si tratta del periodo in cui la Santa Sede sotto la spinta di Ratzinger ha prodotto il suo massimo sforzo in materia di lotta alla pedofilia e agli abusi all’interno della Chiesa. Da questo punto di vista si delinea, quindi, in primo luogo un’infedeltà assoluta da parte del nunzio che ha disatteso la parola del papa; in seconda battuta sorge un interrogativo: possibile che nessuno in Vaticano e nelle tante sedi occupate da Wesolowski sapesse nulla?

È credibile sostenere che il prelato polacco abbia cominciato ad abusare di minori solo nel corso di quest’ultimo mandato? Il cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, arcivescovo di Santo Domingo, ha chiesto pubblicamente che la giustizia persegua il nunzio e accerti tutta la verità, ha parlato della vergogna della Chiesa. Ma ha anche spiegato di aver raccolto un certo numero di “informazioni confidenziali sull’ex nunzio, anche se non avevo alcuna prova su questi fatti”. Tuttavia il cardinale ha ritenuto di doverne parlare “direttamente” con papa Francesco, cosa che ha fatto a luglio. Nella prima settimana di agosto il nunzio è partito dalla Repubblica Dominicana ed è sbarcato in Vaticano, il 21 è arrivata la destituzione ufficiale, nel frattempo – anche grazie a una campagna stampa – sono partite le indagini della magistratura locale.

C’è il rischio, come hanno sostenuto settori dell’opinione pubblica, che la manovra della Santa Sede corrisponda di fatto a una messa in sicurezza di Wesolowski per evitargli processo ed eventuale galera? Il dubbio è legittimo visti i numerosi precedenti in materia, e per evitare simili letture il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, oltre a confermare la sequenza dei fatti e le parole del cardinale López Rodríguez, ha detto: “nello stesso mese di agosto la Segreteria di Stato ha dichiarato – tramite l’ambasciatore della Repubblica Dominicana presso la Santa Sede – l’intenzione di collaborare con le autorità dominicane qualora esse lo richiedano”. Poi la frase chiave: “il richiamo del nunzio non manifesta quindi assolutamente l’intenzione di evitare la sua assunzione di responsabilità per quanto venga eventualmente accertato”. Lombardi ha precisato che subito prima di partire per il Brasile, il Papa è stato informato e di lì a poco il nunzio ha cessato di svolgere le sue funzioni.

La magistratura dominicana, intanto, ha ipotizzato anche una richiesta di estradizione tuttavia l’appartenenza al corpo diplomatico del nunzio crea qualche ostacolo in più. In ogni caso si vedrà su questo punto – e anche sulle misure che verranno prese in Vaticano verso l’ex nunzio – la capacità della Santa Sede di fare sul serio, e quanto contano ancora i contropoteri che si muovono nei sacri palazzi rispetto ai cambiamenti introdotti da Bergoglio. Non si può dimenticare infatti che, in materia di abusi sui minori, anche l’input alla pulizia e alla trasparenza dato da Benedetto XVI ha incontrato non pochi problemi all’interno stesso della Chiesa.

Fra i fatti emersi fino ad ora e raccontati nel corso di un’inchiesta televisiva trasmessa nel Paese caraibico, ci sono alcuni particolari inquietanti: secondo una testimonianza il nunzio pagava alcuni ragazzi e adolescenti per poterli filmare mentre si masturbavano. La procura locale ha poi individuato 7 di loro che sono stati interrogati e i cui racconti, è stato detto, si sono rivelati “coerenti”. Secondo il procuratore aggiunto incaricato delle indagini, Bolivar Sanchez, le testimonianze sono state “di forte impatto” e “dolorosi”. I ragazzi hanno raccontato di aver avuto rapporti sessuali con il nunzio in cambio di denaro, insomma prostituzione minorile. Ma non è finita.

La magistratura di Santo Domingo, infatti, sta indagando anche su altri due casi di sacerdoti abusatori: si tratta di Juan Manuel de Jesús Mota, conosciuto come il padre Johnny, a Costanza nel nord del Paese, accusato di aver commesso violenze contro diverse donne. E poi di un altro sacerdote di origine polacca, Alberto Gil Nojache, accusato di gravi violenze contro diversi minori, fuggito dal Paese a maggio poco prima di essere denunciato. Difficile capire se questi casi siano collegati, se si possa parlare o meno di una rete di preti che commettevano abusi e violenze e si proteggevano gli uni con gli altri. Per ora queste sono solo ipotesi. La verità è affidata alle indagini in corso. Ma per altro verso potrà essere la Chiesa a poter fare luce su molti episodi contribuendo in tal modo a dare credibilità a quella richiesta di “perdono” alle vittime e alle loro famiglie pronunciata dai vescovi locali.

Twitter: @FrancePeloso

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