Il conflitto di interessi di Silvio colpisce a destra

Il “metodo Boffo” e il ruolo delle tv

È un dato incontestabile che in Italia – unico paese occidentale – esista da venti anni una irrisolta questione di conflitto di interessi generato dal controllo (diretto o indiretto) di televisioni e giornali da parte del leader incontrastato della coalizione di centro-destra, il senatore Silvio Berlusconi, già Presidente del Consiglio.

Una vicenda che ha visto il centro-sinistra periodicamente denunciare il problema – da sempre cruciale in una moderna democrazia e ancor più nell’era della comunicazione globale – anche se si è dimostrato incapace di risolverlo per via legislativa, quando è stata in maggioranza in Parlamento.

Un’anomalia tutta italiana, quella del Berlusconi politico e imprenditore nel campo dei media, su cui, a più riprese, si sono accesi i riflettori dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, in particolar modo nelle fasi cruciali delle campagne elettorali e delle analisi post voto in tema di potere di condizionamento della televisione nella scelta compiuta dai cittadini nel segreto dell’urna.

Ad osservare bene il fenomeno, però, ci si accorge che esiste anche un rovescio della medaglia, poco esplorato dai commentatori. Infatti, il conflitto di interessi permanente di Berlusconi ha indubbiamente contribuito a ostacolare la crescita nel centro-destra di una figura in grado di contendere la leadership al dominus di Mediaset, “Il Giornale” ecc.

In fondo, pur senza negare il condizionamento in termini di costruzione e mantenimento del consenso rappresentato dalla anomalia mediatica berlusconiana, il centro-sinistra è riuscito a sconfiggere Berlusconi sia nel 1996 sia nel 2006 con Prodi, oltre alla “vittoria mutilata” di Bersani del febbraio scorso. Nel centro-destra, invece, chiunque abbia tentato di mettere in discussione lo scettro del comando è stato oggetto di campagne mediatiche che hanno finito rapidamente per distruggere la sua immagine, spingendo i ribelli nell’oblio più completo, l’odissea dell’ex Presidente della Camera Gianfranco Fini per tutti.

Secondo le ricerche sui comportamenti elettorali, infatti, è sulle trasmissioni e i Tg Mediaset (oltre alla lettura, più ridotta numericamente, de “Il Giornale” e “Libero”) e non certo su “la Repubblica” e il Tg3, che buona parte degli italiani che votano stabilmente centro-destra costruiscono la loro opinione politica. Esemplare a riguardo il ruolo del Tg4 a presidio della fascia donne-over 65, su cui Berlusconi esercita un fascino che gli garantisce un consenso ancora superiore al 40 per cento. Per paradosso, infatti, i tentativi di “europeizzazione” della destra italiana, superando l’anomalia berlusconiana, hanno suscitato più interesse e attenzione sui giornali tradizionalmente più vicini al centro-sinistra, mentre ogni accenno di dibattito su quelli di centro-destra è stato sistematicamente sopito sul nascere.

Non è dunque casuale che oggi i ministri Pdl abbiano reagito con durezza all’editoriale del direttore de “Il Giornale” Sallusti, evocando l’esecrabile «metodo Boffo» e rivendicando il diritto democratico al dissenso politico in senso al Pdl-Forza Italia. La capacità di condizionamento di Berlusconi sui media del centro-destra, però, finirà per non consentire l’apertura di un confronto più ampio sulla natura e la strategia di breve e medio periodo della rinata Forza Italia, non a caso riesumata con una operazione a tavolino, in assenza di qualsivoglia riflessione critica sugli ultimi venti anni e prontamente “promozionata”, con una operazione di marketing, grazie anche ai benefici di rapida veicolazione garantiti proprio dal conflitto di interessi permanente con sede a Arcore.

Twitter: @FedericoFornaro

* senatore del Partito democratico