Il Nobel per la Letteratura 2013 ad Alice Munro

Nobel 2013, i vincitori

L’Accademia Svedese ha assegnato il premio Nobel per la Letteratura 2013 a Alice Munro.

Alice Munro, canadese, è nata a Wingham, Ontario, nel 1931 e ha scritto ininterrottamente dall’adolescenza, solamente racconti. Ha collaborato con frequenza con il New Yorker, The Atlantic, The Paris Review e Mademoiselle. In Italia sono state pubblicate venti raccolte, soprattutto da Einaudi, l’ultima è Troppa felicità, del 2011.  

La scorsa primavera ha annunciato il suo probabile ritiro dalla scrittura, volendo dedicarsi soprattutto alla vita privata.

Il titolo del Edmonton Journal, clicca sull’immagine per leggere tutto l’articolo

In Più lontano ancora (Einaudi, 2012), una raccolta di saggi, Jonathan Franzen elencava le motivazioni per le queli «la bravura di Alice Munro supera in maniera tanto scorcentante la sua fama», ecco le prime (particolarmente azzeccata la quarta):

Alice Munro può essere considerata a buon diritto la piú grande scrittrice vivente del Nord America, ma fuori dal Canada, dove i suoi libri sono in cima alle classifiche, non ha mai conquistato un pubblico numeroso. A rischio di passare per il paladino dell’ennesimo autore sottovalutato – e forse avete imparato a riconoscere ed evitare queste perorazioni, un po’ come avete imparato a non aprire le lettere di certe associazioni di beneficenza? Richieste come: «Per favore fate una generosa donazione a Dawn Powell»? «Con un contributo di soli quindici minuti a settimana potrete assicurare a Joseph Roth il posto che gli spetta nel canone moderno»? – voglio cercare [di indovinare] perché la bravura di questa scrittrice superi in modo cosí sconcertante la sua fama.

1. La scrittura di Munro si basa esclusivamente sul piacere di narrare. Il problema è che molti acquirenti di narrativa impegnata mostrano un’entusiastica preferenza per robaccia pseudoletteraria, lirica, trepidamente seria.

2. Chi legge Munro non assimila nozioni supplementari come lezioni civiche o dati storici. I suoi racconti parlano di persone. Persone persone persone. Se leggete narrativa che tratta di argomenti istruttivi come l’arte del Rinascimento o qualche importante capitolo della storia nazionale, avrete la certezza di sentirvi produttivi. Ma se la storia è ambientata nel mondo moderno, se le preoccupazioni dei personaggi vi sono familiari, e se il libro vi appassiona talmente che non riuscite a chiuderlo all’ora di andare a letto, allora c’è il rischio che vi stiate semplicemente divertendo.

3. I suoi libri non hanno titoli altisonanti tipo Pastorale canadese, Canadian Psycho, Rosso canadese, In Canada o Il complotto contro il Canada.
Munro, inoltre, si rifiuta di rappresentare momenti drammatici fondamentali con comodi riassunti digressivi. E ancora, la mancanza di retorica, l’eccellente orecchio per i dialoghi e l’immedesimazione quasi patologica nei personaggi hanno il dannoso effetto di oscurare l’ego dell’autrice per molte pagine di fila. Infine, nelle foto sul retro di copertina Munro sorride affabile, come se il lettore fosse un amico, anziché posare con quel cipiglio afflitto che denota un serio intento letterario.

4. L’Accademia Reale Svedese ha preso una ferma posizione.
A Stoccolma, evidentemente, ritengono che troppi canadesi e troppi autori di racconti abbiano già ricevuto il Nobel per la letteratura. Adesso basta!

[…] Continua a leggere sul sito di Einaudi Editore.

Da un suo racconto del 1999 pubblicato sul New Yorker dal titolo The bear came over the mountain (che potete leggere qui), è stato tratto il film Away from her – Lontano da lei. Ecco il trailer italiano:

 https://www.youtube.com/embed/vTsPvHcNzwQ/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

La sua carriera letteraria, dice sorridendo in questa intervista all’International Festival of Authors, è iniziata dopo aver letto il triste finale de La sirenetta di Hans Christian Andersen. «Mi sono alzata, sono uscita e ho fatto il giro della casa. E ho continuato a girare attorno alla casa inventandomi un finale felice. Uno in cui la sirenetta può stare con il principe e non deve diventare schiuma di mare sulla spiaggia.»

 https://www.youtube.com/embed/_5qgRSwuxFU/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

E durante un’altra intervista, per The Paris Review, racconta di essere una lettrice compulsiva e parla degli autori che hanno influenzato il suo lavoro.

Leggere è stata la mia vita finché non ho compiuto trent’anni. Vivevo nei libri. Gli autori del sud degli Stati Uniti sono stati i primi a segnarmi, perché mi mostrarono che si poteva scrivere di piccole cittadine e gente semplice, il tipo di vita che conoscevo bene. Al tempo non me ne accorsi, ma trovo interessante che tutti i miei scrittori preferiti di quella scena erano donne. Non ho amato davvero Faulkner. Ma ho amato Eudora Welty, Flannery O’Connor, Katherine Ann Porter, Carson McCullers. Mi trasmettevano la sensazione che le donne potessero scrivere dello strano e del marginale.

Twitter: @LKcultura

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