La svolta del fisco: “La barca non indica la ricchezza”

Attilio Befera ci ripensa

«Il fisco deve e vuole essere amico della nautica, anche se in passato non è stato così». Parole, opere e omissioni di Attilio Befera – il direttore dell’Agenzia dell’Entrate – che ha avuto il coraggio (quale?) di recarsi nella tana del lupo: il Salone Nautico di Genova dove i sopravvissuti di un settore con un mercato interno «bulgaro» si sono ritrovati per cinque giorni. Consolandosi a vicenda e manifestando un cautissimo ottimismo e piccoli segnali di vitalità. Per i non addetti ai lavori, parliamo di un mercato che negli ultimi cinque anni ha perso il 60% del proprio fatturato complessivo e che a fine anno riuscirà a perderne ancora tra il 4 e l’8% dopo un 2012 chiuso con un favoloso -27 per cento. Il tutto nonostante resti leader nei super-yacht (indovinate un po’, tutti per armatori stranieri) con il 39% del mercato mondiale.

Di fronte al disastro, finalmente la conversione sulla via di Genova. Befera, mocassino ministeriale d’ordinanza e faccia allegra da burosauro di gita, dice che «c’è stato un cambiamento, anche politico, nel modo di considerare la nautica: non solo come elemento di prelievo fiscale ma come elemento di sviluppo per il Paese». Wow, come hanno fatto a capirlo? Ancora: «La barca, grazie al nuovo redditometro, non viene più valutata come indice di ricchezza ma come un qualsiasi bene con le sue spese». Fantastico, vallo a spiegare a chi – nonostante l’introduzione del bollino blu – pure l’estate scorsa è stato fermato regolarmente fuori dal porto o in mezzo al mare. Narrano di regate (sottolineiamo, competizioni di barche a vela da 12 metri non raduni con i superyacht di Briatore) dove ogni giorno venivano compiuti controlli prima e dopo, trattando l’armatore come un sultano del Brunei.

Poteva mancare il colpo di scena? La speranza di un futuro migliore? La conferma che l’Erario quando si pente, non si dimentica del popolo bue? Eccola e riguarda la tassa sul possesso che venne abolita per le imbarcazioni sotto i 14 metri e dimezzata per quelle tra i 14 e i 20 metri, mantenendo gli «sconti» per la vela e la vetustà dell’imbarcazione. «Stiamo lavorando per il rimborso degli importi non dovuti dopo l’entrata in vigore della modifica – spiega felice Befera – ci sono ancora piccoli dubbi di interpretazione ma nei prossimi giorni scatterà il provvedimento». Da abbracciarlo per la generosità. Senza tirare in ballo l’atavica propensione tricolore a chiudere la stalla quando sono scappati i buoi, il pensiero lucido è che in questo Paese è sempre meglio pagare solo quando rischi di essere scoperto, denunciato, arrestato. Se il provvedimento è discusso sin dalla preparazione, chi rispetta le regole e paga entro la scadenza finisce per prendersi il piffero dove non merita. Quanto al rimborso, tranquilli: arriverà, con tempi biblici. Come potete stare tranquilli sul rientro delle barche dai porti stranieri, sulla ripresa del mercato interno e su un sistema logico di controlli in mare. Come no.

Soddisfatto per il pensiero del signor Befera (a differenza di tanti, presenti e assenti) il presidente di Ucina-Confindustria Nautica annuncia combattivo «Visto che il premier Letta non è venuto al Salone gli chiederò un incontro». Anton Francesco Albertoni è persona perbene che da un lato non può che ringraziare il Governo per i segnali positivi (ci consenta, a noi sembrano solo non negativi) finora dati al comparto nautico e dall’altro dichiara di voler «far comprendere fino in fondo cos’è la nautica e cosa può dare al Paese». Giusto puntare al massimo e poi l’importante è esagerare, cantava Enzo Jannacci, tra l’altro appassionato di vela. A noi fa sorridere invece che il riconoscimento Pioniere della Nautica (istituito nel 1988 da Ucina per premiare i benemeriti del settore, al di là del ruolo) sia andato a Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile Nazionale. L’uomo che ha coordinato il recupero della Concordia finita sugli scogli del Giglio. Brivido di emozione per il prefetto, brivido lungo la schiena pensando che la nautica italica è come la nave Costa Crociere. Ma almeno il playboy Schettino non si è pentito.

Twitter: @Mbertera

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