O’Malley, il cardinale del Papa che sfidò la dittatura

L’omelia contro il governo argentino

L’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro ha riaperto, com’era quasi inevitabile, la discussione sul rapporto fra Chiesa e dittatura in Argentina negli anni che vanno dal 1976 al 1983; tanto durò l’efferata stagione della giunta militare al potere. Tuttavia, nonostante il tempo trascorso, il Paese sudamericano non ha mia superato del tutto quel trauma: vale a dire l’eredità ingestibile di 30mila desaparecidos con il seguito inenarrabile di complicità, omissioni, viltà e atti di coraggio, morti e strategie di sopravvivenza, denunce, processi e ricostruzioni storiche. Diversi testimoni e protagonisti sono scomparsi, altri vivono lontano dal Paese, ma molti testimoni e attori di quell’epoca sono ancora oggi presenti sulla scena pubblica.

Anche l’allora provinciale argentino dei gesuiti, Bergoglio appunto, si trovò coinvolto nel turbine di eventi drammatici e sanguinosi seguiti al golpe militare. Ma se ora il discorso intorno a Bergoglio interessa in quanto l’arcivescovo di Buenos Aires è diventato nel frattempo papa, bisogna ricordare che all’epoca dei fatti la gerarchia cattolica in Argentina e in Vaticano aveva altri responsabili e altre dunque appaiono le responsabilità di fondo. Secondo il Nobel per la pace argentino Adolfo Perez Esquivel, non c’è alcun elemento per considerare Bergoglio un complice dei militari: si può dire al contrario che lavorò nell’ombra per salvare molti perseguitati anche se non denunciò ad alta voce i crimini del regime. Non esiste insomma un caso Bergoglio.

L’onda lunga della storia però non si è fermata, è arrivata fino a noi, al conclave del marzo scorso e poi oltre. Si ricordi che uno dei primissimi atti del nuovo papa è stato la nomina di un gruppo di otto cardinali, il cui compito è quello di aiutare il pontefice a “governare la Chiesa universale” progettando inoltre la riforma della Curia. Si tratta in sostanza di un sorta di esecutivo parallelo rispetto a una curia vaticana che, per ora, è stata praticamente esautorata di ogni potere reale. La decisione dell’ex arcivescovo di Buenos Aires è scaturita anche da una conoscenza diretta degli ambienti romani; prima che fosse eletto al soglio pontificio, infatti, il suo nome ricorreva in diversi dicasteri vaticani di cui era membro: famiglia, culto divino, commissione per l’America Latina, ‘ministero’ della vita consacrata. Ed è proprio in questi diversi organismi che Bergoglio ha incontrato e familiarizzato con alcuni dei cardinali scelti poi come suoi fedelissimi (il cileno Javier Errazuriz, l’australiano Gerge Pell, l’honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga); negli anni il confronto all’interno del gruppo è andato avanti e si è allargato ad altri porporati, sono emersi temi e sensibilità comuni sulla riforma della Chiesa. Fra di loro c’era anche un americano, l’attuale arcivescovo di Boston, il cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley.

Bisogna a questo punto fare un salto indietro nel tempo, fino al 25 maggio del 1979. La data è quella in cui ricorre la festa dell’indipendenza argentina; quel giorno, come ogni anno, a Washington, i militari argentini presenti nella capitale americana prendevano parte a una messa celebrativa. La messa, spesso accompagnata negli anni precedenti da proteste contro la dittatura all’esterno della chiesa, venne presieduta dall’allora vicario episcopale di Washington, monsignor Sean Patrick O’Malley. Al momento dell’omelia, inaspettatamente, O’Malley pronunciò un attacco durissimo contro la dittatura e quella che veniva definita “dottrina della sicurezza nazionale” cui si appoggiava la giunta argentina per giustificare la violenza con la necessità di arginare l’esplosione del caos sociale. O’Malley citò diversi passaggi tratti dai documenti dei vescovi latinoamericani riunitisi a Puebla in una delle storiche assise della Chiesa del continente. Ricordò che dopo aver condannato gli «errori del marxismo» bisognava «affrontare la realtà oppressiva del capitalismo liberale». Ancora, spiegava il giovane vicario, la sicurezza di un Paese va garantita «da un potere indipendente» mentre la «dottrina della sicurezza nazionale si oppone a una visione cristiana della vita».

Ma era solo l’assaggio: O’Malley, sferrò subito dopo un colpo talmente netto contro il governo militare da costringere gli ufficiali argentini presenti nella cattedrale di San Matteo ad abbandonare la funzione e l’ambasciata di Buenos Aires a protestare duramente. «Sono scomparsi – disse – centinaia di cittadini, alcuni marxisti, altri oppositori di diversa natura, altri persone apolitiche, altri semplicemente familiari di dissidenti! Un vescovo ha reclamato per i bambini desaparecidos e le donne incinta, la cui sorte è ancora sconosciuta!». «Troppe volte in America Latina – aggiunse – persone di coscienza, senza nessun interesse politico nella lotta per la giustizia, sono state accusate di essere marxiste e perseguitate come tali». «Quelli che usano come scudo – proseguiva il frate cappuccino – una supposta crociata antimarxista per compiere delle stragi, per violare tutti i diritti e le garanzie dei cittadini, sono criminali e non devono essere chiamati cattolici e cristiani». Quindi aggiunse che a Puebla, in Messico, dove nel 1979 si era in effetti tenuto il grande summit dei vescovi latinoamericani, una volta cessati gli ‘evviva’ per la visita del Papa, «si sentì il pianto e l’ira delle madri di plaza de Mayo che erano andate all’assemblea dei pastori». Infine affermò: «La sofferenza di familiari di persone scomparse è uno scandalo che esige dal governo argentino un’azione immediata per scoprire qual è la sorte dei desaparecidos e così garantire il rispetto dei diritti costituzionali di ogni cittadino». Dall’anno successivo la messa per il 25 maggio si celebrò in una struttura militare a Washington.

Di certo Bergoglio intrattenne rapporti giustificati dal suo ruolo con la gerarchia della Chiesa argentina che risultò poi silente o complice negli anni della dittatura, ma i suoi comportamenti furono, nell’insieme, altri e ben diversi nonostante anch’egli fosse immerso nel clima di terrore e ambiguità che attanagliava il Paese. Gli anni poi sono passati, la storia è andata avanti, Bergoglio è diventato papa e fra i suoi uomini di più stretta fiducia ha collocato il cardinale O’Malley, papabile di punta all’ultimo conclave, uomo di chiesa tutto d’un pezzo, su posizioni piuttosto ferme in materie come l’aborto, che un tempo sfidò a viso aperto i militari di quell’Argentina dove si stava consumando una tragedia.

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