Per Draghi non è giunta l’ora del denaro a costo zero

La liquidità nell'eurozona

Nuovi interventi arriveranno, ma non si sa quando. In altre parole, non ci dovrebbero essere sorprese dal meeting mensile della Banca centrale europea (Bce) di domani. Dopo una settimana di tormenti su un possibile taglio dei tasso d’interesse di riferimento, ora anche la maggior parte degli investitori internazionali ritiene che Mario Draghi non muterà la politica monetaria della Bce. Almeno per ora.

Eppure la pressione per un nuovo allentamento del costo del denaro rimane elevata, specie dopo la revisione al ribasso della stime macroeconomiche da parte della Commissione europea. La crisi dell’euro è finita? No. Però ci sono segnali positivi che arrivano sul versante dell’attività economica. Gli ordini sono in aumento, le esportazioni pure, il credit crunch si sta allentando. Ma non è abbastanza. È questo il momento in cui, dopo aver sostenuto gli Stati nel periodo più buio della storia dell’eurozona, le banche devono supportare l’economia reale, al fine di tramutare i bagliori della ripresa in una luce costante. Lo stress però è ancora elevato, il deleveraging sta continuando e i bilanci bancari dovranno essere ripuliti in modo rilevante. Ecco perché la Bce sta studiando nuovi interventi.

«Le banche devono essere messe nella condizione di poter riprendere l’attività di prestito alle imprese, specie nella periferia della zona euro», ha scritto Goldman Sachs in una nota di inizio settimana. L’alternativa, infatti, è una stagnazione «può creare più danni di altri sei mesi di recessione». Un taglio al costo del denaro, però, deve essere ragionato: se avvenisse troppo presto, il suo effetto potrebbe essere vanificato. Sia Goldman Sachs sia Bank of America-Merrill Lynch sia Société Générale pensano che la sforbiciata al tasso di riferimento possa avvenire in dicembre. Prima quindi del tapering del Quantitative Easing (QE) da parte della Federal Reserve statunitense. Al massimo, domani potrebbero esserci delle novità sul fronte del tasso di rifinanziamento bancario e su quello del Marginal lending facility, lo speciale canale per la liquidità overnight. Un allentamento sarebbe un primo passo, in attesa di un intervento più profondo.

La Bce ha infatti ancora diverse frecce nel suo arco, oltre al taglio dei tassi. Una di queste è il lancio di una nuova Long-term refinancing operation (operazione di rifinanziamento a lungo termine, o Ltro), dopo le due lanciate fra il dicembre 2011 e il febbraio 2012 per circa 1.089 miliardi di euro. Come riportano a Linkiesta fonti interne dell’Eurotower, il dibattito sulla tempistica del lancio è forte. C’è chi vorrebbe già in dicembre vedere la nascita di questo canale di liquidità, c’è chi preferisce attendere più dati macroeconomici prima di sprecare questa cartuccia. «È però quasi opinione comune che non si può attendere troppo tempo, dato che la rottura del meccanismo di trasmissione della politica monetaria è ancora rotto per quanto riguarda Italia e Spagna», spiegano dalla Bce. Proprio i problemi di finanziamento delle imprese in questi due Paesi sono il motivo principale per cui Draghi sta pensando di adottare una nuova Ltro. Le banche di Italia e Spagna prestano troppo poco alle imprese dei rispettivi sistemi economici. Colpa degli squilibri che ancora esistono, nonostante il rischio-paese sia calato in modo significativo negli ultimi dodici mesi.

Per ovviare a questi problemi, sta circolando l’ipotesi che la prossima Ltro sarà focalizzata in modo specifico alle banche italiane e spagnole. Per ora dalla Bce nessuno si sbilancia, ma nemmeno escludono un’azione del genere che, nel medio periodo, potrebbe aiutare Roma e Madrid a creare le condizioni per la ripresa della domanda interna. Qualunque decisione prenda il board della Bce domani, è palese che la politica monetaria resterà accomodante ancora per buona parte del 2014. Come ha fatto notare Deutsche Bank, è possibile che il costo del denaro resti così basso fino alla fine dell’Asset quality review (Aqr), la verifica di bilancio che sarà condotta dalla Bce dal novembre 2013 al novembre 2014. Tassi bassi ancora per un anno? Per Deutsche Bank è quasi una certezza. E c’è da scommetterci che, anche dopo l’Aqr e gli stress test bancari, non ci saranno sostanziali mutamenti dall’attuale regime della Bce. Per l’eurozona ormai lo straordinario è diventato l’ordinario.

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