Tav, proposta commissione d’inchiesta alla Camera

A farne parte 40 fra deputati e senatori

«È arrivato il momento di fare chiarezza». Venti anni dopo l’avvio del progetto dell’Alta velocità ferroviaria, le Camere potrebbero istituire una commissione di inchiesta parlamentare sul Tav. La proposta di legge è stata presentata oggi a Montecitorio dal deputato Giorgio Airaudo, primo firmatario dell’iniziativa assieme ad alcuni colleghi di Sinistra Ecologia e Libertà. L’obiettivo è dare vita in tempi rapidi a un organismo composto da venti deputati e venti senatori, in grado di presentare una relazione finale al Parlamento entro un anno dall’avvio dei lavori. «Per avere certezze sui costi, le tratte e l‘effettiva utilità dell’Alta Velocità». 

Gli interrogativi che i proponenti sperano di chiarire sono diversi. Tutti elencati nel documento depositato a Montecitorio. La commissione di inchiesta dovrà verificare i costi complessivi del progetto, con particolare attenzione a quelli «sostenuti direttamente o indirettamente dallo Stato per la progettazione, la gestione delle relazioni contrattuali e per altre opere strettamente correlate al progetto».  Ma anche accertare la regolarità degli appalti e gli effettivi impatti ambientali dell’opera. Fare luce sui tentativi di infiltrazione mafiosa negli appalti e nei cantieri, «in alcuni casi anche riusciti come dimostrano diverse indagini della magistratura». Per finire, la bicamerale dovrà realizzare un’analisi dettagliata del «quadro infrastrutturale, del grado di funzionalità, degli incrementi di capacità e velocità commerciale conseguiti con il progetto Tav». 

La proposta di legge ripercorre nel dettaglio l’evoluzione del progetto. Denunciando l’ingiustificato incremento delle spese sostenute dal nostro Paese. «Il costo del progetto presentato nel 1991 fu stimato e contrattualizzato con una cifra pari, secondo i dati ufficiali, a 14.153 milioni di euro». Un costo salito fino a 88.150 milioni di euro già nel 2006. «Ma l’aumento esponenziale dei costi rappresenta solo uno dei punti critici del progetto alta velocità». 

Incontrando la stampa a Montecitorio, Airaudo racconta come ormai l’opera abbia perso buona parte del significato originario. La proposta di legge cita l’appello rivolto all’allora premier Mario Monti da 360 tra «professori, ricercatori e professionisti accreditati» per ripensare il progetto della Torino-Lione. Era il 9 febbraio 2012. «Nel decennio tra il 2000 e il 2009 – si legge – prima della crisi economica, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31 per cento. Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000».ù

Ecco perché oggi un’operazione di trasparenza non è più rinviabile, spiegano i firmatari. Un’indagine che dovrebbe incontrare anche il favore «dei più convinti sostenitori dell’opera». Per riuscire finalmente a «individuare le responsabilità rispetto agli errori commessi in passato e contemporaneamente escludere in futuro il rischio di ricadere in logiche che vedono prevalere gli interessi di pochi su quelli del Paese».

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