
Quando qualcosa risorge da quella fossa comune di orrori che sono gli anni ’80, che si tratti di una popstar che ha finito i soldi o vostre vecchie foto mentre indossate giacche con le spalline, non è mai un bel momento.
C’è però una cosa rimasta sepolta negli anni ottanta che da sempre occupa un posto speciale nel cuore di qualsiasi uomo intorno ai trent’anni: i librigame. Erano bellissimi, erano tantissimi ed erano rivoluzionari. Rubacchiando dal mondo dei giochi di ruolo, che proprio in quegli anni vivevano la loro epoca d’oro, anticipavano largamente alcune componenti fondamentali dei videogiochi moderni: grandi saghe a più capitoli, scelte multiple, e soprattutto, te li potevi giocare da solo.
Il meccanismo era semplice, ogni pagina era un segmento della storia, al termine della pagina di solito c’era un bivio: “Se decidi di proseguire dritto, vai a pagina 10”, “Se svolti nel cunicolo a destra, vai a pagina 14”, e la storia continuava, oppure finiva bruscamente, perché eri caduto in una trappola. Libro dopo libro, il personaggio progrediva con te, affinando le sue abilità.
Tra tutte, la saga del Lupo Solitario, creata dallo scrittore e autore di giochi britannico Joe Dever, era probabilmente una delle migliori, e prende il nome dal suo protagonista, una specie di monaco guerriero con poteri sovrannaturali, ultimo del suo ordine, che si batte per liberare il mondo dalle influenze malefiche di Signori delle Tenebre.
Forse ora vi sembrerà un po’ scontato, ma in quegli anni era più facile trovare l’eroina che un romanzo fantasy, Signore degli Anelli escluso, tanto che infatti poi ci fu un boom incredibile di maghi, elfi, nani, draghi e orchi, che tornò nell’ombra verso metà degli anni ’90, per emergere con maggiore forza con l’uscita delle Trilogia dell’Anello di Peter Jackson.
Dopo 28 romanzi, nel corso di quali la storia sfuggi di mano a Dever, perdendone in qualità, Lupo Solitario terminò le sue avventure. I suoi lettori erano cresciuti, i videogiochi erano diventati più belli, più accessibili e meno dispendiosi in termini d’immaginazione e i librigame fecero la fine dei venditori di ghiaccio in un’epoca di frigoriferi.
Poi, molti anni dopo l’uscita dell’ultimo romanzo, avvenuta nel 1998, una software house italiana, Forge Reply, decise che, con la definitiva diffusione e maturazione dei tablet, i librigame potevano tornare ad appassionare una nuova generazione di lettori, senza perdere di vista chi, molti anni fa, li aveva amati e collezionati.
Contattò dunque Dever, che si dimostrò dispostissimo a riprendere in mano la sua vecchia creatura, e dopo un anno di sviluppo, in questi giorni è uscito il primo capitolo di questa nuova avventura, Neve rosso sangue. Costa 4,49 € ed è disponibile sia per Android che iOS.
Com’è? Nonostante ci fossero tutte le premesse per fallire, come gran parte delle operazioni nostalgia, la cura e il rispetto per la saga originale, associati a un game design veramente ben fatto, hanno garantito al gioco ottimi e meritatissimi voti.
Questo perché invece di prendere un PDF e metterlo su tablet così come veniva, Forge Reply ha creato un gioco, la cui veste grafica ricorda quella di un antico tomo medievale, che è un vero e proprio libro interattivo, in cui il puro e semplice atto di leggere si lega ad alcune decisioni, che possono cambiare drasticamente il corso della storia.
Creerete un personaggio furtivo e riflessivo o una macchina di morte che affronta ogni scontro a viso aperto? E cosa c’era al bivio precedente? Aiuto il passante a rischio della vita o lo sfrutto per passare alle spalle del nemico? E se poi dopo lui mi dà una ricompensa?
Ecco le domande che vi ritroverete a fare mentre giocate, le stesse domande di vent’anni fa. In più adesso c’è una sezione dedicata al combattimento, ricca di strategia e che non dev’essere assolutamente sottovalutata se volete continuare a giocare. Anche perché, al contrario dei libri, qua non si può barare.
Per concludere, ecco qualche domanda che abbiamo fatto agli sviluppatori.
Com’è nata l’idea di riprendere in mano i vecchi librigame, sapevate che c’era un pubblico che non aspettava altro?
Quando si è presentata l’occasione di approcciare la licenza di Lupo Solitario, abbiamo pensato che avesse ancora un grande potenziale inespresso e che sarebbe stato grandioso poter lavorarci su. Non potevamo avere garanzie rispetto al richiamo che avrebbe esercitato sugli appassionati storici e sui nuovi giocatori. Sapevamo che avremmo dovuto rinnovare l’esperienza di gioco, ma anche mantenerla fedele ai librigame originari. Abbiamo quindi deciso di accettare la sfida.
La buona vecchia domanda sui videogiochi in Italia: vi sentite una mosca bianca o pensate sia possibile fare videogiochi in Italia?
Grazie al programma AESVI 4 Developers, siamo costantemente in contatto con gli altri sviluppatori italiani. Fanno parte dell’associazione più di 20 realtà interessanti che, tra l’altro, sono sparse per tutta la penisola. Insieme abbiamo partecipato a diverse fiere e stiamo crescendo. Abbiamo ancora tanti obiettivi da raggiungere, sia come singolo studio che come settore. Sicuramente, però, ci fa piacere dimostrare ai giocatori italiani che non bisogna per forza guardare all’estero per trovare delle produzioni di qualità. Se poi il loro desiderio è che in Italia si producano anche giochi più “grossi”, è ancora più importante che ci sostengano adesso!
Qual è il piano di distribuzione del gioco?
La storia si sviluppa nell’arco di 4 atti. L’Atto 2 uscirà in primavera e i successivi a distanza di un paio di mesi l’uno dall’altro. Sarà possibile comprarli singolarmente o sottoscrivere una sorta di abbonamento (il Season Pass) per preacquistarli a un prezzo speciale.
Con quale criterio avete scelto ambientazione e storia?
Il gioco introduce diverse innovazioni rispetto al formato originale, la più evidente delle quali è senza dubbio la gestione dei combattimenti. Per questo, ci siamo messi d’accordo con Joe Dever per creare un’avventura inedita che potesse essere tarata sul nostro design. D’altro canto, eravamo anche convinti del fatto che fosse meglio mantenere la coerenza con il materiale originale. Non abbiamo voluto operare un “reboot”, perché la saga dei 28 librigame classici è ancora aperta; allo stesso tempo, abbiamo avuto modo di lavorare sui toni e sulle atmosfere del racconto: dalla narrazione al concept di personaggi e ambienti, abbiamo subito cercato di raccontare una storia dai toni oscuri, vicina al gusto del fantasy moderno. Una storia che Lupo Solitario affronta in un momento della sua vita che lo vede già potente ma ancora lontano dal raggiungere l’apice della sua forza. La frontiera tra il Sommerlund e le Terre Oscure è piena di insidie: uscirne vittoriosi (e vivi) non sarà facile!