Crisi? Le case automobilistiche puntano sul car sharing

L’altra faccia del mercato dell’auto

Per molti è una comodità, per qualcuno è una moda, per altri un vero e proprio business: nel panorama dei trasporti il car sharing sta conquistando un posto d’onore. Quella che solo qualche anno fa sembrava un’idea di nicchia ora diventa prassi quotidiana: si prende l’auto, si pagano i minuti di utilizzo effettivo, si parcheggia nei posteggi dedicati o, addirittura, su qualsiasi striscia blu senza ticket. Nessun costo di assicurazione, benzina o manutenzione ma libero accesso alle aree Ztl e, in alcuni casi, alle corsie preferenziali. Nel paese in cui viaggiano 65 auto ogni 100 abitanti la rivoluzione della mobilità comincia dal Nord, Milano.

Capostipite del car sharing alla meneghina è GuidaMi, servizio offerto dalla municipalizzata dei trasporti Atm che mette a disposizione un parco auto diversificato in base alle esigenze e al portafoglio del cliente. Dalla fascia economy con Fiat Panda e Smart fino al segmento premium con Alfa Romeo Giulietta e Volkswagen Touran. Secondo i dati diffusi da Iniziativa Car Sharing (Ics), dipartimento del ministero dell’Ambiente, Atm conta su una flotta di 132 auto con 77 parcheggi e 7.600 utenti. Restando in orbita pubblica c’è il progetto E-vai di Trenord, le ferrovie lombarde, che oltre a Milano copre venti città della regione presidiando perlopiù stazioni e aeroporti e proponendo automobili elettriche o euro5.

Con la liberalizzazione delle auto in condivisione, attuata tramite un bando indetto dal Comune a metà 2013, è partita la concorrenza dei privati. Da agosto Car2Go fa muovere 600 Smart biancoazzurre e dà lavoro a 80 dipendenti nel capoluogo lombardo: dietro i colori della startup brilla la stella Mercedes-Benz. Partita nella tedesca Ulm, oggi l’azienda facente capo al gruppo Daimler opera in venticinque aree metropolitane di sette paesi. Sotto la Madonnina gli affari procedono egregiamente: le previsioni di inizio attività pronosticavano 15.000 utenti mentre oggi gli iscritti al servizio sono 57.000 con 25.000 noleggi medi a settimana e il ceo di Car2Go Europe Thomas Beerman annuncia: «Normalmente raggiungiamo il break even dai 24 ai 30 mesi dal lancio, a Milano ci arriveremo entro la fine del 2014». La rivoluzione culturale è cominciata e Gianni Martino, operation manager del gruppo tedesco, ribadisce a Linkiesta: «Il car sharing è una realtà anche in Italia, lo testimoniano il numero delle adesioni e il fatto che le nostre macchine non siano mai ferme. L’arrivo della concorrenza? Sarà divertente nonché utile per il cliente: più auto ci sono e meglio sarà per il mercato che favorirà l’affermazione della cultura di condividere l’auto».

A dicembre è sbarcato Enjoy, servizio approntato da Eni che coinvolge Fiat e Trenitalia in qualità di partner. Spiega a Linkiesta Giuseppe Macchia, project manager di Enjoy: «Abbiamo pensato di unire le forze di tre eccellenti aziende italiane per sviluppare il progetto nel miglior modo possibile». Da pochi giorni all’ombra del Duomo circolano 300 Fiat Cinquecento rosse, cui se ne aggiungeranno altrettante a fine gennaio. L’iscrizione è gratuita e senza tessera, basta collegarsi al sito internet o scaricare l’app. Ma perché la multinazionale degli idrocarburi si butta in un mercato simile? «L’iniziativa è una riaffermazione del nostro brand, dentro al logo Enjoy c’è il cane a sei zampe e per Eni si tratta di una nuova linea di business». L’investimento, interamente sopportato dal colosso di San Donato, conviene a Trenitalia che rispolvera il legame tra Alta Velocità e car sharing, ma fa gola pure a Fiat che può esibire le proprie vetture nel salotto cittadino. Spiega Alfredo Altavilla, numero 1 di Fiat per Europa, Medio Oriente e Africa: «Per noi è uno strumento di comunicazione e fidelizzazione come un test drive lungo, prima i clienti provano la macchina, in futuro potrebbero decidere di comprarla».

Da tempo Fiat tiene d’occhio il fenomeno dell’auto in condivisione. Dapprima lo ha portato in otto università italiane, dando la possibilità agli studenti di utilizzare 500 e Panda tramite prenotazione online. Ora scende in campo e fornisce le vetture a Eni per mezzo di Leasys, società di noleggio a lungo termine del gruppo Fiat. In men che non si dica, da potenziale nemico il car sharing diventa una delle risposte alla crisi del mercato dell’auto: emblematico il fatto che una casa madre come Daimler, colosso tedesco che produce Smart e Mercedes, abbia deciso di diversificare e investire con la propria struttura sul car sharing firmato Car2Go, primo vettore privato attivo su Milano

«Le grandi case che abbiano un po’ di sale in zucca – dichiara a Linkiesta Martino di Car2Go – hanno un orizzonte temporale lungo, sanno bene che nelle grandi città la vendita di auto sarà sempre più penalizzante, chi cavalca il car sharing prevede il futuro e raggiunge comunque un obiettivo importante di produzione e vendita» Intanto all’ombra del Duomo si giocherà il derby automobilistico Italia-Germania, con Altavilla di Fiat che rilancia: «Dal punto di vista del costruttore il car sharing non è una minaccia ma una grande opportunità, il modo più veloce ed efficace di avvicinare i clienti alle nostre auto». 

L’Eldorado del car sharing porta denari anche al Comune, che attualmente sfiora un incasso di 1,5 milioni di euro. Gli operatori privati pagano infatti 1.100 euro annui per ogni auto (elettriche escluse) a titolo di quota forfettaria comprensiva di ingresso in Area C e sosta sulle strisce blu e gialle. Nel 2014 i veicoli con livrea car sharing a spasso per Milano saranno 1.400, un esercito sempre più numeroso che potrebbe conoscere altri rinforzi: il Comune ha calcolato una soglia di 2.100 unità per soddisfare la domanda cittadina, quindi c’è spazio per almeno un altro operatore privato. Il bando per la liberalizzazione del servizio scade il 31 dicembre ma i boatos di palazzo Marino dicono che il medesimo lasciapassare potrebbe essere riproposto nel 2014. Con il sindaco Pisapia che fa gli onori di casa: «Milano è la città europea con il migliore e maggiore utilizzo di auto condivise».

Gli effetti benefici del car sharing si riverberano su ambiente (Giuseppe Macchia di Eni parla di «sostenibilità dolce»), mobilità e abitudini del cittadino, oltre a manifestarsi come virgulto di quella “sharing economy” sempre più in auge in tempi di crisi. Fanno sapere dall’ufficio stampa italiano di Car2Go: «Nell’utilizzo del servizio riscontriamo una forte trasversalità da parte dei fruitori, non ci sono differenze di gruppi sociali». Il tempo medio di un singolo noleggio dell’auto in condivisione è di trenta minuti e Milano si distingue per l’età media dei clienti che si assesta nella fascia 26-49 anni, mentre nel resto del mondo è di 18-35». Segno che tecnologia e nuova mobilità trovano una platea sempre più estesa, non solo tra i giovani.

Dal Dipartimento Ics del ministero dell’Ambiente spiegano: «In Europa l’80% delle vetture circolanti in città viaggia non più di sessanta minuti al giorno trasportando in media 1,2 persone e se un utente car sharing ha la possibilità di usare un’auto solo per il tempo necessario più persone potranno usare la stessa auto, diminuiranno i mezzi in circolazione e aumenterà il numero dei parcheggi». Senza contare che ogni auto in car sharing rimuove dalla strada 12-14 veicoli privati. Dal canto suo la minalese Atm cita gli studi europei di settore: «Ogni automobilista che utilizza il servizio di car sharing riduce del 35-40% i propri consumi grazie a un utilizzo dell’auto più razionale e a un maggior uso di trasporto pubblico e mezzi ciclopedonali». Inoltre «Il 47% degli utilizzatori del car sharing vende la propria seconda auto mentre il 12% rinuncia all’acquisto della prima».

Se non bastasse, il mercato del car sharing continua a crescere. Una ricerca Arval presentata a novembre pronostica entro il 2020 quindici milioni di iscritti al servizio in Europa con 240.000 veicoli coinvolti, cifre da capogiro se si pensa che nel 2011 i clienti erano solo 800.000. Il tutto si traduce anche in un’opportunità per le flotte aziendali. Ne è convinto Andrea Solari, manager di Arval Italia: «Il Corporate Car Sharing rappresenta un nuovo paradigma di mobilità per le aziende, focalizza l’attenzione sull’utilizzo del veicolo più che sul possesso ed introduce un ulteriore tema in azienda: la valutazione ed ottimizzazione del Total Cost of Mobility», ossia gli oneri imputabili all’intero aspetto della mobilità aziendale.

La medaglia di capitale dell’auto condivisa spetta a Milano nell’attesa che Roma, dove è attivo il servizio offerto dall’agenzia comunale per la mobilità, possa assistere allo sbarco di Car2Go e Enjoy, entrambi annunciati ufficiosamente. Un primo risultato la Città Eterna lo ha messo a segno alcune settimane fa: un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle autorizza gli uffici di Montecitorio a stipulare convezioni ad hoc con il car sharing comunale per il trasporto dei deputati, rottamando almeno in parte le autoblu. Talvolta la condivisione fa miracoli.

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