E il presidente Napolitano si dimise in diretta tv…

Fantapolitics dei discorsi di Capodanno

«Un augurio affettuoso a tutti i cittadini italiani…». Sono le 20.30 del 31 dicembre, il presidente della Repubblica è appena apparso su qualche milione di teleschermi. Come da copione, il tradizionale discorso di fine anno viene trasmesso a reti unificate. Giorgio Napolitano è alla sua ottava apparizione, un record. Completo scuro e cravatta rossa, il Capo dello Stato comincia a parlare: «Alle nostre spalle si chiudono dodici mesi difficili. Sarò sincero, io stesso non avrei mai pensato di dover trascorrere un altro Capodanno al Quirinale». I due corazzieri di guardia allo Studio del Presidente si scambiano uno sguardo preoccupato. Entrambi si sono accorti che Napolitano sta improvvisando. Il discorso preparato con cura assieme al suo staff è scritto in bella evidenza sul gobbo, a lettere cubitali. Ma lo sta ignorando.

«Italiani! Italiani!». La diretta dal Quirinale è iniziata da pochi istanti e Beppe Grillo si è appena collegato sul suo sito internet. Il leader del Movimento Cinque Stelle l’aveva annunciato. In contemporanea al discorso del Capo dello Stato, avrebbe trasmesso un contro-messaggio alla Nazione. È stato di parola. Il blogger genovese parla in streaming dalla sua villa di Marina di Bibbona, in Toscana. È qui che ha deciso di passare le vacanze di Natale. Molto meno formale di Napolitano, indossa un paio di jeans e una camicia chiara. Comodamente seduto sul divano, non si è neppure preoccupato di spostare dal tavolino del salotto la bottiglia di spumante appena stappata. «Auguri a tutti. Tutti, tranne il presidente della Repubblica!» ride. A giudicare dal via vai di gente che si intravede alle sue spalle, nella villa di Grillo è in corso una festa per il Veglione di Capodanno.  

Seduto alla scrivania francese del Settecento, Giorgio Napolitano prosegue come se nulla fosse. «Cari cittadini italiani. Qualche mese fa, giunto al termine del mio settennato, avevo chiesto a Grillo, Bersani e Berlusconi di trovarsi un altro presidente della Repubblica. Non sono riusciti a mettersi d’accordo nemmeno sul mio successore». La scenografia è austera. Nell’inquadratura, assieme al presidente, c’è spazio solo per un grande dipinto del Borgognone e una copia della Costituzione rilegata in oro. «E allora eccomi di nuovo qui con voi. Avevo deciso di fare il nonno, ma l’inconcludenza dei nostri politici mi ha costretto ad accettare un secondo mandato». Persa la solita tranquillità, stasera Napolitano parla a voce alta. Il tono palesemente infastidito. Mentre i collaboratori del presidente iniziano a sudare freddo, uno staffiere nell’impeccabile livrea blu spalanca la bocca sorpreso.

«Cari amici e care amiche, buon anno». Sorriso d’ordinanza, sulle reti Mediaset ecco apparire un sorridente Silvio Berlusconi. Alla fine non ha resistito, su suggerimento dei suoi consiglieri è andato in diretta anche lui. Quello dell’ex premier è il terzo discorso alla nazione, il più inatteso. Il Cavaliere lo ha preparato nel pomeriggio assieme al direttore di Studio Aperto e Tg4 Giovanni Toti, il suo stratega della comunicazione. «Ormai lo sapete, l’Italia è il paese che amo…». Per riconquistare un po’ dell’elettorato perduto punta sul sicuro, ricorrendo a qualche slogan di successo. «… Ed è proprio per questo che stasera mi rivolgo a voi e alle vostre famiglie». Maglietta girocollo nera sotto la giacca, Berlusconi è in piedi nel suo salotto. Ha una mano in tasca, nell’altra una coppa di champagne. Sta chiaramente cercando di svecchiare il suo look, pregustando la prossima sfida elettorale con il giovane Matteo Renzi.

Nel frattempo Napolitano ha iniziato a ripercorrere i principali eventi politici degli ultimi dodici mesi. Le elezioni di febbraio, la difficoltà nel trovare un governo. Fino all’amara decisione di far nascere un nuovo esecutivo di larghe intese, affidato a Enrico Letta. In cambio della sua rielezione al Colle, racconta di aver ottenuto dai principali leader politici la promessa di lavorare assieme per approvare le riforme più urgenti. Un nuova legge elettorale, soprattutto. «E invece mi hanno preso in giro. Delle riforme sembra che non interessi a nessuno». L’improvvisa sfuriata del presidente della Repubblica in diretta tv è la notizia dell’anno. In pochi minuti lo share sale alle stelle. Nelle case degli italiani non c’è un televisore spento. Napolitano adesso parla della crisi, della disoccupazione, del Paese che perde credibilità agli occhi del mondo. «Un declino che mi rifiuto di accettare. Non durante il mio mandato, almeno».

Nello stesso istante Beppe Grillo finisce di elencare i giornalisti messi al bando dal Movimento. Una lunga lista di nomi, ciascuno corredato dalla testata di appartenenza. Inviando un commento su La Cosa, il web-channel del blogger genovese, è possibile partecipare al sondaggio sui peggiori politici dell’anno. A fine serata sarà pubblicato un altro elenco: per i primi dieci classificati sarà presentata in Parlamento una mozione di sfiducia individuale. Poi il leader del M5S se la prende con il premier Letta. E lo stesso fa Silvio Berlusconi. Dopo i sorrisi d’esordio, il Cavaliere è partito all’attacco. «Il Quirinale ci ha imposto un altro esecutivo che gli italiani non volevano. Un altro, dopo il governo tennico dello scorso anno (l’ex premier dice proprio così, “governo tennico”, con uno strano accento nordafricano). Ma adesso basta. Dopo l’ennesima bugia sulle tasse, siamo passati all’opposizione. E stasera chiediamo ufficialmente al presidente Napolitano di sciogliere le Camere. Si può tornare alle urne il 25 maggio, assieme alle Europee».

Nei saloni del Quirinale l’atmosfera è tremendamente più tesa. L’improvvisato discorso del presidente ha mandato nel panico i presenti. Ma siccome il Capo dei Stato è in diretta tv, nessuno si prende la responsabilità di fermarlo. Dopo aver parlato per 15 minuti tutto d’un fiato, Napolitano si ferma un attimo. Giusto il tempo di bere un bicchiere d’acqua. Le mani appoggiate sulla scrivania tremano visibilmente. «Di fronte all’ennesima presa in giro di questi leader, ho assunto la decisione più amara di tutta la mia vita». Altra pausa. «Stasera lascio il Quirinale. Mi ritiro a Napoli, mia terra natale. Con questo teatrino non voglio più avere nulla che fare. E domattina sceglietevi un altro presidente della Repubblica». L’ultima parola per fortuna non si è sentita. Napolitano l’ha mormorata a bassa voce, alzandosi dalla poltrona. Dopo aver strizzato l’occhio al corazziere di guardia, il presidente lascia lo studio mentre la regia sfuma sul dipinto del Borgognone.

«Adesso parliamo di lui. ‘O scugnizzo, Giorgione ‘o re». Inconsapevole di quello che è successo al Colle, Beppe Grillo continua il suo discorso online. «Il nostro è un presidente della Repubblica incostituzionale. Tra pochi giorni, alla riapertura della Camere, presenteremo una formale richiesta di impeachment». Adesso l’ex comico urla. «Napolitano se ne deve andare a casa!!!». È a quel punto che si sente una voce fuori campo. Sembra quella di Gianroberto Casaleggio. «Beppe – sussurra – Guarda che Napolitano si è appena dimesso….». Nel salotto di casa Grillo scende il gelo. Imbarazzato, il leader pentastellato balbetta qualcosa. «…era ora…». Seguendo il copione del Colle, anche questa diretta si interrompe pochi istanti dopo. 

Intanto sui canali Mediaset il Cavaliere prosegue il suo monologo. «Avete capito bene, cari amici e care amiche. Chiediamo al presidente di tornare a votare. E stavolta vinceremo noi». Il piglio arrembante di un tempo, il tono convincente di sempre, Berlusconi è già entrato in campagna elettorale. «È arrivato il momento di cambiare. Diciamo basta a questi politici di professione e queste toghe militanti. Chiudiamo definitivamente una stagione di governi imposti dal Quirinale». Qui l’ex premier si interrompe un attimo e prende in braccio il piccolo Dudù. «Abbiamo il dovere di battere la sinistra – scandisce mentre accarezza il cagnolino – Ho già chiesto al Movimento Cinque Stelle di sottoscrivere una grande alleanza con Forza Italia per guidare assieme il Paese». Manca ancora qualche ora a mezzanotte. Dalla finestra aperta su via del Plebisicito rimbombano in sottofondo i primi botti di Capodanno.