Serie Mon AmourLa rivoluzione in streaming, col freno a mano tirato

SERIE TV

È una rivoluzione digitale, sì, ma con il freno a mano tirato. In Italia la aspettano tutti, ma la realtà è che la nuova frontiera della fruizione televisiva è ancora da pensare. Non basterà Netflix atteso nel Bel Paese per il 2014, non servirà il nuovo “fiume” di streaming previsto da Sky per la prossima primavera, né tanto meno l’ultima novità firmata Mediaset che garantisce videoteche online, accessibili in ogni momento, su ogni dispositivo digitale, a prezzi irrisori. Netflix, River e Premium Infinity sono novità, ma non sono novità rivoluzionarie. Non metteranno al tappeto la pirateria digitale, non stravolgeranno i ritmi dei TV series addicted. Porteranno questa vecchia Italia un po’ più dentro ai meccanismi del mondo internet (noi, che siamo sempre in ritardo), ma nulla di più.

È il Biscione ad aprire la strada dei cambiamenti: tra pochi giorni (l’11 dicembre) inaugurerà Infinity che a un modico prezzo mensile (9,99 €) offre migliaia di contenuti, oltre 5mila film, serie TV complete, programmi di casa Mediaset, grandi fiction e tanto altro, il tutto da guardare su ogni possibile device, dallo smartphone al tablet, arrivando persino alla console. Poi toccherà a Sky promuovere il suo “fiume” in piena: il piano per conquistare il web dovrebbe essere attivo tra febbraio e marzo, ma i dettagli sono ancora tutti da stabilire. E infine sarà la volta di Netflix, il colosso californiano di streaming on line on demand che, dopo essere approdato in diversi Paesi europei, potrebbe finalmente trovare il suo posto al sole anche in Italia. Insomma, si corre veloce, si corre sul web.

Ma Infinity, River e Netflix nascono già da subito con un gap: sono privi della simultaneità, che nell’era di internet, nell’epoca del villaggio globale (dove leggiamo i giornali di tutto il mondo, e non solo quelli “di casa”) è tutto. Niente o pochi prodotti freschi: chi vuole vedere le serie TV nuove dovrà ripiegare ancora sui vecchi pacchetti che i due colossi televisivi italiani offrono ai soliti prezzi, alle solite condizioni (e con il solito ritardo: fatta qualche eccezione, infatti, si viaggia a mesi di distanza rispetto alla messa in onda americana). O, in alternativa, fare quello che ha sempre fatto: cercarle in Rete, in barba al diritto d’autore e alle leggi sul copyright.

Sul web, invece, viaggerà la TV datata: serie concluse, per i nostalgici che vogliono rivedersi Friends o qualche altro cult. E se c’è chi pensa che la “simultaneità” sia solo una smania da fanatici, si sbaglia. Anche perché la contemporaneità in più paesi del mondo evita spiacevoli sorprese, come spoiler indigesti che tutti i giornali d’Italia riportano a gran voce. Qualche esempio? Quello di Downton Abbey [Attenzione – spoiler sul finale della terza stagione] con la morte di uno dei protagonisti nello speciale di Natale: la puntata è andata in onda in UK il 25 dicembre 2012, in Italia è ancora inedita, ma i titoloni su Repubblica il 28 dicembre dello stesso anno hanno svelato tutto in anticipo. Stessa cosa per la scioccante notizia che ha coinvolto i Griffin, riportata sui quotidiani di tutto il mondo. Se va tutto bene, quella puntata la vedremo in Italia nel 2014. Legalmente, s’intende.

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