Utero in affitto, diventare mamme costa 100mila euro

Intervista all’avvocato Susanna Lollini

Tutti lo chiamano “utero in affitto”, ma gli esperti preferiscono definirla “maternità surrogata” o “assistita”. In pratica: una donna si fa carico di una gravidanza, per conto di una coppia sterile, omosessuale o di un single, fino al parto. La fecondazione (in vitro) viene effettuata con seme e ovuli della coppia richiedente o, se necessario, di donatori e donatrici. L’embrione, poi, viene impiantato nell’utero della portatrice (o madre surrogata), che partorirà senza essere però riconosciuta come madre. La madre legale sarà solo colei che ha trasmesso i geni, anche se non ha partorito. Secondo diverse sentenze, per riconoscere i diritti genitoriali non basta il parto, occorre una connessione genetica. 

In Italia questa procedura non è legale: la legge 40 del 2004 la vieta espressamente. Nonostante questo, sempre più coppie italiane decidono di ricorrere alla maternità assistita. Ma all’estero, in Paesi come Canada, Stati Uniti, Russia, Ucraina o India. Con differenze di prezzo notevoli: dai 20mila in India fino a più di 100mila euro negli States. Non ci sono dati certi su quanti italiani decidano di farlo: secondo un’indagine condotta da Quotidiano sanità su 39 centri in 21 Paesi diversi, nel 2011 le coppie che dall’Italia hanno deciso di seguire la procedura all’estero sono state ben 4mila. Dopo la fecondazione degli ovuli, si stipula un contratto con una agenzia specializzata nel Paese scelto, che cerca la madre portatrice. I requisiti sono l’affidabilità, la buona salute e essere già madre. Una volta trovata e impiantato l’embrione, si aspetta il tempo della gravidanza. 

In alcuni casi, però, al rientro in Italia possono sorgere problemi. Una volta tornati, i neogenitori devono ottenere il riconoscimento da parte dello Stato italiano del certificato di nascita dei bambini e quindi dell’attestazione di genitorialità. Può succedere che questo non avvenga, e che la coppia sia accusata di “alterazione di stato di nascita”, reato punito con la reclusione da tre a dieci anni. Per questo in tanti si affidano a esperti legali che conoscono bene procedure e ordinamenti giuridici sia del Paese ospitante sia di quello di provenienza. Come l’avvocato Susanna Lollini, che fa parte del Gruppo legale dell’associazione famiglie arcobaleno e si occupa di “maternità assistita” nello studio legale romano Menzione-Lollini. «Parlare di “turismo procreativo”», dice,«significa non aver capito nulla della gravità del problema. Sarebbe più corretto e giusto parlare di “esilio procreativo”, perché del divertimento del turismo non ha proprio nulla». 

Avvocato, chi sono le coppie che scelgono la maternità surrogata?
La maternità surrogata è sempre l’ultima spiaggia dopo numerosi altri tentativi. Ci sono anche coppie omosessuali che scelgono di ricorrere alla maternità surrogata. 

In quali Paesi si può praticare?

Molti italiani si spostano in Canada o Stati Uniti, ma anche in Russia, Ucraina o India.

Qual è la differenza?

Per Canada e Stati Uniti al rientro in Italia non ci sono problemi penali, in quanto i bambini hanno cittadinanza e passaporto americani o canadesi. Non ci sono problemi di trascrizione dei certificati di nascita da questi Paesi. Noi come studio legale abbiamo assistito dal punto di vista legale le persone che hanno fatto ricorso alla maternità surrogata in questi Paesi avendo, se necessario, contatti con gli avvocati locali specializzati.

Per Russia e Ucraina il problema è che in questi Paesi i bambini non hanno nessuna cittadinanza finché non acquisiscono quella italiana con la trascrizione allo stato civile del certificato di nascita. Quindi hanno bisogno di un’autorizzazione del Consolato per uscire dal territorio in cui sono nati. È in questo momento che il consolato segnala alla procura il sospetto che si tratti di maternità surrogata. Per cui quando le coppie tornano in Italia sono soggette a procedimento penale. In questi casi, soprattutto l’avvocato Ezio Menzione, il penalista “puro” dello studio per cui lavoro, ha difeso in giudizio le coppie a cui è stato contestato il reato di alterazione di stato.

Per quanto riguarda le coppie omosessuali, invece, in genere lo fanno negli Stati Uniti e in Canada. In Ucraina i richiedenti devono essere sposati, con un documento che certifichi la sterilità della madre. Non è consentito a omosessuali e single. In Russia, invece, soprattutto per le donne, è possibile. 

Perché tante coppie eterosessuali scelgono l’Ucraina?
Il punto è che andare in Usa o in Canada costa dai 100mila euro in su. I costi in Ucraina invece sono più bassi, dai 30 ai 70mila euro al massimo. Ci sono molte variabili ovviamente: se si tratta di un solo bambino o di due gemelli; se non si riesce al primo tentativo; se si deve fare il parto cesareo; se i bambini nascono prematuri ecc. ma comunque i costi restano più bassi. Ciò nonostante rivolgersi a questi Paesi per attuare questa procedura è più rischioso.

Quali sono i rischi per i genitori che rientrano dall’Ucraina?
Oltre alla procura che apre un procedimento penale, può intervenire anche il Tribunale per i minorenni che in questo caso apre una procedura per dichiarare lo stato di adottabilità del bambino. Fino a poco tempo fa la decadenza definitiva della potestà genitoriale era prevista come pena accessoria del reato di alterazione di stato. Poi è intervenuta la Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’automatismo di tale decadenza. Solo il Tribunale per i minorenni infatti ha giurisdizione sulle questioni relative alla potestà sui minori.

Ci sono state condanne?
Finora nei casi in cui erano stati avviati procedimenti penali non ci sono state condanne. Ma ci sono molti casi ancora aperti in attesa di una decisione.

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