Portineria MilanoNapolitano minaccia le dimissioni di fronte a Renzi

L’ipotesi rimpasto

Ancora una volta il destino del governo Letta si decide al Quirinale. Mentre il presidente del Consiglio è impegnato in una visita istituzionale in Messico, il capo dello Stato riceve al Colle il segretario del Pd Matteo Renzi. Qualche battuta per fare il punto sulle riforme istituzionali in cantiere. Per parlare di legge elettorale a poche ore dal deposito delle motivazioni con cui la Corte Costituzionale ha archiviato per sempre il Porcellum. Soprattutto, un incontro necessario per chiarire definitivamente i rapporti tra la maggioranza e il governo. Il presidente della Repubblica vuole essere certo dell’iter delle riforme, un “contratto” che deve durare almeno altri 14 mesi. 

Di fronte a un esagerato inasprirsi del clima attorno all’esecutivo, Napolitano è pronto a mettere sul tavolo le sue dimissioni. Ancora una volta. Sarebbe persino arrivato, secondo indiscrezioni, a offrire la presidenza del Consiglio allo stesso Renzi. Intanto per rafforzare l’azione del governo Letta si aprono due strade. C’è chi scommette su un piccolo rimpasto che sollevi dall’incarico i ministri più discussi (ipotesi che Renzi non vuole neppure prendere in considerazione: «Parlare di rimpasto è roba da prima Repubblica – ha scritto su twitter in serata – Che noia. Vi prego, parliamo di cose concrete»). Ma c’è anche chi ipotizza una prossima crisi di governo pilotata. Un Letta bis con il presidente del Consiglio di nuovo davanti alla Camere, dopo aver ricevuto un secondo mandato da Napolitano. Retroscena e indiscrezioni, mentre nel Palazzo continua il borsino ministeriale.

MINISTRI USCENTI

Enrico Giovannini, già presidente Istat. Enrico Letta lo ha voluto al suo fianco per ricoprire uno degli incarichi più difficili. Ministro del Lavoro, erede di Elsa Fornero. I renziani non lo amano, se dipendesse da loro sarebbe uno dei primi esponenti dell’esecutivo a dover lasciare. Sicuramente non hanno aiutato i dubbi che Giovannini ha espresso in più battute sul Jobs Act di Matteo Renzi. Uno dei primi a commentare il piano sul lavoro del segretario dem, il ministro ha messo spesso in dubbio le coperture finanziarie del progetto, pur riconoscendone la validità.

Anna Maria Cancellieri. Già titolare del Viminale nel governo Monti, Enrico Letta l’ha voluta nel suo esecutivo come ministro della Giustizia. Ancora prima ancora delle primarie Pd, era finita al centro di una lunga polemica per il suo presunto interessamento alla scarcerazione di Giulia Ligresti e alcune telefonate di solidarietà alla famiglia. In Parlamento ha superato indenne una mozione di sfiducia, forte anche del sostegno incondizionato del presidente del Consiglio e del Quirinale. Eppure Matteo Renzi non l’ha mai difesa. Prima di diventare segretario del Pd, il sindaco di Firenze aveva spiegato: «Secondo me si sarebbe dovuta dimettere». Secondo le indiscrezioni di Palazzo, oggi Anna Maria Cancellieri è in pole position per essere sostituita.

Fabrizio Saccomanni. Il ministro dell’Economia è finito spesso al centro delle critiche, tanto da destra che da sinistra. Ne hanno chiesto più volte le dimissioni Forza Italia e alcuni esponenti Pd vicini a Matteo Renzi. Solo pochi giorni fa, prima di venire smentito dal partito, lo stesso Dario Nardella, braccio destro del segretario, aveva spiegato: «All’Economia ci vuole un politico….». Saccomanni è stato recentemente protagonista di un antipatico rimpallo di responsabilità con la collega dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza sul blocco degli scatti di anzianità per gli insegnanti. Negli ultimi giorni si è parlato con insistenza persino di un avvicendamento con l’ex presidente del Consiglio Mario Monti (che ha smentito). Da sempre traballante, alla fine la poltrona di Saccomanni potrebbe essere messa al riparo dalle voci di rimpasto. Alle spalle del ministro, sembra ci sia la blindatura di Mario Draghi.

Nunzia De Girolamo, ministro dell’Agricoltura. È al centro delle polemiche per presunti favori – emersi grazie ad alcune registrazioni rubate  – negli appalti sulla sanità in Campania. Già esponente di spicco del Popolo della libertà, fa parte della pattuglia di ministri del Nuovo Centrodestra. Proprio questo aspetto potrebbe agevolare la sua sostituzione: il movimento del vicepremier Angelino Alfano è già sovradimensionato nella rappresentanza al governo (con ben cinque ministri). In questo caso per lei sarebbe pronto un ruolo apicale nell’organizzazione del nuovo partito. Intanto il Movimento Cinque stelle ha chiesto di calendarizzare con urgenza una sua informativa al Senato, riservandosi di presentare una mozione di sfiducia.

ENTRANTI

Michele Vietti, vicepresidente del Csm, è il nome che continua a circolare con più insistenza al ministero di Grazia e Giustizia. Il presidente del Consiglio Enrico Letta potrebbe dar luogo a una sostituzione in via Arenula anche per smorzare le tensioni tra l’attuale ministro Cancellieri e i sindacati di polizia, già sul piede di guerra dopo la vicenda Ligresti. Vietti è uomo molto vicino al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, già esponente dell’Udc. E a luglio scade il suo mandato a palazzo dei Marescialli. 

Pietro Ichino, giuslavorista, senatore di Scelta Civica, è il nome più forte per il ministero del Lavoro. Una promozione di Ichino al posto di Enrico Giovannini metterebbe d’accordo quasi tutti i partiti che sostengono l’esecutivo. Ben visto dal movimento di Angelino Alfano e dal Pd, sarebbe lui l’esponente di governo adatto per limare il Jobs Act smussando le diversità di vedute all’interno della maggioranza 

Yoram Gutgeld è tra le menti economiche di Matteo Renzi. Stando alle voci di corridoio è uno dei nomi più caldi per sostituire Stefano Fassina come viceministro dell’Economia. Ma potrebbe essere il veto dello stesso sindaco di Firenze che non vuole inserire suoi uomini in questo esecutivo. 

Sulla poltrona di Nunzia De Girolamo all’Agricoltura potrebbe invece sedersi un esponente di Centro Democratico. Si parla diffusamente di Bruno Tabacci, commissione parlamentare per la Semplificazione, ma c’è pure chi indica l’ex segretario del Pd Guglielmo Epifani come possibile entrante nella squadra dell’esecutivo. E non è detto che il ministero dell’Agricoltura non sia accorpato a quello dello Sviluppo Economico. 

DISCUSSI

Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno, continua a traballare sullo scandalo Shalabayeva. In particolare dopo le recenti dichiarazioni del suo ex capo di gabinetto Giuseppe Procaccini che lo ha collegato direttamente con l’ambasciatore del Kazakistan. La sua posizione sembra però blindata: eliminarlo dall’esecutivo significherebbe farlo fuori politicamente prima delle elezioni Europee. Semmai potrebbero essergli ridotte le deleghe, a Palazzo Chigi si valuta la possibilità di sfilarle ad Alfano la poltrona di vicepremier. 

Flavio Zanonato, ministro allo Sviluppo Economico, è un altro dei possibili uscenti. Rispetto a molti colleghi al centro del dibattito, la posizione dell’ex sindaco di Padova appare molto più sicura. Era stato inserito al governo in quota bersaniana, e il Partito Democratico non può di sicuro uscire sconfitto da questo rimpasto. 

Anche Cecil Kyenge, ministro per l’Integrazione, sarebbe tra i ministri a rischio. Il caso Congo, con le famiglie di italiane in attesa di adozione, ha fatto tremare non poco la sua poltrona. Le opposizioni hanno chiesto più volte le dimissioni del ministro di origini africane. Enrico Letta però l’ha messa al riparo dal rischio sostituzione: recentemente ha rivendicato la scelta di aver chiamato la Kyenge al governo. Anche qui vale la regola di Zanonato: il Pd non può veder ridotto il numero dei suoi esponenti all’interno dell’esecutivo. 

USCITI

Stefano Fassina, è stato l’ultimo esponente del governo Letta a lasciare. Viceministro dell’Economia, ha formalizzato le sue dimissioni pochi giorni fa, in aperta polemica con il segretario Pd Matteo Renzi. Una «questione politica», come ha confermato al presidente del Consiglio Letta. Un passo indietro necessario per «rendere coerente» con il risultato congressuale la delegazione democrat all’interno dell’esecutivo. In molti hanno ipotizzato che il suo addio a via XX Settembre possa aprire un fronte di scontro all’interno del Partito democratico.

Josefa Idem, il ministro più breve del governo. Senatrice del Partito democratico, è stata la titolare di Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili per meno di due mesi. Costretta alle dimissioni per una vicenda legata a una presunta evasione di tasse immobiliari. La sua storia è tornata al centro del dibattito in autunno, quando il premier Letta si è schierato con forza al fianco della Guardasigilli Anna Maria Cancellieri (oggetto di una mozione di sfiducia individuale). Perché con l’ex collega Idem il presidente del Consiglio non ha fatto lo stesso?

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