Portineria MilanoNo Tav, il rischio è la clandestinità eversiva anni ’70

Il timore di Caselli e degli inquirenti

Non tira una bella aria Torino. Soprattutto in procura, dove, dopo le ultime proteste dei No Tav, si teme una nuova stagione di tensione tra le istituzioni e chi combatte contro la costruzione dell’alta velocità in Val di Susa, a una manciata di mese dalle elezioni europee e da quelle sempre più probabili in Piemonte. Il timore degli inquirenti, infatti, è che un piccolo gruppo di manifestanti valsusini si sia staccato dalla protesta ufficiale guidata da Alberto Perino e sia entrato in clandestinità. Come accadeva negli ’70, quando gruppi terroristici come le Brigate Rosse sceglievano la «militanza clandestina come base della costruzione delle articolazioni del potere rivoluzionario» ovvero «condizione indispensabile per la sopravvivenza di una organizzazione politico-militare che operi all’interno delle metropoli imperialiste».  Secondo quanto circola in procura è questo il vero pericolo che avrebbe sempre temuto l’ex procuratore capo Gian Carlo Caselli, da poco più di un mese in pensione, ma che ancora adesso viene tirato in ballo da parte di sedicenti No Tav che hanno pedinato e minacciato il senatore democratico Stefano Esposito e il giornalista della Stampa Massimo Numa. 

Il senatore Pd Stefano Esposito

Il vicepresidente della Commissione Trasporti si è trovato lunedì 13 gennaio, sul pianerottolo di casa, tre bottiglie molotov e un biglietto dentro un sacchetto della spazzatura. Il messaggio non lascia spazio all’immaginazione: «Torna in prefettura altrimenti farai bum bum ora che non c’è più il procuratore Caselli a proteggerti». Esposito si batte da anni a favore  della Torino-Lione. Non è amato dai No Tav, ma questa volta, anche senza rivendicazioni, secondo la Digos ci sarebbe qualcosa di più in quelle minacce. Il foglietto contiene infatti riferimenti molto precisi agli spostamenti di Esposito e all’incontro che ha avuto venerdì proprio con Numa ai giardini sotto casa.  

Già lo scorso anno Esposito si era trovato fuori casa un sacco nero. All’epoca il foglio era stato firmato da un sedicente gruppo «Brigata popolare Valsusa libera» che recitava così: «Ti ha condannato a una lenta e inesorabile agonia. Non basteranno gli sbirri, a cui lecchi il culo, per proteggerti. Siamo in grado di colpirti in qualunque luogo e in qualunque momento». Esposito ha annunciato di avere la tentazione di uscire dalla politica. E l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani è stato tra i primi a mostrargli solidarietà. Stessa situazione per Numa, il giornalista della Stampa che si è occupato in questi mesi delle proteste in Valle. Ci sono ore di registrazioni video che durano da almeno due anni, con pedinamenti perfino sotto casa. Secondo la Digos di Torino (le indagini sono coordinate dai pm Padalino e Rinaudo del pool Anti-terrorismo),  questi pedinamenti, condotta da elementi di frange estremiste-eversiva collegate al movimento No Tav, sarebbero stati solo il preambolo di un agguato. Gli inquirenti hanno anche evidenziato anche «il peso intimidatorio, esteso nei confronti della famiglia, con lo scopo evidente di impedire alle persone prese di mira di proseguire nel loro lavoro».

Nel frattempo, sempre lunedì 13 gennaio, il tribunale del riesame di Torino ha confermato l’arresto di quattro militanti che lanciarono pietre e bombe a Chiomonte il 14 maggio del 2013: sono Claudio Alberto, 23 anni, di Ivrea, Mattia Zanotti, 29 anni, di Milano, Chiara Zenobi, 41 anni, di Torino, e Niccolo Blasi, 24 anni, di Torino. E nella stessa giornata i bagni della procura sono stati intasati con palline di polistirolo e penne biro: gli inquirenti hanno trovato biglietti di solidarietà nei confronti dei quattro arrestati. 

«È del tutto evidente – tranne per chi continua a voler far finta di niente – che siamo di fronte a un crescendo di atti che nulla hanno a che fare con il democratico confronto (e dissenso) sulla Tav. Questi episodi segnalano, invece, l’esistenza di una vera e propria organizzazione (che realizza appostamenti per controllare la vita quotidiana di giornalisti e politici) che deve preoccupare tutti, perché essa può diventare, come insegna l’esperienza degli anni ’70, l’incubatore di nuove forme di eversione terroristica» spiega il senatore del Partito Democratico Federico Fornaro. 

A settembre dello scorso anno su internet comparve una lettera firmata da Alfredo Davanzo e Vincenzo Sisi, detenuti nel carcere di Siano in provincia di Catanzaro dal 2007 con l’accusa di essere esponenti del Partito comunista politico-militare. I due, secondo quando riportarono alcuni quotidini, chiedevano ai No Tav un «passo in avanti». In realtà poi si scoprì che quella lettera era stata copiata da un altro documento, su Giornalettismo c’è chi la definì una bufala. E i valsusini presero immediatamente le distanze. Adesso alcuni di loro arrivano a parlare di minacce studiate a tavolino: «Abbiamo sempre alla mente la scuola Diaz di Genova e chi è stato condannato di recente tra le forze di polizia» scrivono sul sito No Tav info. Ma intanto le famiglie di Esposito e Numa vivono sotto scorta.  

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