Portineria MilanoTrema Catricalà. Il Pd: «Fa gli interessi di Mediaset»

Rimpasto

Tecnico? Più vicino a Forza Italia di Silvio Berlusconi o al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano? Oppure, più semplicemente, amico di Gianni Letta e quindi nelle grazie del nipote Enrico, presidente del Consiglio? In queste ore di tensione per l’esecutivo alle prese con il rimpasto dopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo, circolano pure diverse domande e malumori intorno al viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni Antonio Catricalà, accusato a più riprese dal centrosinistra di fare gli interessi di Mediaset, l’azienda del Cavaliere. E si mormora che siano in tanti in queste ore, soprattutto tra le fila del Partito Democratico, a chiedere a Enrico Letta di sostituire l’ex capo dell’Antitrust da un incarico che fu fondamentale durante la nascita del governo di larghe intese con il Cavaliere, «ma che adesso non avrebbe più senso di esistere», come spiega un senatore democrat. E tutto questo avviene mentre pure il ministro Flavio Zanonano, bersaniano, area democrat, viene dato in odore di dimissioni. 

Ad aprire il file «Catricalà» è stato Carlo Rognoni, ex parlamentare e consigliere di amministrazione Rai, che ha scritto sul quotidiano l’Unità per chiedere la sostituzione del viceministro alle Comunicazioni. Rognoni non ha usato mezzi termini e ha messo in fila tutti i ritardi della gestione dell’amico di Gianni letta. In cinque punti ha demolito le politiche di questo tecnico che in molti posizionano con malizia «tra Gianni Letta, Arcore e Cologno Monzese». «Che fine ha fatto l’assegnazione delle frequenze legate alla famosa beauty contest?» scrive Rognoni. «Il vice ministro ha volutamente rallentato i tempi dell’asta delle frequenze destinate ai nuovi entranti sul mercato televisivo, arrivando perfino ad argomentare che non è il momento adatto. Già! Forse per qualcuno – Mediaset? – non è mai il momento adatto quello di vedere arrivare concorrenti». 

Non solo. Rognoni aggiunge pure altri dettagli della gestione Catricalà: «Che bisogno c’era di nominare come capo della sua segreteria un uomo – l’avvocato Stefano Selli – che è noto per essere stato uno dei bracci destri dell’ex ministro Paolo Romani, oggi capogruppo di Forza Italia al Senato? È vero che intende nominarlo vice segretario generale del Ministero quando verrà emanato il decreto, già pronto, che ne prevede la riorganizzazione?». E questo è un punto tra i più caldi. Perché entro l’8 febbraio scompariranno le figure dei capi dipartimento del ministero. Ci sarà solo il segretario generale. In pole position l’attuale vice Simonetta Moleti, ma sul numero due gli occhi sono puntati su Selli, uomo di Romani, ex sottosegretario alle Comunicazioni. 

La bufera intorno a Catricalà non è cosa da poco. E s’interseca, oltre che su un governo sempre più traballante, sulla grande guerra in corso per il rinnovo delle nomine nelle aziende pubbliche, come Finmeccanica, Eni, Enel e Terna. Catricalà non ha mai fatto mistero di venerare come «un semidio» Gianni Letta. E il «gran ciambellano» di Berlusconi è in questi giorni più che mai impegnato nel «mediare e sedare» sul fronte nomine. Non è un caso quindi che una parte del Pd prema per ridurre il potere di manovra di Letta senior. Perché in fin dei conti, al Nazareno, c’è chi si domanda «che cosa ci faccia lì ancora Catricalà: ma è un alfaniano?». Ma soprattutto la posizione di Catricalà potrebbe indispettire un Silvio Berlusconi in grande spolvero negli ultimi giorni, dopo l’incontro con il segretario del Pd Matteo Renzi e la soddisfazione per l’avvio delle riforme parlamentari. 

Vinicio Peluffo, capogruppo del Pd nella commissione parlamentare Rai, si è dichiarato cauto sulla richiesta di dimissioni. «Sul ricambio nel governo è il presidente del Consiglio a decidere», ha spiegato a l’Unità. Ma ha aggiunto: «In Vigilanza ci sono stati due momenti di forte contrapposizione con Catricalà: quando ha detto che la commissione si sarebbe dovuta sbrigare ad esprimere il parere sul contratto di servizio (che daremo tra circa tre settimane), mentre ad essere in ritardo di un anno era il governo; noi abbiamo fatto audizioni e un approfondimento del tema, avrebbe dovuto farlo lui. Il secondo motivo di scontro è stato il suo aut aut: o accettate la mia proposta del ‘bollino blu’, o non firmo il contratto di servizio». Resisterà Catricalà?

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