Portineria MilanoIl Cencelli di Renzi soddisfa tutti (anche Berlusconi)

Il nuovo esecutivo

Le regole della Prima Repubblica sono ancora di casa in Italia. Lo dimostra la composizione del nuovo governo di Matteo Renzi, presidente del Consiglio più che mai scrupoloso nell’adottare il vecchio manuale Cencelli, antica regola democristiana che stabiliva quanti e quali posti o cariche devono essere assegnati a partiti e correnti per garantire la stabilità dell’esecutivo. L’ex-rottamatore fiorentino, infatti, si è limitato non solo a spostare di poltrona alcuni esponenti del vecchio governo di Enrico Letta – non badando quindi più di tanto alle singole competenze “professionali” – ma riesce a soddisfare quasi tutti i partiti, persino Forza Italia di Silvio Berlusconi che ha già annunciato di non votare la fiducia ma di voler collaborare su alcune riforme.  

A ritenersi soddisfatte, poi, sono le associazioni di categoria, le cooperative rosse storicamente vicine al sistema ex-Pci, quelle bianche vicine a Comunione e Liberazione (un incastro perfetto in vista di Expo 2015) e persino Confindustria, guidata da Giorgio Squinzi. Per dirla con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo «vincono le lobby». Solo i sindacati restano fuori dalla porta di palazzo Chigi, dopo che era circolata la voce che allo Sviluppo Economico potesse planare Guglielmo Epifani, ex segretario generale della Cgil e del Pd. E invece nel dicastero che è stato di Flavio Zanonato (vicino a Pier Luigi Bersani), arriva Federica Guidi, ex presidente dei Giovani di Confindustria, molto vicina al centrodestra, a Squinzi: era stata persino cercata da Berlusconi negli ultimi anni come volto nuovo del Popolo della Libertà, ma aveva preferito nicchiare.

Scompare dalla scena l’ex ministro della Difesa Mario Mauro con il suo neonato partito Popolari per l’Italia, ma a colmare il vuoto centristra ecco Gian Luca Galletti dell’Udc al ministero dell’Ambiente. Vicino a Pierferdinando Casini era sottosegretario all’Istruzione del governo nemmeno un mese fa. Il gruppo di Nuovo Centrodestra è rassicurato in tutte le caselle. Maurizio Lupi era e resta alle Infrastrutture e Trasporti, Beatrice Lorenzin alla Sanità, mentre Angelino Alfano al Viminale. La grande spartizione, però, avviene tra le fila del Partito democratico. A pescare un ministero, di peso, è poi Scelta Civica dell’ex leader Mario Monti: il segretario Stefania Giannini, glottologa e linguista, succede a Maria Chiara Carrozza, inserita nel “listino” dell’allora segretario democratico Bersani.

Tutte le anime piddine vengono accontentate. Due le pedine della segreteria Renzi che arrivano al governo: Maria Elena Boschi e Marianna Madia. La prima è la fidatissima del segretario; la seconda ha vissuto la stagione di Veltroni (nominata capolista con il Porcellum nel Lazio) salvo poi avvicinarsi a D’Alema e riapprodare in Parlamento dopo le primarie dei parlamentari del Pd. Da Renzi era stata nominata responsabile Lavoro della sua segreteria. Ma a potersi dire particolarmente sodddisfatto è Dario Franceschini, ex ministro ai Rapporti con il Parlamento, che diventa ministro della Cultura e del Turismo. D’altra parte, alla caduta del governo Letta più di un’indiscrezione aveva raccontato di screzi pesanti fra i due, salvo poi essere smentita sia dal presidente del Consiglio uscente che dall’ex segretario Pd. Della cosiddetta “areadem” sono anche Roberta Pinotti, nuovo ministro della Difesa e soprattutto Federica Mogherini che all’età di 41 anni arriva al ministero degli Esteri al posto della Radicale Emma Bonino. A quanto pare sulla Bonino sarebbe pesata sia l’appartenenza al partito di Marco Pannella, sia la mancanza di voti parlamentari. Andrea Orlando finisce al ministero di Grazia e Giustizia. Al Nazareno ora lo ritengono un renziano, ma la sua estrazione è quella dei Giovani Turchi di Matteo Orfini con cui spesso si accompagna durante le passeggiate tra Montecitorio e la sede del Pd. Orlando era stato, in passato, responsabile giustizia dei democratici e – in seguito – ministro dell’Ambiente con Letta.

Il colpo grosso lo mette a segno Massimo D’Alema, l’ex presidente del Consiglio, da molti dato fuori dai giochi politici. In realtà Gian Carlo Padoan, nuovo ministro dell’Economia, è sempre stato tra i più vicini a D’Alema sin da quando questo sedeva a Palazzo Chigi e Padoan era suo consigliere economico. L’ex capo economista dell’Ocse fa anche parte dell’advisory board della Fondazione Italianieuropei di «Max». Anche Bersani e gli ex Ds possono festeggiare. Maurizio Martina, ex segretario regionale lombardo, passa da sottosegretario con delega a Expo 2015 a ministro dell’Agricoltura. E Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, renziano di ferro, ha sempre avuto ottimi rapporti con l’ex segretario del Pd: il partito gli offrì persino un posto in parlamento nel 2013, ma lui preferì declinare. Infine, per sedare le rivolte di GIuseppe Pippo Civati, ecco un ministero per Maria Carmela Lanzetta, ex sindaco di Monasterace anti-ndrangheta. Una mossa che l’ex avversario di Renzi alle primarie ha criticato sul suo blog: «Non ne sapevo niente». Comunque sia, adesso i civatiani che faranno? Si vedrà in Aula, al Senato lunedì alle 14:00.