M5S. Dopo il casting il televoto!1!!1!

M5S. Dopo il casting il televoto!1!!1!

Il telespettatore è il giudice sovrano. Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo hanno aperto il televoto per l’espulsione di quattro senatori: Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista (il link al post è qui; è più facile trovare un banner nel blog di Beppe Grillo che trovare l’argomento di discussione di questi giorni, ben nascosto, trattasi di trasparenza, o se preferite: invisibilità). Prima del voto c’è stata una confusa assemblea in streaming in cui c’erano due fronde contrapposte: da una parte chi difendeva la libertà di dissenso dei quattro senatori (dissenso indirizzato a Grillo e Casaleggio e alle modalità di non-confronto politico), dall’altra chi ha promosso la loro espulsione e ne chiedeva la ratifica online. (“Tutte le opinioni contrarie alle mie mi fanno crescere, però è ora di finirla di usare la stampa e la televisione per attaccare gli altri compagni”, dice un deputato, sottolineando come si trovi in imbarazzo nel dover spiegare “al territorio” come mai ci siano dei dissidenti all’interno del gruppo). Neanche un “tugurio” per i nostri concorrenti.

Sostanzialmente i favorevoli all’espulsione ripetevano le parole di Grillo (il quale ha fatto un video-confessionale), quelle in cui spiegava che l’allontanamento era una ragionevole posizione da tenere per chi da tempo non è più allineato al movimento. Fino a ieri alcune parti del testo nel blog che riferiva i risultati della votazione erano in grassetto; in particolare quelle parti che davano degli avidi ai 4 senatori: “Si terranno tutto lo stipendio, 20.000 euro al mese fanno comodo”. (Cioè: sono ladri, votate secondo coscienza!11!1.) Quest’ultima frase è stata ripetuta in una mail privata a tutti gli iscritti al sito, che sono anche gli unici ad avere diritto di voto (gli altri otto milioni di italiani che hanno votato il movimento dovranno pur farsene una ragione, dopotutto anche quando si comprano le pentole in tv i primi a chiamare sono avvantaggiati). Poi il grasseto è sparito, non c’è più bisogno di questi mezzucci per manipolare i poco manipolabili cittadini (dalle scie chimiche all’uscita dell’euro è tutta una continuità con lo stile paranoico italiano, come ha scritto Christian Rocca). 

Siccome poi siamo un Paese in cui una formula di successo viene riproposta fino a fartela detestare, la settimana scorsa sono iniziate le primarie del Grande Fratello. Il meccanismo sembra copiato da Casaleggio: quattro concorrenti, quattro foto e anche qui bisogna registrarsi per poter far valere la democrazia online con un “mi piace”. A differenza del blog di Grillo, qui per decidere tra i contendenti ci sono delle “carte d’identità” con video di presentazione, informazioni, pregi e difetti.  Ad esempio Diletta di Tanno è una torinese “molto sensibile ed emotiva”, una “persona brava per bene”, ma che vive “tutto di pancia”. Pare sia gelosa. Se non ci fosse un gruppo misto ad accoglierli, i quattro senatori possono sempre ambire ad entrare a far parte del Grande Fratello.

Usare la rete e il territorio come espediente retorico di marketing serve a mascherare una dichiarazione dall’alto, quella di Beppe Grillo e dei non-veritci del non-partito, le cui regole sono decise con un meccanismo del tutto similare alle regole di un partito tradizionale, ma sono pubblicizzate come democrazia online. In questo senso Grillo finge di non decidere pur influenzando il voto dall’alto della sua autorità. E’ come se Alessia Marcuzzi dicesse: “la votazione è libera, ma tre di quei candidati sono dei ladri arrivisti. Sentitevi liberissimi di espellerli, ci tengo molto al vostro libero buon giudizio”.

Certo che per essere un movimento politico che fa del digitale un punto forza il blog di Grillo è fermo al web 1.0, la comunicazione è dilettantesca e la grafica irricevibile. Proprio ieri Google ha lanciato una nuova funzione che consente di votare i concorrenti di American Idol direttamente dalla pagina dei risultati di ricerca. (Anche Facebook ha accettato di supportare la votazione in base a votazioni in tempo reale sul flusso di dati). Se proprio Grillo e Casaleggio non possono fare a meno del format televisivo spacciandolo per democrazia digitale, almeno facciano il piacere di aggiornarsi.