Mettiamo una “Crocetta” sulle sue idiozie laiciste

La legge del governatore della Sicilia

La laicità è diventata una religione. Dovrebbe essere un metodo di governo per guardare in modo disincantato le cose degli uomini e assumere decisioni, ma da qualche tempo, invece, si somministra quasi che fosse un sacramento, con tanto di incenso, olio santo e acqua benedetta.

L’ultima prova è arrivata dalla nostra isola maggiore. Il presidente della Sicilia si è lagnato e molti giornali hanno fatto il titolo con la sua nenia. 

Dice Rosario Crocetta che il Commissario dello Stato, funzionario statale che nell’isola dovrebbe sovrintendere agli eccessi dell’autonomia (sic!), sta tentando di limitare i diritti delle coppie di fatto, mandando dinanzi alla Corte Costituzionale la legge di stabilità siciliana. È falso. È la legge “crocettiana” a limitare quei diritti, perché consente l’accesso a contributi e agevolazioni regionali ai soli iscritti nei registri delle unioni civili. Il Commissario dello Stato si è posto una giusta domanda: perché mai le stesse attenzioni non dovrebbero essere rivolte anche alle coppie di fatto non iscritte in quei registri? E se un comune non istituisse il registro (peraltro non obbligatorio), non è discriminatorio che i cittadini di quel comune non possano ricevere i contributi pur vivendo more uxorio? Non si creano così due categorie di coppie di fatto, l’una di serie A e l’altra di serie B? Ed ancora. Se prevedi contributi e non sai dire a priori le spese che dovrai sopportare, come si fa a stabilire l’equilibrio di bilancio tra le entrate e le uscite? Alla fine, non è dunque la legge siciliana a discriminare e a violare la Costituzione?

In Puglia e Emilia Romagna ci sono già norme nate con lo stesso intento, ma in linea con la Costituzione. Non so in altre regioni. Sulle norme pugliesi ed emiliane nessuno ha messo becco, lasciandole passare quindi indenni da ogni giudizio d’incostituzionalità. Viste dal pulpito dell’ideologia-religione laicista, c’è una qualche trovata rivoluzionaria nelle norme della Puglia e dell’Emilia Romagna? No. C’è piuttosto una ovvia equiparazione tra famiglie e coppie di fatto per l’erogazione di contributi e agevolazioni, senza discriminare – quanto alle coppie di fatto – tra quelle iscritte nei registri delle unioni civili e quelle prive d’iscrizione.

Il problema non è quindi l’osservazione del Commissario dello Stato, ma le norme di Crocetta.Il governatore siciliano attacca la decisione di impugnare le sue norme imbracciando gli argomenti della libertà e dei diritti in modo fazioso (“è ideologica, conservatrice, discriminatoria e incoerente”, ha tuonato), finendo così per stravolgere il senso delle parole, per poi orientarle non tanto al bene ma al giusto del politicamente corretto. Cosa c’è di diverso in questo espediente rispetto alla profezia di George Orwell col suo “1984”? Penso nulla. Si fa strada la “neolingua” artificiale che sconfigge il vecchio linguaggio (archeolingua), rendendo impossibile ogni pensiero privo di conformismo. In altre parole, una grande finzione piuttosto alla moda. Questo artifizio linguistico, politicamente corretto, è oggi usato da Crocetta per contestare la decisione del Commissario di Stato siciliano sulle coppie di fatto. Sono certo che a lungo andare, e senza pronto rimedio, finirà per essere utilizzato nella ricerca delle parole più adatte per smorzare la misura di efferatezza di ogni male, compresi i crimini.

Se questo andazzo di demagogia laicista non fosse idiota, sarebbe una semplice ed afona retorica sui diritti civili. Uno spettacolo a tutto tondo, che nei nostri tempi si frequenta con il vestito della festa. La festa della laicità, pensate un po’. Dovrebbe essere una festa quasi “religiosa”. In Francia la vorrebbero celebrare il 9 di ogni dicembre e pare che il cardinale arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois abbia già opposto il suo rifiuto nell’organizzare la processione. Andrà a finire che toccherà a Crocetta indossare il pallio quel giorno.

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