Labour WeeklyAbbiamo trasformato lo smartworking in un privilegio da ostentare

Il lavoro agile era nato per misurare i risultati, non la presenza. Raccontarlo come un lusso da esibire sui social ha finito per rafforzare l’idea che sia un bonus invece di uno strumento di produttività e conciliazione

smartworking piscina computer lavoro remoto
Unsplash

Questa settimana mi concedo una riflessione personale. In Italia sono circa tre milioni e mezzo i lavoratori che operano in modalità agile: numeri di tutto rispetto, che tuttavia ci collocano ancora lontani dalla media europea. Soltanto il 4,4 per cento degli occupati lavora da remoto per almeno metà della settimana, contro il nove per cento registrato nel resto d’Europa. In questo quadro si aggiunge la crescente propensione delle multinazionali a richiamare in sede i colletti bianchi per cinque giorni su cinque.

Il lavoro agile era nato, prima della pandemia, come una nuova modalità di organizzazione orientata agli obiettivi: non più il controllo della prestazione, ma il raggiungimento dei traguardi assegnati a ciascuno. Con la pandemia, però, lo smartworking si è ridotto a qualcosa di più modesto, un semplice strumento per consentire ai dipendenti di lavorare da casa.

Questa trasformazione ha allontanato imprese e lavoratori dallo scopo originario e ha finito per far percepire il lavoro agile come un privilegio da esibire sui social. Tutti, su LinkedIn o Instagram, abbiamo quell’amico che si vanta di lavorare dal bordo di una piscina. Probabilmente lo avete fatto anche voi che leggete questa newsletter; probabilmente l’ho fatto anch’io. È un flex in buona fede, ma ha contribuito a stigmatizzare i lavoratori agili come dei privilegiati, meno dediti dei colleghi costretti a recarsi in ufficio.

Eppure lo smartworking consente a milioni di persone di conciliare le esigenze personali con l’attività lavorativa: un patrimonio da custodire gelosamente, soprattutto in un Paese attraversato da una grave crisi demografica. Per questo dovremmo tutti rinunciare a ostentare la vita lenta mentre lavoriamo da remoto. Un post sui social in meno, un lavoratore agile in più.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

X