Fattore VLa crisi di Meloni entusiasma il Pd, ma Schlein rischia tutto alle primarie

Al Nazareno cresce la convinzione che il declino di Fratelli d’Italia, che soffre l’avanzata di Vannacci, possa favorire un recupero. Un piano che però regge soltanto se la segretaria uscirà indenne dalla sfida interna

Elly Schlein, segretaria del Partito democratico
AP/LaPresse

Il Partito democratico è più ringalluzzito per lo stato anarchico della coalizione di governo che preoccupato per le proprie contraddizioni. Giorgia Meloni, in effetti, dà l’impressione di muoversi a tentoni nel tentativo di respingere la grande offensiva vannacciana. Giorno dopo giorno, il generale si pappa spicchi di melonismo, pezzi dell’elettorato di Fratelli d’Italia. D’altronde, o tutti i sondaggi sbagliano o è vero che Fratelli d’Italia sta perdendo terreno a ogni rilevazione.

Questo è il dato politico più eclatante che sta passando un po’ inosservato. Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia è Giorgia Meloni) versa sangue a favore di Roberto Vannacci che, specularmente, cresce in progressione. Per la presidente del Consiglio, la luna (di miele) è tramontata, come recita il titolo del romanzo di John Steinbeck, e da diverso tempo. E in più, adesso, il Fattore V bussa alla porta e scuote la sua base elettorale. Le cause tutte politiche della crisi di Meloni – la difficoltà del governare, i pasticci in politica internazionale, l’assenza di risultati tangibili, dall’economia alle riforme – sono state esaminate più volte. L’astro inquietante di Vannacci è spuntato su questo panorama crepuscolare, lucrando sulle disgrazie della premier e azzannandone la giugulare come un Dracula nero.

Nulla esclude che nei prossimi mesi lei riesca a scatenare una qualche contraerea ma, sinora, quello che colpisce è che questo trend negativo per lei pare inarrestabile. Emg ha dato Fratelli d’Italia sotto il 25 per cento. YouTrend, per Sky Tg24, ieri gli assegnava un 26,5 per cento, ma con mezzo punto in meno rispetto al 3 luglio. Per contro, il partito di Vannacci, Futuro Nazionale, che cresce di 1,2 punti nello stesso intervallo di tempo e sale al 7,6 per cento, si porta a soli tre decimi da Forza Italia, che sfiora l’8 per cento.

Naturalmente a Palazzo Chigi da settimane è risuonato un «allarme nero», avendo compreso improvvisamente che l’idea di non avere ennemis à droite si sta rivelando un’illusione. Ecco perché la recente virata a destra della premier sui temi securitari, in un inseguimento affannoso e scomposto che, tra l’altro, irrita Forza Italia. Di questo passo è ipotizzabile che Futuro Nazionale possa diventare il quarto partito e Fratelli d’Italia calare ancora. Verso il 24 per cento. Che guarda caso è proprio la cifra ottenuta dal Pd alle europee.

Il partito di Elly Schlein è attualmente quotato al 21 per cento o poco più e nessuno può prevedere se riuscirà a risalire. Ovviamente al Nazareno conoscono bene i dati negativi di Fratelli d’Italia e anche per questo da qualche giorno è cresciuto un esprit ottimistico, che è poi quello che impasta tutti i discorsi di Schlein: appena può, lei ricorda che il suo è risultato il primo partito alle regionali.

Il ragionamento che si fa nel gruppo dirigente è articolato. A parte il logoramento di Meloni, si ritiene che il Pd beneficerà del voto utile (nel senso del «baluardo antifascista») e che, con una buona campagna elettorale, essendo ancora un partito molto radicato, il 21 per cento di cui è accreditato oggi sia destinato a salire. In poche parole, il giro della segretaria vede il Pd molto vicino al partito della presidente del Consiglio. Tanto che si spera di puntare addirittura al sorpasso in discesa di Fratelli d’Italia. Sarebbe curioso un risultato elettorale che vedesse la destra vincere ma con il Pd primo partito.

Tutto questo, va da sé, è indissolubilmente legato a una precisa conditio sine qua: e cioè che Elly sia la candidata premier e in questa veste un fondamentale traino in quanto anti Meloni nella gara per Palazzo Chigi. Ecco, questo è il non piccolo problema. Il macigno sui binari che può far deragliare il treno nazarenico. Se Schlein non vincesse le primarie – ipotesi che la segretaria non prende nemmeno in considerazione – il Pd entrerebbe in una crisi dagli esiti imprevedibili, a partire dal fatto che lei dovrebbe dimettersi all’istante e il gruppo dirigente inventarsi qualcosa per mantenere il partito in vita e trovare un altro leader a pochi mesi dal voto. E, a quel punto, altro che sorpasso. Sarebbe il testacoda più clamoroso della recente vicenda italiana. Questa è la enorme posta in gioco delle primarie. Sicura Elly di volerle fare?

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