Portineria MilanoRenzi e il Cav hanno già un nome per il Colle: Amato

Le intese tra Matteo & Silvio

Non ci sono solo la legge elettorale, la riforma del Senato, le nomine nelle aziende pubbliche, le garanzie sulla giustizia e sulle comunicazioni, persino l’ipotesi di andare a elezioni nel 2015, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno iniziato a discutere anche sul futuro presidente della Repubblica. E avrebbero già un nome condiviso su chi potrebbe essere il sostituto di Giorgio Napolitano: Giuliano Amato. Il nome dell’ex presidente del Consiglio e giudice della Corte Costituzionale sarebbe già risuonato nelle stanze di Arcore, mentre diversi esponenti del Partito Democratico ricordano come fosse uno dei candidati di Renzi alle precedenti elezioni del Capo dello Stato

Del resto, l’intesa tra il premier in pectore e il leader del centrodestra è ormai sotto gli occhi di tutti. Anche durante le consultazioni i due si sono parlati a lungo, persino in privato, lasciando fuori dalla porta i rispettivi accompagnatori. Berlusconi è pronto ad assicurare i voti sulle riforme, offrendo al segretario del Pd l’appoggio del Gal, che potrebbe venire in soccorso nel caso in cui la pattuglia di senatori e deputati di Pippo Civati dovesse defilarsi. E in più i due avrebbero stretto un patto di non belligeranza fino al prossimo anno, almeno sino a quando il leader di Forza Italia non avrà terminato di scontare la pena di 10 mesi per la condanna sul caso Mediaset: questione che diventerà presto di attualità.

Amato, il dottor Sottile, rientrerebbe in realtà in una partita più ampia, di riforma della stessa Corte Costituzionale e della magistratura, due richieste fatte  dal leader di Forza Italia durante le consultazioni. Il Cavaliere lo ha detto chiaro e tondo parlando di un’esigenza di rinnovamento generale delle istituzioni: «Anche la Corte costituzionale va riformata. Il presidente della Repubblica non può nominarne un numero così alto di membri. Oggi si è trasformata da organo costituzionale super partes a organo di tutela della sinistra, dopo che tre capi dello Stato hanno nominato membri a loro graditi. Siamo favorevoli alla riforma per l’elezione diretta del presidente della Repubblica». Amato è solo un’ipotesi. Che al momento pare molto recondita, perché Napolitano, al momento, non avrebbe la minima intenzione di dimettersi. 

La crisi in corso non permette altri scossoni, a livello istituzionale e soprattutto internazionale. Da quel che trapela dal Colle l’ex esponente migliorista del Pci avrebbe pensato alle dimissioni dopo la riforma della legge elettorale. Sui tempi si latita. E se l’approvazione dell’Italicum fosse incardinata con l’abolizione del Senato richiederebbe almeno un altro anno di legislatura. In sostanza si tratta di ipotesi, ma il nome di Amato avrebbe trovato i consensi sia di Renzi sia di Berlusconi. Del resto, il nome di Romano Prodi, l’ex presidente del Consiglio, ha incominciato a circolare con forza nelle ultime settimane in zona Quirinale. Eppure c’è chi ricorda che una regola non scritta vieta che a palazzo Chigi e al Colle ci siano due esponenti della stessa estrazione politica, cioè di una certa sinistra cattolica

Altro nome forte sarebbe quello di Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd, al momento in riabilitazione dopo l’ischemia di gennaio. Un ex socialista, un professore di Bologna ex leader del centrosinistra e un ex comunista emiliano. In più in ballo ci sarebbe anche il nome di Emma Bonino, attuale ministro degli Esteri, stimata a destra e a sinistra, con consensi persino tra il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Di certo c’è che Berlusconi è convinto di poter ancora contare in futuro. Ringalluzzito dagli assist del leader del Pd, insieme con le leve di Forza Italia continua a mostrarsi soddisfatto della situazione con i suoi interlocutori. Risolto il divorzio con la moglie Veronica Lario, anche se resta in ballo la spartizione del patrimonio con i figli, gli unici problemi, oltre a quelli giudiziari, deriverebbero dalla prossima tornata elettorale.

Sulle amministrative nei comuni, dopo la debacle in Sardegna, pare abbia già messo una pietra sopra. Mentre sulle Europee sta cercando di risolvere il rompicapo su chi saranno i capilista. L’idea è di portare a Strasburgo Giovanni Toti e Licia Ronzulli. Sulla figlia Marina continua a essere titubante, timoroso del fatto che non appena la numero uno di Fininvest scenderà in politica le procure potrebbero iniziare a prenderla di mira. In ogni caso il Cavaliere è convinto di poter ancora superare lo scoglio della incandidabilità della legge Severino. Proprio il 21 febbraio i legali presenteranno richiesta per ottenere il suo nome sulla scheda elettorale mentre ci sono ancora margini per candidarsi. 

Berlusconi vuole soprattutto essere presente al congresso del Ppe di Dublino. «Sono il numero due del Ppe per consistenza del gruppo e mi trattano così…». Nelle prossime settimane arriverà pure l’instant book sulla giustizia primo passo che dovrebbe sfociare nella creazione di un club sulla magistratura, punto di riferimento per tutte i cittadini che sono state vittime della giustizia in Italia. In sostanza a villa San Martino si lavora a pieno regime. L’intesa con Renzi ha dato nuova linfa vitale al Cavaliere.

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