La ballata degli effetrentacinque

Svolta, tirata d’orecchie e retromarcia

Buongiorno cittadini, questa è la ballata degli F35, questa è la storia in musica di una farsa italiana, un balletto buffo che comincia con un errore, e finisce con una battuta piccata di Obama. Inizia con un proclama e finisce con una bonaria, ma inflessibile, tirata d’orecchie. 

Amici, americani, concittadini, questa una storia lunga venti anni, che comincia con il governo dell’Ulivo, le fanfare, il pennacchio e il perepepé, si è vero, siamo di sinistra, ma siamo anche responsabili, vogliamo un potente sistema di difesa, siamo baluardo dell’Europa, siamo il cuore pulsante della nuova Nato, mettiamo sul tavolo 20 miliardi e compriamoci dei potenti caccia fatti dagli amici americani, che ci aiutano ci proteggono, e queste cose le sanno fare bene, uattsamerica, o-yeah.

Ragazzi noi siamo governo Berlusconi, noi siamo quelli che vanno nel ranch con il cappello texano a falda larga, o noi George Bush ci porta in palmo di mano, figurati se D’Alema e Prodi ci possono scavalcare a destra: diteci dove bisogna firmare, gli Eurofighter sono un bidone, roba da fighetti francesi, avanti con i caccia, avanti con gli F35.

Compagni, amici, scusate, ci siamo sbagliati: noi siamo il Partito democratico nel tempo della crisi, siamo il coraggio del governo eh non dimentica le ragioni della pace, gli F35 sono un progetto vecchio, gli Eurofighter sono una turbominchia fichissima, aggeggi eleganti che decollano in verticale come fenicotteri, per fortuna che c’è il Parlamento, il luogo migliore per discutere questa convenzione inique e troppo costose, eliminiamo la spesa anzi azzeriamola, cambiamo modello di difesa.

Italiane, italiani! Qui parla il presidente della Repubblica, il Parlamento non deve decidere una beneamata cippa, queste cose sono appannaggio del consiglio di difesa, poi ci sono i trattati, impegni internazionali, il prestigio di un Paese che non può cambiare idea su progetti ventennali, ad ogni stormir di fronda: gli F35 si fanno, e di questo progetto non si tocca una virgola, perché è il Quirinale, il vero garante della stabilità del prestigio di questo Paese.

Buongiorno, mi chiamo Enrico Letta, sono giovane, brillante, mi sto giocando un avvenire politico, potrei persino diventare il segretario generale della Nato, guardate come mi sta bene nella foto, quell’elmetto duro, quel giubbotto antiproiettile: spiacenti, sintassi, ma tenendo fede ai nostri sacri impegni. 

Buongiorno signori, guardate, mi chiamo Matteo Renzi, bisogna cambiare verso, bisognava mettere in discussione tutto, bisogna immaginare che è una follia spendere per dei caccia, mentre la gente muore di fame: adesso chiamo Obama, adesso glielo spiego io, quattordici miliardi per un progetto di guerra sono un anacronismo e uno sperpero insopportabile. E poi ci sono le scuole, cultura, i servizi sociali, sarebbe bello poter pensare al nostro esercito, ma quando un paese soffre, è in ginocchio, bisogna stare vicini ai bisogni della gente, e quindi adesso gli F35 finiscono nel dimenticatoio, perché dopotutto sono un anacronismo.

Good morning Mister, my name is Barack, Barack Obama, I’m the president: l’America spende il 3% del suo bilancio in armamenti, ma devo anche dirti che questo 3% è impegnato soprattutto a difendere l’Europa, cioè voi, le vostre chiappe. L’Italia spende in difesa solo l’1%, troppo poco, e lo spende pure male, perché forse dovreste dividere il campo, qui in Europa, e voi italiani dovreste farvi carico di difenderci dalle possibili future minacce che potrebbero arrivare dalle crescenti turbolenze dei paesi dell’Africa mediterranea. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, Matteo, di quello che ti ho detto, ma ricordatevi di fare la vostra parte. 

Buongiorno a tutti Lords, siamo il Parlamento italiano, il presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, è vero, c’è la crisi, ma ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, e noi sentiamo, sulle nostre coscienze, il senso di missione, il vincolo di un’alleanza. Nulla sarebbe più demagogico, che subire la paura della crisi, mettendo in discussione il nostro prestigio, il nostro sistema di difesa, il futuro dei nostri cari: se vuoi la pace, prepara la guerra. In fondo, che cosa volete che siano, 14 miliardi quando c’è in gioco la sicurezza nazionale?

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