La grande scommessa di Silvio Berlusconi

Stasera in onda il film di Sorrentino

La grande scommessa. Dare questa sera su Canale 5 la pellicola di Paolo Sorrentino fresca di Oscar, senza interruzioni pubblicitarie, è una mossa da leggere con gli occhi rivolti a Piazza Affari. Altrimenti non si spiegherebbe la decisione del distributore Medusa – società presieduta da Carlo Rossella e amministrata da Giampaolo Letta (figlio di Gianni) passata nel 2007 dalla holding Fininvest alla controllata Mediaset – di rinunciare agli introiti certi di una seconda tornata nelle sale cinematografiche a favore del piccolo schermo. Stando ai dati di Box Office Mojo, il capolavoro del regista napoletano finora ha incassato globalmente 12 milioni di dollari, per un costo di produzione di 9 milioni di euro, suddiviso tra Indigo Film, il ministero dei Beni Culturali (1 milione), la Banca popolare di Vicenza (2,5 milioni) e il Biscottificio Veronese, che in base a una legge del 2009 godono di un credito d’imposta pari al 40% sulle somme erogate. Medusa, invece, ha sborsato 5,5 milioni tra coproduzione, spese di lancio e copie.

Guardando ai listini di Canale 5 e applicando uno sconto che alcuni operatori ascoltati da Linkiesta considerano nell’ordine del 50%, la pubblicità all’inizio, alla fine e tra il primo e il secondo tempo del film sarà tra i 35 e i 40mila euro a spot. Secondo un calcolo impreciso basato sul prime time del canale gli introiti di domani si aggireranno tra i 700 e gli 800mila euro. Numeri che vanno confrontati con gli 8 milioni di euro incassati in Italia dalla sua uscita, il 21 maggio 2013. Un decimo in una sera sola non è male, ma l’obiettivo in questo caso non è economico bensì commerciale. Canale 5 è infatti un canale in chiaro. Perché non metterlo in onda su Mediaset Premium o lasciarlo soltanto sulla piattaforma web Infinity, dove viene offerto a 99 centesimi per tutta la settimana?

Una fonte interna all’azienda della famiglia Berlusconi, sotto garanzia di anonimato, spiega che il fatturato attuale di Canale 5 sul prime time è inferiore dello 0,6% rispetto all’obiettivo previsto per giugno. E dunque, per mettere in sicurezza i ricavi senza essere costretti a pagare eventuali penali agli investitori pubblicitari per il mancato raggiungimento dei target in termini di share, il Biscione punta su due campioni: la Grande Bellezza e il Grande Fratello. L’esempio sono le fiction: oggi si punta al 18% di audience sul pubblico di età compresa tra 15 e 64 anni, fino a cinque anni fa l’asticella si assestava a quota 30%, ma sul pubblico indistinto.

Canale 5, peraltro, è la rete ammiraglia che fa da traino per prezzare la reclame sugli altri canali, dunque non può permettersi di chiudere il semestre con un risultato inferiore alle aspettative. In altri termini, osservano da Cologno Monzese, programmare il film scommettendo sulla probabile vittoria dell’Oscar è stata una mossa vincente ma difensiva. Non stupisce: guardando ai conti al 30 settembre 2013, ultimi disponibili, i ricavi pubblicitari lordi delle attività italiane sono scesi da 1,6 a 1,4 miliardi di euro. Colpa tanto del modello di raccolta basato su Publitalia 80 quanto di fattori esogeni come la deflazione sul mercato italiano e spagnolo.

La risposta individuata dal gruppo sta nel consolidamento delle attività Pay. La roadmap prevede entro giugno la creazione di una nuova società in grado di fare concorrenza a Sky, assieme ad un altro socio industriale la cui identità per il momento rimane segreta, ma che potrebbe essere già entrato nella compagine del Biscione, come dimostra l’acquisizione dei diritti per la Champions League nel triennio 2015-2018 per 660 milioni di euro. Denari che altrimenti graverebbero come un macigno sul debito del gruppo di Cologno, pari a 1,57 miliardi. La Borsa è più di una spia: da un anno a questa parte il titolo Mediaset è salito del 160% a 4,066 euro (nonostante il -2,26 di ieri legato ai timori dei mercati sul peggioramento della crisi in Ucaina). C’è di più: prendendo a riferimento luglio 2012, periodo in cui si sono intensificate le voci di un interessamento di Rtl-Bertelsmann e Al-Jazeera per un’alleanza sulla Pay Tv, le azioni sono salite del 200 per cento. Musica per le tasche dell’ex presidente del Consiglio, che ha da poco ricevuto da Fininvest un dividendo da 14 milioni, attinto però dalle cospicue riserve della holding. 

L’identikit del pretendente misterioso tracciato da fonti di stampa nella partita iberica corrisponde al profilo di Telefonica, colosso guidato da Cesar Alierta che detiene la maggioranza di Telecom Italia. La società presieduta da Fedele Confalonieri potrebbe presentare a breve un’offerta per salire in Digital+, controllata al 56% dal gruppo Prisa ma partecipata da Mediaset Espana e Telefonica, ciascuna con una quota del 22 per cento. Il tempo stringe: in base ai patti parasociali entro la prossima settimana va presentato un impegno vincolante. Dall’esito della trattativa si potrà trarre qualche indicazione in più sui passi futuri del gruppo editoriale di Silvio Berlusconi, anche alla luce della nomina a viceministro con delega alle Comunicazioni del franceschiniano Antonello Giacomelli. In attesa di capire se il duopolio si trasferirà dal digitale terrestre al satellite, se stasera guarderete La grande bellezza il Biscione avrà vinto la sua scommessa: prendere tempo per riordinare le idee su un nuovo modello commerciale.