Stop al regio decreto, gli immigrati guideranno i bus

Dal 6 aprile

Dal 6 aprile gli stranieri potranno lavorare nel trasporto pubblico locale. Finora erano esclusi dalle assunzioni, almeno in teoria: nei fatti sembra che il divieto valesse soprattutto per gli extracomunitari. Colpa di una norma approvata in epoca fascista, e cancellata da un decreto che entra in vigore tra pochi giorni. Negli scorsi anni ci sono state cause contro l’esclusione dei non italiani, e tribunali che hanno dato ragione ai ricorrenti. Ora non bisognerà più seguire le vie giudiziarie. Difficile, però, che ci sia un “assalto” di stranieri in cerca di occupazione. Non tutti hanno i requisiti per fare l’autista, e gli altri posti disponibili – meccanici, impiegati – sembrano sempre meno.

Il percorso giuridico
La norma che sta per sparire è contenuta in un allegato a un decreto del 1931. Dice che per «l’ammissione al servizio in prova» è necessario «essere cittadino dello Stato italiano». Un’imposizione su cui nel 1998 è intervenuto un decreto, anche se indirettamente. «Il testo parla di parità di trattamento dei lavoratori», dice Alberto Guariso, avvocato dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione). «In base a questo principio, quasi tutti i giudici che si sono occupati del tema hanno ritenuto superato il divieto degli anni Trenta. Abbiamo vinto cause a Milano, Torino, Genova e Firenze».

Il legale spiega che in questi anni la maggiorparte delle aziende ha continuato a escludere gli extracomunitari dalle assunzioni, finché qualcuno non faceva ricorso. «Fanno eccezione alcune realtà piccole, di provincia, che se avevano bisogno di persone non si facevano problemi a prendere anche chi arriva da Stati fuori dalla Ue». Discorso diverso per i lavoratori degli altri Paesi dell’Unione. «La legge non è mai stata cambiata per aprire a loro, ma la modifica c’è stata nei fatti, con i trattati europei e l’estensione delle selezioni a tutti i cittadini comunitari».

L’Asgi dice di non aver mai ricevuto risposte dalle istituzioni italiane sul divieto di accesso per gli extracomunitari. «Negli scorsi anni non è stato presentato nemmeno un progetto di legge per cancellarlo», dice Guariso. «Questo ci aveva spinto a inviare un esposto alla Commissione europea, che aveva aperto un procedimento». A inizio marzo è stato approvato il decreto che elimina l’imposizione fascista. «Chi ha inserito l’abrogazione nel provvedimento dev’essersi sentito obbligato da una direttiva Ue del 2011, quella che viene attuata dal decreto».

La classe politica, però, avrebbe anche potuto continuare a far finta di niente. «Probabilmente un’anima buona si è ricordata di questa stupidaggine in vigore dal 1931, e ha deciso di farla fuori». Saranno tanti gli extracomunitari ad approfittare dell’apertura? «Per fare l’autista servono anche altri requisiti, che non tutti hanno. È vero che nel trasporto pubblico non lavora solo chi guida i mezzi. Le altre posizioni potrebbero essere occupate facilmente anche da cittadini di Paesi fuori dall’Unione».

Il sindacato: «Nel Nord Europa molti più stranieri nel trasporto pubblico locale»
Antonio Piras, coordinatore nazionale Fit-Cisl per il trasporto pubblico locale, conferma che finora la maggiorparte delle imprese escludeva gli extracomunitari dalle assunzioni. «Per legge non potevano prenderli, anche se la norma era sicuramente anacronistica. Il criterio di “italianità” era già saltato con l’allargamento ai cittadini degli altri Stati Ue. Ora sparisce l’ultima chiusura, un po’ sulla spinta della direttiva del 2011, un po’ su quella delle sentenze che hanno dato ragione a chi ha fatto causa alle aziende».

Il sindacalista non sa dire quanti beneficeranno dell’estensione di aprile. «Per essere autisti bisogna avere una patente specifica e un certificato di abilitazione professionale, che richiede una bella spesa. Tra l’altro ci sono anche moltissimi italiani che vorrebbero entrare, ma restano fuori per mancanza di lavoro». I dipendenti del trasporto pubblico locale, però, non sono solo i conducenti. «Sì, ma i guidatori in proporzione sono sempre di più: ormai sono circa l’80 per cento. Il personale amministrativo è più o meno il 7 per cento. E anche i meccanici sono diminuiti».

Nel 2009, quando la magistratura ordinò all’Azienda trasporti milanesi di rimuovere il requisito di cittadinanza per le assunzioni, il leghista Matteo Salvini disse che avrebbe segnalato all’impresa centinaia di autisti lombardi. Temete che ora gli extracomunitari “rubino il posto” agli italiani? «Non penso che succederà», risponde Piras, «e non lo ritengo un rischio. In Europa del Nord gran parte degli addetti è straniera. In Belgio i conducenti sono spagnoli, polacchi, turchi… Da noi la percentuale di dipendenti non italiana è molto bassa. E in generale manca il lavoro». Da aprile chi ha la cittadinanza di uno Stato fuori dalla Ue potrebbe avere qualche speranza in più.

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