La Cgil insegue Renzi: il piano del lavoro su Twitter

La Cgil insegue Renzi: il piano del lavoro su Twitter

#JobFact 1: Il lavoro è il fondamento della Repubblica italiana: art.1 della Costituzione.

#JobFact 2: Il lavoro significa dignità delle persone. Senza lavoro non c’è vita dignitosa, non c’è cittadinanza: lo pensano in molti.

Di questi tempi circola tra gli esperti di dinamiche politiche e di relazioni industriali una lettura condivisa: il presidente del consiglio Matteo Renzi sta marciando ostinatamente in direzione contraria al confronto con le parti sociali. Renzi conferma quasi compiaciuto il decesso della concertazione, promette di abolire il Cnel, persegue non solo l’autonomia, ma la totale indipendenza del governo dal dialogo sociale.

Tuttavia quella sfida al sindacato e al sistema istituzionale sta probabilmente contribuendo a rivitalizzare un mondo già da qualche tempo avveduto circa la sua posizione, ormai periferica, nell’equilibrio delle influenze istituzionali. Lo si capisce anche dal fatto che la Cgil il 13 febbraio scorso, quando ormai la fine del governo Letta era più che una semplice ipotesi, abbia cominciato a lanciare il suo “piano del lavoro” (presentato per la prima volta alla conferenza congressuale dello scorso anno) con una serie di tweet, dimostrando di cogliere così la sfida lanciata dal futuro premier anche sul piano formale. Da quel giorno i tweet si sono susseguiti fino al centesimo e ultimo del 23 marzo, realizzando quella che in campo di comunicazione sindacale era una modalità inedita.

Il metodo comunicativo non è mai un dettaglio, e in questo caso manifesta una scelta comportamentale direttamente contrapposta a quella del nuovo presidente. Come spiega Gaetano Sateriale, coordinatore della segreteria, «la Cgil ha scelto strategicamente un assetto social, disposto all’interazione, al contrario di Renzi che, da tempo, è campione di apparizioni televisive».

Non scontato nemmeno il fatto che un’organizzazione normalmente associata al tradizionalismo più coriaceo abbia convalidato Twitter come strumento adeguato per la comunicazione istituzionale di un documento così ponderato e significativo per la sua identità. Per la confederazione si tratta infatti solo del secondo piano del lavoro. Il primo, scritto in pieno dopoguerra (1950) aveva come obiettivo la ricostruzione del Paese (alcuni si ricorderanno l’impronta fortemente keynesiana e il desiderio di ridistribuire il patrimonio attraverso l’attuazione di un piano fiscale nazionale). L’attuale piano invece è un progetto strategico elaborato nel 2012 e lanciato durante la conferenza di programma dello scorso anno che ha come obiettivo condiviso l’aumento dell’occupazione. Come precisa Sateriale, il #jobfact contrapposto al #jobsact renziano, «non è solo uno slogan, ma comunica una visione del lavoro e delle sue politiche alternativa a quella espressa dai continui annunci renziani».

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Il piano del lavoro della Cgil nasce come alternativa alle proposte della politica che «da decenni commette l’errore grossolano di pensare che aggiustare il mercato del lavoro con interventi legislativi significhi facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro», continua Sateriale. « Non è così. Noi crediamo al contrario che debbano essere attuate delle politiche attive, concrete: servono investimenti e non nuove regole».

Il cambio di paradigma rispetto alle ricette più in voga risiede quindi nel rovesciamento del rapporto causa-effetto tra lavoro e crescita economica. «Il piano del lavoro Cgil è l’unico a intervenire dal lato della domanda pubblica», assicura Riccardo Sanna, responsabile dell’ufficio economico, nella convinzione che spendere le risorse pubbliche già stanziate possa essere il traino anche per la spesa privata, creando occupazione. Evidente quindi la contrapposizione con la politica di tagli annunciata proprio ieri nel Def presentato da Renzi.

#JobFAct 61: Comuni italiani spendono 15 mld contocapitale (55 spese corr) con divieto assunzione: non di #coinvolgere e #promuoverelavoro

Ma le differenze non finiscono qui. «Troppe volte l’analisi si è rivelata contradditoria alle terapie proposte». Sateriale parte da questo assioma per raccontare come il piano del lavoro abbia non solo la priorità di individuare il problema – capire quanto soffre il malato – ma di prescrivere la cura adatta – capire di cosa ha bisogno il malato. «Questo lo si può fare solo partendo dal territorio: dalle regioni o singole città. Il Paese è diverso da Roma». Proprio nel momento in cui il governo lotta per tagliare le province e per risollevare l’Italia pensando a un piano nazionale, la Cgil sceglie una strada alternativa: la coesione sociale dal basso.

#JobFact 46: #PianoLavoro parte dall’alto ma si attiva dal basso, se la politica nazionale risulterà impreparata o inadempiente.

#JobFact 50: È impegno congressuale Cgil istituire #ComitatiTerritoriali per il Lavoro in #100città con altri soggetti sociali e istituzionali.

Di che cosa si tratta lo spiega bene Riccardo Sanna. Il sindacato, grazie al radicamento sociale nel territorio, vuole cercare il coinvolgimento di studi di ricerca, studenti, volontari (la comunità) per progettare insieme piani di priorità sulla base dei bisogni ed esigenze territoriali. Un secondo momento vedrebbe la discussione con le altre parti sociali (sindacati e associazioni datoriali) per trovare una sintesi da proporre al sindaco del comune. «Il nostro scopo non è contrattare, ma riqualificare lo sviluppo del territorio. Serve mettersi d’accordo, investire in un progetto e misurare periodicamente i risultati ottenuti». Per fare questo la Cgil chiede il contributo diretto di tutti, in un’ottica del lavoro inclusiva e partecipata.

#JobFact 81: Dirigi sindacato di categoria? Apri confronto con imprese su innovazione prodotto, processo, organizzazione lavoro.

#JobFact 82: Sei Assessore regionale? Smetti finanziare formatori a prescindere: usa fondi formazione per sostenere occupazione giovani.

#JobFact 86: Professore Liceo? Indaga storia città: è ricca di sapere arte cultura scienza. Insegna allievi a trasferire ad altri loro conoscenze.

#JobFact 87: Professore Univ? Porta allievi su campo: mostra lavoro imprese, istituzioni, servizi pubblici, sociale: favorisci #tirociniformativi.

#JobFact 88: Sei giornalista? Scendi da nuvole: descrivi lavoro che c’è e quello che manca: #lavoronuovo #lavoronecessario #lavoropossibile.

Un occhio di riguardo è per l’impegno civile. «L’idea, ad esempio, è che un giovane laureato debba poter fare la guida turistica per rilanciare il sapere della sua città, così come un pensionato possa aiutare il vicino di casa. Non è possibile garantire il sistema di welfare per tutti, per questo il volontariato è indispensabile».

#JobFact 93: Sei pensionato? Mettiti a disposizione della comunità, trasmetti ai giovani la tua esperienza e il saper fare: #Cittadiniattivi.

#JobFact 94: Fai volontariato sociale? Fai conoscere la tua attività e chiedi che venga riconosciuta e valorizzata. Innovazione sociale in città.

«Il piano del lavoro è direttamente attuabile su iniziativa territoriale», dice Riccardo Sanna. D’accordo con lui anche Gaetano Sateriale che spiega con una semplice metafora il perché è utile, oltre che necessario, la spinta diretta dal, e non verso, il territorio: «La politica dell’austerità dell’Europa ha fallito. Per ricostruire il Paese bisogna rilanciare gli investimenti. È come se ogni città d’Italia avesse una macchina che non funziona: o speriamo che la Germania regali a tutti una macchina o noi come comunità ci attrezziamo per farla ripartire».

#JobFact 99: #MercatoLavoroBetaVersion: 100 città sperimentano nuovo lavoro ricco su progetti condivisi: con garanzie per 3 anni. Poi il legislatore.

#JobFact 100: Partecipazione cognitiva, consapevole e responsabile: unica via per innovare politica, democrazia, sindacato, lavoro #JobFact.

A un mese dal congresso nazionale, la Cgil sembra – anche grazie alle scelte di comunicazione inedite adottate – aver risposto alle provocazioni del presidente del Consiglio. I 100 tweet aiutano a far parlare del sindacato anche all’esterno delle (spesse) mura di convegni e congressi, il più delle volte autoreferenziali. I 140 caratteri obbligano a una sintesi di contenuti e a un’apertura mentale nuova: riuscirà così la Cgil a recuperare il terreno perso negli anni?